Il
Libro di Ruth – una esegesi “femminista” della Torah

Modena, Biblioteca Estense, Ms.V.G.13 Lat. 423
© Modena, Biblioteca Estense
Gli interrogativi ed i risultati
della esegesi femminista non sono attualmente più solo interessanti per le
femministe, bensì hanno rilevanza per tutta la teologia.
Primo, perché i risultati
compensano centinaia di anni di ricerca androcentrica, prodotta col metodo
storico-critico, e aprono una visione più adeguata e ampia sul mondo femminile
e anche sulla convivenza fra i sessi.
Secondo, poiché l'esegesi
femminista mette in evidenza, con i metodi della scienza letteraria, che il
mondo costruito nel testo biblico sia in realtà solo una visione androcentrica
e anche che la lettura del testo, fino ai nostri giorni, sia stata effettuata
da un punto di vista prettamente maschile.
L’esegesi femminista da lungo
tempo non si interessa più solo di figure femminili nella bibbia o di testi nei
quali si parli esplicitamente di donne o argomenti femminili, bensi esamina
accuratamente i temi centrali della teologia biblica, le categorie scientifiche
e anche la terminologia, che sono state formulate finora da un punto di vista
principalmente androcentrico. Perciò la visione dei testi e delle condizioni
storiche dei tempi biblici risulta non imparziale .
Io definisco il mio proprio punto
di vista ermeneutico, che tratta le donne non come una categoria speciale
dell’umanità, come “genderfair”, imparziale verso entrambi i sessi.
Tendenzialmente adotto una direzione di ricerca critica-femminista, con un’
opzione di teologia della liberazione degli
oppressi, che ritiene importante considerare anche la storia sociale. Allo
stesso tempo oggi penso che il testo canonico, il testo come troviamo nella
bibbia, sia più importante per la teologia delle varie ipotesi sulla
generazione dello stesso.
Il mio punto di vista ermeneutico
“genderfair” ricerca il “genderbias”, i pregiudizi causati dal sesso, non solo in riferimento a ciò che è
importante sapere per la scienza ufficiale ma anche in riferimento a ciò, su
cui è importante indagare e capire come
usare i metodi e produrre le teorie di ricerca. Fino a quando non avremo
raggiunto nel nostro contesto sociale l´ equilibrio e la giustizia fra i sessi,
questo punto di vista gender-fair non può essere neutrale, senza tematizzare lo
squilibrio, ma deve avere un’opzione femminista.
Desidero con questa lezione
applicare il mio punto di vista alle mie tesi sul libro di Ruth. Dividiamo la
lezione in due parti:
Nella prima mostrerò che il libro
di Ruth, non solo per il suo titolo, è un libro di donne, ma anche che
tematizza il mondo delle donne e i loro rapporti in modo autentico, perciò
molti ricercatori prima di me hanno sospettato che fosse stato scritto da una
donna. Sia come sia il libro di Ruth mostra tanti segni di una visione
femminile del mondo.
Nella seconda parte vorrei
mostrare con esempi che il libro di Ruth interpreta il diritto dell’antica
Israele, che normalmente favorisce gli uomini, in favore delle donne. Come
esempio prendo un paragrafo della legge della comunità deuteronomica, il
paragrafo che esclude i Moabiti come scritto nel libro Deuteronomio capitolo
23. Per il terzo e quarto capitolo è rilevante la legge del go’el, che è il diritto di riscatto e
soprattutto la legge del levirato, come è scritto nel Deuteronomio 25,5 e
seguenti.
I. La visione femminile del mondo
1. L’introduzione di una storia
femminile
Il primo versetto del libro di
Ruth presenta una donna e tre uomini: Un uomo lascia Betlemme con sua moglie ed
entrambi i suoi figli, dirigendosi verso Moab per sfuggire a una carestia. La
donna, Naomi, è presentata come la moglie di Elimelec, una presentazione
normale per una donna in un contesto patriarcale. Ma gia nel successivo
versetto 1,3 i tre uomini vengono definiti invece rispetto alla donna:
“Elimelec, marito di Naomi, morì, e lei rimase con i suoi due figli.”
Nel versetto 1,4 si presentano
altre due persone. Entrambi i figli prendono mogli moabite, Ruth e Orpa. Dopo
una decina di anni muoiono anche i due giovani uomini.
“e la donna restò priva dei suoi due figli e di suo marito.”
La storia comincia con un uomo, sua moglie e suoi figli, con tre uomini e una donna. Dopo l’introduzione
rimangono tre donne senza i loro
uomini. Veramente una introduzione programmatica per un libro di donne.
