|
Signore, guardo le mie mani trafitte di giudizio e le stringo al legno della tua croce: quanto mi parlano queste fibre che hanno accolto il tuo dolce peso! Il tuo silenzio davanti agli scherni non è di sopportazione, ma di tenero abbraccio e profonda compassione. I tentativi maldestri che ci inchiodano a ripetute sconfitte non possono che trovare senso nel tuo restarci accanto, nonostante tutto. È il profumo di chi ha deposto il suo amore quasi celatamente per poi scomparire in punta di piedi quello che resta nel nostro respiro a parlarci di paradisi preparati per noi e di compagnie gaie che non si stancano di attendere il nostro ritorno. Quando ti vedrò anche oggi, chino a lavare i miei piedi, che io non ti guardi più come abitualmente faccio, come uno schiavo che fa il suo dovere, ma come il Signore della mia vita, l’amante capace di starsene nell’ombra e di attendere che io mi lasci amare… Che io abbia il coraggio almeno di passarti la mia mano tra i capelli per dirti: Scusa se la faccio da padrone anche con te. E trovi la gioia di aiutarti a lavare i piedi dei miei fratelli per fare delle mie giornate un dono nascosto di amore.
|