Il catechismo di Ratzinger
Dall’Unità, 19/08/05
Il catechismo di pietra di papa Ratzinger
Convincere i giovani che il cristianesimo non è un peso ma un annuncio di gioia da vivere e da portare al mondo con orgoglio. Questo il compito che il papa si è dato incontrando i giovani a Colonia. Non sarebbe arduo. Basterebbe offrire il vangelo "sine glossa", senza commenti, senza aggiunte, come voleva San Francesco d'Assisi. Risulta invece assai complicato se si guarda oltre il velo splendente e imponente della spettacolarità. Perché Ratzinger, al di là dei discorsi celebrativi porta ai giovani un peso per loro e per chiunque insostenibile: il macigno ideologico ed etico del nuovo Compendio del Catechismo cattolico. Il "libretto giallo" del papa è un testo triste e opprimente come certe cattedrali avvolgenti, immense e buie, orride pur nella loro magnificenza. Siamo in un tempo assai contraddittorio: slanci innovativi come le riforme attuate in Spagna, solo per fare un esempio eclatante di grande attualità, si accompagnano all'insorgere di un forte attivismo restaurativo. Penso che questa ambivalenza corrisponda a una costante della storia: la tensione fra creatività e conflitto. Tutti i processi di trasformazione profonda vivono di una tale tensione: non sono mai tranquilli. Il nuovo che nasce è sempre avvertito come destabilizzante per le abitudini consolidate, per i ritmi consueti, per le sicurezze acquisite. Produce reazioni di difesa. Innesca ansie, paure, conflitti fino a sfociare in veri e propri conati di rigetto. I sistemi di dominio, che si sentono essi stessi minacciati dalla creatività generativa della vita e della storia, temono il collasso e invece di contribuire al superamento positivo delle tensioni verso sintesi culturali nuove, alimentano il conflitto, soffiano sul fuoco della paura e offrono ai greggi impauriti i vecchi recinti restaurati e magari abbelliti.
Il nuovo catechismo di papa Ratzinger appare meno sconcertante se visto in questa luce. E' la voce forte e sicura del pastore che vuole superare l'ululato del lupo cattivo e rassicurare le pecore. E le pecore non sono soltanto i cattolici fedeli. L'umanità intera è ormai come un gregge sbandato, senza pastore. In preda alle brame fameliche del lupo cattivo che è oggi il relativismo etico. Non si sa più cosa è bene e cosa è male. La stessa vita è messa ai voti. Maggioranze democratiche fluttuanti possono decidere che oggi è bene quello che ieri era male. E l'amore? Chi difende l'umanità da questa aggressione dell’egoismo individuale camuffato da amore? Il nuovo Compendio del catechismo dispensa verità e certezze, risposte sicure, pillole di fede razionale e di amore puro, concentrato di etica scientifica e di scienza etica. Si propone come stella polare al gregge-umanità impaurito di fronte alle profonde trasformazioni della nostra epoca. Il Compendio di papa Ratzinger nasce da lontano, dalla convinzione che il Concilio è stato manipolato da lupi travestiti da agnelli.
Ogni risposta del nuovo Compendio è in realtà una contro-risposta. Contro la chiesa della speranza e della fiducia, che nasce dal basso, dai crocicchi della storia, dalle "pietre scartate", in perenne ricerca di una verità mai scontata, mai posseduta, perché frutto di un continuo intreccio vitale e creativo fra parola di Dio e parole degli uomini.Contro la chiesa dei poveri e della Teologia della liberazione, incamminata sulla strada della nuova comprensione del Vangelo a partire dalle culture negate. Contro le donne tese a ricercare e valorizzare la metà femminile della Bibbia e della Tradizione, rimasta finora oscurata dalla violenta parzialità maschile eretta ad assoluto. Contro i teologi e i vescovi conciliari i quali affermano e rivendicano l'autonomia e la libertà di ricerca teologica e pastorale di fronte alla fossilizzazione autoritaria e centralizzatrice dei vertici ecclesiastici. "Gli uomini sono spesso segnati da una serie di dipendenza alienanti che condizionano la loro vita e i loro comportamenti. Le istituzioni sociali sono percepite come autoritarie, paternaliste, dogmatiche...legate alle ideologie dominanti...L'utopia della catechesi liberatrice è quella di uscire da ogni forma di schiavitù o di dipendenza alienante...essa orienta concretamente all’incontro con Dio nei fatti storici, tramite opzioni liberatrici personali, e collettive...la catechesi si fa con e attraverso i giovani e non per i giovani, vale dire in modo non autoritario."
Queste affermazioni sono tratte dallo storico documento "Opzioni per una catechesi liberatrice" (Cf. il Regno 5/1978), molto significativo perché frutto del lavoro di una équipe di esperti della catechesi, rappresentanti ufficiali o delegati degli Uffici catechistici di dodici paesi europei, fra cui l'Italia. Voglio sottolinearlo: erano esperti che rappresentavano l’ufficialità ecclesiale di trent'anni fa'.