2. I diversi concetti della vita
delle donne
Dopo la morte del marito e dei
due figli la storia si concentra su Naomi. Lei decide di tornare con le sue due
nuore a Betlemme, poiché ha saputo della fine della carestia nella sua patria.
Il successivo dialogo fra la suocera e le due nuore ha luogo sulla via verso
Juda (Versetti dal 6-al 22). Durante il viaggio la donna anziana capisce che
non può mantenere le due giovani straniere. Lei vorrebbe rimandarle indietro,
alla casa che in un contesto patriarcale si dice “paterna”, mentre lei dice:
“Andate,
tornate ciascuna a casa di sua madre”
L’addio è una benedizione per
ringraziare le donne. Naomi augura alle nuore una vita felice e sicura. Nelle
intenzioni di Naomi troveranno questa sicurezza nelle case dei loro futuri
mariti. Il concetto della vita di Naomi è tradizionale: Una donna trova la sua
realizzazione e la sua sicurezza sociale solo nella casa del proprio marito.
Naomi considera realistico che le possibilità di matrimonio di entrambe le
vedove siano più alte fra il proprio popolo che fra uno straniero, in Juda.
Sia Ruth che Orpa si attaccano
alla loro suocera e non si lasciano mandare in dietro. Tutte due hanno la
convinzione di andare assieme “in mezzo al tuo popolo”, al popolo di Naomi. Le
donne definiscono con questo il popolo non rispetto ai loro mariti morti, bensì
rispetto a una donna, Naomi.
Nel secondo tentativo Naomi
indica per assurdo la possibilità per le due giovane donne di un matrimonio
levirato. Orpa si lascia convincere dalla suocera e ascolta il suo consiglio.
Ruth rifiuta (V14). Naomi presenta Orpa a Ruth come un esempio da seguire
(V15).
Ruth però ha un concetto di vita
diverso. Lei fa un giuramento, spesso usato anche in chiesa per il matrimonio,
che la lega non a un uomo, bensì a una donna. Giura fedeltà alla suocera fino
alla morte. Vuole andare tra un popolo e da un dio, che ha conosciuti
attraverso la suocera, quindi attraverso un intervento femminile. Ruth è pronta
a una convivenza con la donna più anziana, a lasciare il proprio ambiente e a
integrarsi nello straniero (popolo, religione, sepolcro).
Nelle società patriarcali, nelle
quali le strutture sociale sono ordinate da un punto di vista androcentrico, le
donne senza uomini sono svantaggiate gravemente nella lotta per la
sopravvivenza. Il giuramento di Ruth di legarsi insolubilmente alla suocera è
un’ alternativa a prima vista inadeguata in un contesto di ordinamento
familiare patriarcale.
3. Rut e la sua appartenenza alla
comunità delle donne
La suocera accetta sì la
decisione di Ruth, ma non mostra alcuna reazione (V18). Quando Naomi torna a
Betlemme, le donne del luogo la riconoscono. Non hanno dimenticato l’ emigrante
e accolgono la vedova senza figli (1,19-21). Lei racconta del suo amaro
destino, che pensa sia stato causato dal dio di Israele. Nè dalle donne di
Betlemme nè da Naomi la compagnia di Ruth è accettata come un risarcimento dei
colpi del suo destino. Per una vita completa contano evidentemente solo gli
uomini. Ruth non appare nei discorsi delle donne e neanche in quelli di Naomi.
Solo le parti narrative modificano il punto di vista di Naomi di essere tornata
“vuota”: Ruth è tornata con lei a Betlemme (V19.22).
Col giuramento di fedeltà alla suocera fino la morte, Ruth
accetta il fatto che non può cercare da sola un luogo di sicurezza sociale. Un
nuovo matrimonio vorrebbe dire che la suocera sarebbe di nuovo sola, poiché la
madre di un marito morto non sarebbe accettata nella casa del prossimo marito.
Ruth perciò deve trovare una soluzione per sé e per Naomi.
Giunta a Betlemme, Naomi rimane
passiva poiché le donne la accettano e lei ha ancora là un parente, che
appartiene alla famiglia del marito morto: è un proprietario terriero di nome
Booz. Queste informazioni vengono date solo ai lettori del libro, mentre Naomi
non ne dà alcuna alla nuora (2,1f.).
Ruth diventerà attiva per
garantire il sostentamento per sé e per Naomi. La giovane donna si consiglia
con la più anziana prima di ogni azione. Naomi parla per la prima volta con sua
nuora da quando le ha ordinato di ritornare a Moab (1,15). Lei risponde senza
entusiasmo ma non senza gentilezza con «Va', figlia mia» (2,2). Ruth come
straniera e come vedova esige il diritto dei poveri di andare a spigolare (vedi
Dtn 24,10-22); per caso capita in un campo che appartiene al citato parente di
Naomi. Quando Booz arriva al suo campo di frumento si interessa subito alla
giovane donna che sta spigolando. Il parente certamente non si è ancora
occupato delle due povere vedove, altrimenti dovrebbe conoscere già Ruth. Dalle
parole del sorvegliante dei mietitori Booz apprende chi è Ruth. Lei è una
Moabita, che è tornata a Betlemme con Naomi, ha chiesto il permesso di
spigolare e lavora con molta diligenza.
