V O
C A B O L A R I O
DA
CONSULTARE NELLA LETTURA DEGLI ARTICOLI DEL DOSSIER
sui DICO
a) Quando
Il
solenne "non possumus" con un monito preciso rivolto ai “cattolici
democratici”, mostra a chiare lettere che siamo ad uno spartiacque che
inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana. Ruini intuisce che
la sfida della modernità, in questa fase, è soprattutto culturale. Il papa, i
cardinali e i vescovi, si pronunziano da "custodi" della Verità
rivelata, contro un ordinamento giuridico che riconoscesse forme di coppie
alternative alla famiglia.
Alla domanda “di quale verità la chiesa sia custode”, una risposta,
per i cattolici, sembra scontata: la verità nasce dalla fedeltà alla Parola di
Dio. Nel Genesi il disegno creativo, espresso con la formula «maschio e femmina Dio li creò», pone i
principi basilari della convivenza umana a partire dal nucleo familiare. E nel
Vangelo essi sono ben ribaditi. Vale la pena rileggere Matteo, 13, 3-9: "Gli
si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È
lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da
principio li creò maschio e femmina e disse: «Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie
e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola.
Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi!». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle
l'atto di ripudio e di mandarla via?».
Rispose loro Gesù: «Per la durezza
del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da
principio non fu così. Perciò io vi dico: ‘chiunque ripudia la propria moglie,
se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra, commette adulterio»”.
* * *
E’ stata incontrastata a lungo l’interpretazione biblica che vede
in queste frasi la possibilità originaria data all’uomo di distinguere il bene
dal male e di custodire l’ordine sociale quale garanzia anche del bene
individuale.
La riflessione teologica, a partire da San Tommaso per finire con
l’enciclica «Fides et Ratio», ha
sostenuto che la fede non è mai avulsa dalla razionalità naturale; accompagna
il cammino storico perché non si disperda tale patrimonio spirituale affidato
all’umanità. Ancor oggi non pochi, nel guardare nella propria coscienza,
possono scoprire che vi è radicata una filosofia
implicita, una legge interiore,
grazie a cui è possibile individuare principi «naturali» fondativi dell’umano.
E’ bene precisare che, quando la chiesa parla di natura e di legge
naturale, non allude alla biologia, ma
al substrato antropologico che fa uomo l’uomo. L’uso del termine «naturale»
indica ciò che egli è ed è destinato ad essere in maniera sempre più compiuta,
grazie alla luce intellettuale che
raggiunge la zona sacra della coscienza. L’uso del termine vige nella
costituzione della nostra repubblica; infatti l’articolo 29 recita così: "
b) … e di matrimonio e famiglia
.
La grande considerazione che ha
A reggere questo
impianto antropologico [è chiaro che ci riferiamo all’area in cui è penetrato
il cristianesimo] circa l’indissolubilità della famiglia monogama ed
eterosessuale, sovveniva, nel passato lontano, l’ambiente monoculturale. E
quando nel lungo scorrere dei secoli si ha la formazione di numerosi agglomerati
umani, non pacificamente collocati l’uno accanto all’altro, la tenuta dei
principi basilari ispiratori di una relativa pacifica convivenza è dovuta, sia
alla loro compenetrazione nel tessuto sociale, sia alla forza di pressione
esercitata sulla società dai primi assetti istituzionali, compreso quello ad
opera del cristianesimo, divenuto religione1.
c) cosa negano i cattolici critici
Non pochi
intellettuali di area cattolica lamentano l’assillante richiamo, da parte dei
vertici ecclesiali, nei riguardi dei politici parlamentari in procinto di
varare una legge sulle «coppie di fatto»;
e adducono come principale argomentazione la necessità del superamento di
vecchi schemi esclusivi circa la famiglia. Ricordano che non esiste, agli inizi della chiesa, un concetto etico specificamente
cristiano circa la comunione matrimoniale. I connotati giuridici
evidenziati nel codice canonico e i connotati etici rilevabili nel costume,
sono prodotti storici e, come tali, relativi2.
In verità l’epoca contemporanea ci pone di fronte a sistemi
complessi ed intricati, irriducibili a semplificazioni. Attenersi unicamente
alle coordinate del passato significherebbe lasciarle avvitare su se stesse.
Non si può restare inerti di fronte ad un vera e propria rivoluzione di
mentalità3 che investe tutti, comprese le fasce dei
più deboli quanto a collocazione e riconoscimento sociale.
Ma l’attuale parziale contestazione in seno alla chiesa, esprime
davvero la voce degli oppressi? o prende corpo anche tra i benintenzionati un qualche cedimento che potrebbe sfociare
nel relativismo?
Dalle pagine de “
La legge dei DICO, ancora da approvare, ha cercato la mediazione
nella risposta a richieste che rivelano malessere, e ne cercano la soluzione
negando, nella sostanza, i cardini su cui regge il matrimonio, mentre si
attengono ad un criterio di carattere generale che metta sullo stesso piano le
coppie che SCELGONO di non rendere pubblica la convivenza tramite i passaggi
burocratici, propri di chi intende sposarsi. E naturalmente parliamo di
matrimonio civile. I DICO, invece vogliono concedere i diritti richiesti dai
singoli individui, non in quanto determinati a fare una simil-famiglia.
il
vero problema
Mettere sullo stesso piano eterosessuali ed omosessuali dal punto di vista della regolamentazione dei diritti e dei dovere dei due che vogliono convivere con seri propositi di mutua fedeltà, pare un modo di eludere il vero problema che riguarda solo gli omosessuali. Infatti le convivenze eterologhe non solo ormai sono un dato di fatto, ma già sono regolate da leggi (non spetta a noi informare su di queste); certamente si può andare oltre le concessioni già fatte, tenendo conto del fatto che le coppie in questione, spesso con figli, si vogliono distinguere da quelle che fanno regolare matrimonio per un principio di libertà da vincoli istituzionali; nel qual caso – è da notare - si sfiorerebbe l’assurdità nel propugnare diritti senza proporsi altrettanti doveri nei riguardi dello stato.