Potrei trarre citazioni analoghe da altre esperienze legate al Concilio: ad esempio dal Catechismo della Comunità dell'Isolotto, Incontro a Gesù (LEF, Firenze 1968), che ha contribuito ad aprire la strada del rinnovamento conciliare della catechesi in Italia e oltre, oppure dal "Nuovo catechismo olandese" o dal francese "Pierres Vivantes", o dal "Vento di Dio" della comunità di Pinerolo, o dal peruviano "Vamos Caminando"...
Una tale fioritura di esperienze conciliari di "Catechesi liberatrice" non poteva non preoccupare la curia vaticana.
Tant'è vero che tutte sono state oggetto di repressione o censura. Alla fiducia accordata da papa Giovanni verso ciò che stava nascendo nelle periferie della chiesa e del mondo (questo fu il concilio) successe la diffidenza e la paura.La chiesa si sarebbe sfasciata sotto le forti spinte centrifughe. Si ebbe paura del contagio. In particolare stava diventando culturalmente egemone a livello europeo e mondiale e il movimento conciliare di rinnovamento della catechesi che poneva al centro non l'autorità ma le relazioni circolari e comunitarie, e che si collocava sul terreno dell'autonomia dalle dipendenze alienanti, della valorizzazione della creatività, della diversità, della liberazione. Per cui, dopo la dura condanna delle esperienze, ecco nascere l'idea di un catechismo universale proposta, prima, di cardinali Oddi e Ratzinger, poi fatta propria da molti vescovi nel sinodo del 1985 e infine attuata da una commissione di cardinali e vescovi. Il Compendio attuale non è che la sintesi di quel Catechismo universale.
Non nego che l’intenzione sia stata quella di stablire un confine sicuro entro il quale permettere la libertà di espressioni diverse e la realizzazione di catechismi locali. Ma senza consenso democratico o comunitario ogni confine è una prigione. Una struttura assolutista, gerarchica, potente e pervasiva come la Chiesa cattolica non può permettersi di porre confini senza schiacciare la gente.
Il nuovo catechismo cala dall'alto. Frutto di consultazioni ma dentro una stretta oligarchia. E' onnicomprensivo. Non conosce interrogativi né incertezze, ma solo risposte, asserzioni, dogmi, regole assolute, condanne inappellabili, riti intoccabili. Non prevede ricerca né senso del limite.
Ma forse questo Catechismo non è che una nuova contorsione di un potere immenso che si sente svuotato dalla vitalità incontenibile che promana dalla base e dalle periferie del mondo. Come la pesante pietra posta davanti al sepolcro di Gesù, così questo condensato di totalitarismo religioso e culturale vorrebbe proteggere e rendere stabile la mummificazione del Popolo di Dio. In realtà, a mio avviso, nasconde il nulla: il sepolcro è vuoto perché l'egemonia culturale dei movimenti conciliari, pur essendo oggi meno visibile, tuttavia è viva e paradossalmente riceverà un impulso dal rifiuto della stretta autoritaria costituita dal Compendio del Catechismo.
Enzo Mazzi
Riflessioni
1) E' l'idea di catechismo ad essere problematica per chi aderisce a Cristo
nella fede. Se chiedessimo qua e là che cosa ci si aspetta dal catechismo, si
avvalorerebbe proprio ciò che risulta: che dia risposta a tutto, che assicuri
circa il confine tra bene e male, il giusto e l'ingiusto; che renda chiara la
posizione di chi vi aderisce (fedeltà , altrimenti espulsione); che indichi nel
rito collaudato la via del raporto ufficiale Chiesa-Dio; che non si soggetto a
dubbiose limitazioni....
Catechismo, nella radice della parola, significa istruzione (a viva voce). Gesù,
invece, non istruisce in senso dottrinale, ma comunica la sua esperienza di
comunione col Padre e tra fratelli.... Senza quest'ultimo aspetto, ci troveremmo
di fronte ad una religione e ad una chiesa, non davanti ad una Persona che si
propone come Fratello per ricondurci ad un Dio-Padre...
Allora, contestare il catechismo di Ratzinger? Sarebbe più fruttuoso proporre di
andare oltre il catechismo, alla quintessenza della Buona Novella. Novella che è
annunzio, non Legge.
Abbiamo molto da fare, quelli tra noi che credono nel Vangelo. Non perdiamo
tempo in critiche che lasciano il tempo che trovano. Se la chiesa dal basso
cresce, la chiesa dall'Alto non potrà non accorgersene.
