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Un’utile pagina di politica |
Nota
della redazione
E’possibile trarre dal seguente articolo un avvertimento anche in ordine
a ciò che avviene nella
chiesa in tutte le sue manifestazioni.
Sia demonizzazioni sia esaltanti
entusiasmi per ogni pronunciamento del Vaticano
non favoriscono
l’autorevolezza di una doverosa parresia (= parlare franco).
Sistema elettorale e problema del
centro
Il modello tedesco e le sue virtù
Di Giovanni Sartori
Il
ministro Arturo
Parisi tuona e fulmina; e per Gianfranco Fini il modello elettorale tedesco è
«una distesa di sabbia che inghiottirebbe
Peccato che in
Italia i costituzionalisti che si interessano di
queste faccende non leggano il testo classico e direi d'obbligo di Anthony
Downs, «Una teoria economica della democrazia» (Il Mulino). Davvero
peccato perché ne ricaverebbero la spiegazione di cosa è che gonfia il centro e
di cosa, viceversa, lo svuota. Il centro (partito o partiti di centro)
si gonfia e diventa un «grande centro» se le ali di
destra e/o di sinistra che lo circondano adottano una strategia di competizione
centrifuga che si propone di svuotarlo con appelli estremistici. In tal caso
l'elettorato moderato o comunque tranquillo,
infastidito e anche spaventato da una politica surriscaldata e troppo
bellicosa, si rifugia nel partito di centro e lo
ingrassa. Ma, appunto, la causa di questo gonfiamento
non è il sistema elettorale; è la strategia competitiva dei partiti, e in
questo caso una competizione estremizzante di «fuga dal centro».
Viceversa, e
correlativamente, per ridurre il centro a un partito
secondario si deve adottare una competizione centripeta che si avvicina al
centro e in qualche misura lo ricopre. Ridiciamolo così: il centro si svuota se i suoi concorrenti di destra e di
sinistra tranquillizzano l'elettorato che prima spaventavano. Difatti in
Germania il partito liberale (Fdp, di centro) si aggira in zona 5-6 per cento,
non ha poteri di veto e non distrugge per niente il bipolarismo; anzi, gli
fornisce una preziosa ruota di scorta.
Un altro punto è la
riduzione della frammentazione partitica. A questo fine il miglior sistema è il
doppio turno alla francese; ma anche il sistema tedesco decapita drasticamente
i «nanetti». S'intende, purché non venga storpiato. Ma
se resta fermo uno sbarramento del 5 per cento che non può essere
surrettiziamente scavalcato da coalizioni elettorali,
allora i partiti italiani scenderebbero da una ventina a 5 o 6. Il che andrebbe
inevitabilmente a produrre aggregazioni che potrebbero
consentire coalizioni di governo omogenee.
L'ultimo punto riguarda la «democrazia che governa », altrimenti detta da
Georges Burdeau «democrazia governante». Quale che ne sia
la denominazione, questa democrazia è in parte una bufala, e in parte
l'invenzione di quella che chiamo «democrazia ortopedica»: una democrazia che
nasce in ospedale prefabbricata e assurdamente ingessata ancor prima di essere
insediata. Vassallo lamenta che il sistema tedesco consente un «voto libero da
patti pre-elettorali». Sì, il sistema tedesco, e con esso
il sistema di tutte le democrazie parlamentari. Perché
decidere anzitempo di cose che dovrebbero essere decise dai parlamenti non è
superdemocratico: è soltanto disfunzionale.
Tutto ciò detto, non dico che il modello tedesco sia il migliore. Dico che è
tra i buoni modelli che possiamo benissimo accettare. Purché non sia
trasformato, all'italiana, in una automobile a due
ruote.
Corriere, 27 luglio 2007