Comunque dal punto di vista civile non ci sono serie difficoltà per
riconoscere ulteriori diritti alle coppie di fatto, purché non si voglia
omologarli a quelli del matrimonio civile, il quale perderebbe di senso, dal
momento che separazioni e divorzi tolgono gli ostacoli a contrarlo.
f) le coppie-omo
Ben diversa è la situazione se i due che “stanno assieme” appartengono allo stesso sesso. C’è ambiguità nel non trattare la questione in termini netti e chiari, perché sono in gioco, non aggiustamenti giuridici come per le coppie-etero conviventi, ma elementi basilari su cui si regge il matrimonio. Che le richieste di cui tanto si parla per ora siano poco pretenziose, è questione di strategia, perché la mira, sottintesa ma molto evidente, nonché dichiarata apertamente dai leader, è quella dell’equiparazione col matrimonio: una volta che questo non avesse per norma fondamentale l’unione di due persone di diverso sesso, anche gli omosessuali avrebbero lo stesso diritto di celebrarlo pubblicamente. I requisiti essenziali per dare forma istituzionale allo stare insieme dovrebbero essere soltanto l’amore, la piena condivisione in tutto, la genitorialità anche se acquisita con mezzi discutibili.
g)
legittime domande da porsi
A chi giova dare carattere istituzionale all’amore e a ciò che ne
consegue?
Gli interrogativi si potrebbero moltiplicare. Ciò che cambierebbe
non è cosa del tutto superflua….
Dove è finita l’enfatizzazione della diversità? Perché annegare i
distinguo? Altro è il diritto degli omosessuali ad esprimere la vita affettiva
stabilmente e senza vergognarsene, altro è rivendicarne il rilievo
istituzionale.
La diversità è un
valore: ormai lo
riconoscono tutti, anche gli intolleranti; e nessuno deve essere escluso dalla protezione della legge. Non si
può negare a nessuno il diritto ad amare
e a vivere assieme. Come mai tanto desiderio di matrimonio o del suo fac-simile?
Alcune decine di anni fa si voleva smitizzare tutto ciò che “puzzasse” di
ritualità formale, incompatibile con l’amore libero. Ora si tiene fermo il
diritto all’amore libero, ma lo si vuole associare a tutele giuridiche, che
potrebbero esserci lo stesso (basterebbe andare da un notaio), senza la pretesa
di essere uguali.
h) alcuni
rilievi:
a)
Negare
diritti a coppie omo è discriminante solo se si guarda a loro come persone
abbiette, di disturbo alla morale comune; non costituirebbe problema il far-coppia
come una scelta legata al proprio modo di essere (da rispettare assolutamente).
E’ la società che deve essere educata a riconoscere tale scelta… L’aspetto
contrattuale circa vari tipi di tutela non ha a che spartire né con l’amore né
con l’aspetto istituzionale. Perfino
il cardinale Ruini ha affermato che per le "unioni che abbiano desiderio o
bisogno di dare una protezione giuridica esiste anzitutto la strada del diritto
comune, assai ampia e adattabile alle diverse situazioni".
b)
La chiesa ha il dovere di essere più
rispettosa della diversità omosessuale anche nell’uso del linguaggio; e di
usare di meno la pietà e di più l’ascolto nutrito di amore robusto: quello che
sa moltiplicare i SI’ e sa dire qualcuno di quei NO che fanno crescere. Le celebrazioni del matrimonio con tanto di
benedizione di qualche presbitero non costituiscono una realtà sacramentale. C’è
bisogno di dirlo? Forse sì, perché spesso si afferma il falso.
NOTE
1
L’alleanza tra trono e altare non è solo un’invenzione
di comodo per sovrani – primo fra tutti Costantino - che debbono tener salda
una società compromessa da troppi influssi di mondi messi insieme con la forza.
Né l’accettazione da parte della chiesa di un ruolo da protagonista nell’impero
si può ridurre, come si sostiene da molti, a (colpevole) causa di irreparabile
deviazione dalla purezza del messaggio evangelico. Nei compromessi col «mondo» la chiesa ha voluto arginare il
collasso etico delle società ed evitare la prevalenza di forze centrifughe non
collaudate da esperienze storiche positive; e ha saputo farlo tessendo la
sinergia dei valori e dei principi cristiani anche con il sussidio della legge.
Va da sé che il positivo è mescolato al negativo, come abbiamo già detto.
2 Gli stessi rimproverano lo zelo alto-ecclesiale nel
condizionare la coscienza di chi voglia appoggiare leggi sull’estensione dei
diritti e dei doveri al di fuori della norma vigente; essi non mancano di
appellarsi all’evangelico «date a Cesare
quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», per richiamare
3
Cosa è avvenuto da mezzo secolo in qua circa il
matrimonio e la famiglia?
Si è
tradotto in stile di vita l’esito di diverse teorie costruzioniste; tanto il
marxismo quanto lo strutturalismo, nonché il femminismo radicale, hanno
contribuito, ciascuno in misura differente, al consolidamento di un’ideologia
di gender e la cosiddetta liberazione sessuale. Si va verso un
polimorfismo sessuale, slegato dalla famiglia e da qualsiasi finalismo naturale
di differenziazione tra i sessi, così come da qualsiasi ostacolo derivante
dalla responsabilità procreativa.
E’ vero, emerge dalle macerie un segnale lanciato dal basso, dal mondo degli "esclusi", da coloro che sono ai margini della civiltà contemporanea; e non si può non dargli ascolto