Una pagina di Odile Van Deth
 (Emmanuelle Marie)


(Postfazione
al libro “Oltre il Nulla”)

 


Un libro da dare in mano alle religiose senza esitazione. E a chiunque voglia ripercorrere le tappe della propria vita, per scorgere nei momenti più bui il segno e l'annunzio della liberazione spirituale.

Gli spunti di riflessione che esso offre sono tanti - anche per un confronto tra suore ed ex-suore, laiche e non credenti - nella tensione a cogliere l'essenzialità, il quid della sequela di Cristo, attraverso l'intensa testimonianza dell'Autrice, che ha vissuto quindici anni in un Istituto, come delle altre trentasette religiose che raccontano, in forma piu' o meno anonima, di sé, delle proprie sofferenze e speranze.

Ma che cosa e' il Nulla, che l'autrice ha voluto evocare come traguardo non voluto ne' cercato, oltre il quale le si schiuderanno orizzonti di Luce?

In una pagina del libro ("Attraversando il Nulla"), così lei si esprime: "resto ancor piu' sola a sopportare il peso del nulla, a vagare nel buio, priva del senso di me". Questa mancanza di senso di sé (tutt'altra cosa dalla spoliazione cristiana) non e' forse una fase in cui molti di noi inciampano? Del Nulla non si puo' parlare, né la mente lo può concepire. Eppure esso, quando non riesce a logorare le energie fisiche psichiche spirituali della persona, é la nube scura dietro la quale si nasconde il Dio dell'Amore.

La filosofia é impotente a spiegare il mistero. Solo l'esperienza diretta può lasciare una traccia preziosa, inseguendo la quale si puo' trovare un orientamento nel silenzio della fede, quando essa non ha risposte.

La proposta della Riggi di tradurre il vocabolario della vita consacrata in un linguaggio più evangelico, parlando, ad esempio solo di discepolato impegnato, va nella direzione opposta a quella di una letteratura religiosa che esalta virtù eroiche ed eccezionali opere di bene, proprio grazie all'addio dato al mondo. I fatti narrati spiegano meglio di ogni teoria che la sequela dentro le strutture istituzionali può nascondere delle insidie, e percio' esige modifiche strutturali di fondo.

I sacri voti, che nella narrazione unanime delle testimoni sarebbero da considerare come la summa del programma delle persone consacrate, andrebbero ridimensionati per dare largo spazio alla parzialità, propria di tutto cio' che e' umano, in modo tale che parole come servizio, consacrazione, radicalita', umiltà eccetera, siano davvero incarnate nella realtà: cosa facile a dirsi, non a farsi.

Il mezzo narrativo ha una sua "innocenza": si presta alla ricerca appassionata di chi non vuole enunciare verita', tanto meno pretendere di fare generalizzazioni. Eppure il monito sotteso, senza la pretesa di imporlo, é questo: é ora di caricarci, tutti e tutte, delle responsabilita' di seguaci di Cristo, senza demandarla ad icone costruite su misura di una santità sacrale, benefica, elargitrice di mediazione presso Dio.

Un libro che non "fa letteratura ascetica", ma nemmeno "fa romanzo". Anche se il raccontare serio puo' suscitare, oltre che sentimenti, pensiero. E, nel nostro caso, pensiero teologico.

 


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