Booz si compiace di mostrarsi
molto generoso verso la giovane vedova. La sostiene non solo con il cibo, le
bevande e con i cereali, bensì anche la difende dalle molèstie sessuali dei
mietitori (2,8f.). L’uomo evidentemente sa cosa devono aspettarsi le giovani
donne durante la raccolta, una drastica realistica valutazione di un
comportamento maschile in una società patriarcale!
Nella sua risposta all’
interessamento del proprietario, Ruth mette in evidenza che lei è una
straniera, ed egli lo accetta volentieri. Lei sa che la grandezza non è diffusa
e risponde con grande gentilezza. Non nasconde la differenza sociale fra una
povera vedova straniera e un benestante del luogo. Dopo questo dialogo
diventerà evidente che lui è già stato informato su entrambe le donne, ma non
ha adempiuto al suo dovere familiare di solidarietà verso Naomi (2,11f.). Però
Booz si presenta nei suoi discorsi come un uomo sensibile: Egli accetta
l’azione di Ruth come benevolenza verso la suocera:
«Mi è stato riferito tutto quello
che hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai
abbandonato tuo padre, tua madre e il tuo paese nativo, per venire a un popolo
che prima non conoscevi.” (2,11)
Anch’ egli non definisce la casa
dei genitori come solo paterna e apprezza che Ruth abbia fatto questo per la
sua suocera. Booz accetta prima di tutto la vita in comune delle due donne
e chiede la benedizione del Dio d’ Israele su di loro. Offre a Ruth un pranzo
così ricco, che lei può portare gli avanzi a casa da Naomi per saziarla.
4. Il processo di apprendimento
della donna più anziana
Con gli avanzi del pranzo Ruth
sostiene Naomi per questo giorno. Con la raccolta dell’ orzo assicura la
sopravvivenza per qualche tempo. Naomi invece non benedice Ruth, che porta il
pane a casa, ma il proprietario, che ha permesso a Ruth di lavorare (2,19).
Quando Ruth pronuncia il nome di Booz, lei lo benedice una seconda volta e
rivede per la prima volta la sua interpretazione del suo destino. Nel versetto
1,20f. ha attribuito la sua sfortuna al Dio d’Israele. Ma ora capisce che il
Dio non toglie la sua bontà né ai vivi né ai morti (2,20). Naomi rivedrà anche
piu tardi la sua interpretazione di essere tornata vuota e sola.
Solo dopo tutte le benedizioni
Naomi racconta a sua nuora, quello che i lettori del libro di Ruth sanno già:
Booz
“è nostro parente stretto; è di
quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto». (2,20).
Il processo di apprendimento è in
piena attività. Anche lei non vede più solo se stessa, ma parla di loro due
come “noi”. Anche lei capisce che non ci può essere una soluzione solo per sé
stessa, bensì anche per la fedele donna al suo fianco.
Come Booz anche Naomi vuole
proteggere sua nuora dalle molestie sessuale e consiglia alla giovane donna di
attaccarsi alle altre lavoratrici del campo di Booz. Esplicitamente è messo in
evidenza in 2,23 che Ruth passa tutto il tempo della raccolta in un ambiente
femminile: durante il lavoro con le lavoratrici, di sera con Naomi. Il capitolo
3 è da leggere da questo punto di vista.
Naomi accetta che sia Ruth a
provvedere al sostentamento di entrambe, ma cerca sempre per lei un nuovo
matrimonio, nel quale solo una giovane donna possa trovare la sua felicita e la
sua realizzazione. Perciò Naomi fa una proposta ambigua alla nuora, di andare
di notte all’ aia, dove Booz ventila il suo orzo. Questa volta non deve andare
in abiti da lavoro, bensì ben vestita, ben lavata e profumata. Dovrà aspettare
che l’uomo abbia mangiato e bevuto e si sia coricato, per poi scoprire le sue
gambe e giacere accanto a loro (3,4). Ruth dovrà fare quello che Booz le dirà.
Questa istruzione di Naomi, che poco prima era preoccupata per le molestie
sessuali che Ruth avrebbe potuto subire, è una pretesa verso la giovane vedova.