Facciamolo con buon animo, con molta speranza e moltissimo amore. E finiamo di
sentirci condizionati ad ogni rigo di papa! Possiamo noi essere la pagina
vivente da scrivere ogni giorno. Le ragioni della verità non vanno difese, ma
incanalate nel solco del nostro impegno di amore.
Ausilia Riggi
Ho letto le riflessioni sul catechismo pubblicate su L'Unità dell'agosto
scorso. Il mio parere è che questo catechismo è stato ingiustamente criticato.
L'etimologia del sostantivo "catechismo" è "katà-kalèo", verbo greco composto da
Kalèo (risuonare) e katà (sotto, attraverso). Cioè "far risuonare attraverso",
se volessimo essere rigorosi nella versione. Cioè proclamare attraverso una
persona i contenuti evangelici. Da qui "catechista", "catechizzare",
"catechesi". Il primo catechismo potrebbe essere la "Didakè", quel prontuario
scritto che si dettero le comunità cristiane delle origini per avere una base
comune nei propri incontri.
Ben lungi dal ritenermi interprete del pensiero di Benedetto XVI (che continuo a
venerare perchè il suo libro Introduzione al cristianesimo, fu la base della mia
rivoluzione nell'accostarmi alla teologia), in proposito penso due cose:
- l'allora Prefetto della Congregazione della Fede stese ed approvò l'àbregé del
Catechismo della Chiesa Cattolica per volere del papa. Non credo che ne fosse
convinto. E la riprova è che non lo sta enfatizzando. Il libretto è stato
distribuito a Colonia, ma il papa non ha fatto alcun cenno nei suoi discorsi (a
meno che io mi sia perso qualche passaggio)
- Benedetto XVI è però convinto di una cosa: che ci voglia un patrimonio comune
per noi cattolici. E siccome oggi si sente tutto ed il suo contrario e non c'è
tempo per documentarsi seriamente, questo catechismo può essere una base per
conoscere le fondamenta della nostra fede e per poter riflettere non solo sui
contenuti, ma anche sulle indicazioni morali ed aiutare a migliorare la nostra
presenza nel mondo ed il nostro annuncio evangelico.
Sono infatti convinto che stiamo diventando un po' troppo possibilisti. E siamo
anche molto confusi. Perchè? Semplicemente perchè non conosciamo i contenuti
della nostra fede. Io non amo molto intervenire nelle proposte educative che
vengono offerte ai miei figli. Mia moglie ed io abbiamo scelto per loro la fede
cattolica scegliendo il battesimo, ma poi abbiamo proposto loro la frequenza del
catechismo, i sacramenti,ecc. Mi continuo a sorprendere per come viene svolta la
catechesi: amicizia, qualcosa su Gesù...non s'imparano a memoria le preghiere, i
sacramenti, i comandamenti...non si spiegano le virtù teologali e cardinali...ma...tutta
questa roba è da buttare? Come faccio ad essere cattolico se non so che cosa
significhi esserlo? O non devono più esistere, cattolici, protestanti, buddisti,
ortodossi, anglicani, shintoisti, fideisti...ma solo soggetti che hanno una
fede...così...e poi...quale fede? In chi e in che cosa?
La fede nel Dio di Cristo è la stessa fede nell'Allah di Maometto o nella
Trimurti di Buddha?
Perchè io credo che l'Eucaristia rinnova la presenza reale di Cristo che mi è
cibo con la sua Parola ed il suo Pane di vita e il mio amico Mohamed crede che
pregando cinque volte al giorno rivolto verso la Mecca salverà la propria anima?
Più profondamente: perchè noi due esprimiamo in modo diverso la nostra fede?
La risposta è una sola: perchè alla nostra fede diamo contenuti diversi.
Io non dico che i miei contenuti sono più validi dei suoi, oggettivamente. Dico
solo che in questa storia in cui Dio mi ha chiamato a vivere, in questa cultura
in cui Dio mi ha inserito, in questo contesto sociale nel quale vivo il mio
essere cattolico, ho scelto il Dio di Cristo. Lui ha scelto quello di Maometto.
Io esprimo il mio bisogno dell'al di là credendo nel Dio di Cristo e lui in
quello di Maometto. E non mi pongo il problema se lui ha ragione ed io torto o
viceversa. Mi basta sapere che ogni uomo, ad ogni latitudine, in ogni tempo ed
in ogni luogo ha sentito l'esigenza di alzare gli occhi al cielo. E questo suo
alzare gli occhi al cielo è stato "cristallizzato" in modalità espressive che si
chiamano religione.
Anche solo per cultura, debbo conoscere i contenuti della mia fede cattolica che
si manifesta esternamente nella religione. Il catechismo è un mezzo per
conoscerli. Poi li posso rifiutare, oppure posso contribuire a migliorarli...,ma
prima devo conoscerli.
Ernesto Miragoli