Se Ruth farà questo, lei metterà in gioco il suo onore, la cosa più preziosa
che una donna ha in una società androcentrica. Se questa non è l’istruzione di
sedurre l’uomo, allora è il progetto di una possibilità inevitabile di essere
sedotta dall’uomo. Come Athalya Brenner ha sottolineato, i testi con “voce
femminile” (female voice) sono da riconoscere, poichè non rendono invisibile la
sessualità femminile, bensì la rendono consapevole e la evidenziano.
Ruth ascolta il consiglio della
suocera: va all’ aia e aspetta fino a che l’uomo si è addormentato. Poi si
attiva. Quando l’uomo a mezzanotte si sveglia tremante, trova una donna che
giace accanto alle sue gambe (3,8) . Ma Ruth non aspetta che Booz le dica cosa
deve fare, bensì lei dice a lui che cosa deve fare. Lei chiede per sè il matrimonio
e per la suocera il riscatto, l’adempimento al dovere di solidarietà verso i
parenti poveri. Ruth con la sua richiesta adempie alla promessa di fedeltà a
Naomi. Lei costruisce una possibilità di accogliere anche Naomi nella casa del
suo futuro marito.
Invece della seduzione Ruth ha
costruito un appello al comportamento etico dell’uomo: Lei gli ha detto che
cosa lui deve fare e lui promette di fare tutto quello che lei gli ha detto
(3,11 confronta l’ordine della suocera in 3,4). Se Booz prima si compiaceva del
suo ruolo di protettore, ora è pronto a mettere la donna al suo stesso livello:
“l’uomo forte” (2,1) accetta la vedova straniera, di basso rango sociale, come
una “donna forte” (3,11b). Non c’è penosità nella situazione in cui invita la
donna a passare la notte con lui. Al mattino seguente è pronto ad ottemperare
alle promesse fatte (3,13). Al primo chiarore dell’alba Ruth si alza. Anche
Booz non ha alcun interesse a rendere pubblico l’incontro avvenuto nell’aia di
notte. Entrambi si separano prima che diventi giorno. Booz da a Ruth una buona
parte del suo ricco raccolto e va direttamente alle porte della città, dove
vuole rendere ufficiali le promesse della notte.
Quando Ruth arriva a casa al
mattino, Naomi vuole subito sapere come è andata la cosa. Ruth dichiara che il
regalo di Booz è un dono per la suocera. Ruth racconta solo le azioni di Booz e
nasconde le proprie (3,16). Naomi ripone le proprie speranze ancora sugli
uomini, non sulle donne (3,18). Però Ruth ha fatto dall’ inizio tutto secondo
le proprie idee. Ha legato la sua vita alla suocera. La sua vita futura non si
separerà da Naomi. La realizzazione della sua vita non è al fianco di un uomo,
bensì in comunità con la suocera.
6. Il matrimonio di interesse
Booz opera come Ruth ha voluto:
presenta ai giudici come una cosa unica il riscatto e il levirato; un diritto
solo salverebbe una sola delle due donne. Di fronte agli anziani della città
Booz cita le parole della legge, che sono androcentriche: Lui applica il
levirato non per il bene della donna, ma per quello del morto. Il nome del
morto deve restare sul suo pezzo di terra (4,5.10). Il fatto che il più vicino
parente, che ha il diritto di riscatto, vuole farlo valere, ma senza sposare
Ruth come dovere di levirato, apre la strada a Booz per le nozze con Ruth. Egli
adempie a entrambi i doveri con tutte le formalità giudiziarie. Ruth è riuscita
nell’intento di costringere l’uomo a mantenere entrambe le due vedove. Lui
aiuta Ruth a mantenere il giuramento di fedeltà a Naomi. Il matrimonio è per
lei un matrimonio di interesse, che garantisce loro l’integrazione sociale e la
sicurezza.
7. Realizzazione e accettazione
sociale del concetto di vita di una donna
Booz ha imparato da Ruth che la
bontà divina può esserci anche fra gli uomini. Sotto la sua guida lui perviene
alla solidarietà sociale. La suocera ha imparato da lei che la comunità
femminile è più solida di quella maschile e vale più dei propri figli e dei
parenti maschili, che conoscono il bisogno (2,11), ma che non prendono alcun
provvedimento. Una nuora come Ruth non ha solo più valore dei suoi due figli morti, bensì anche di sette figli! Questo hanno imparato le
donne di Betlemme da Ruth (4,15). Loro considerano il figlio di Ruth, che rende
possibile la reintegrazione nella società di Naomi, un riscatto, poiché è nato
dalla fedele nuora.
Ruth fa nascere il proprio figlio
non per il suo marito morto, come la legge di levirato prevederebbe, o per suo
marito Booz, come sarebbe normale in una società patriarcale. Ruth fa nascere
il proprio figlio per una donna, per Naomi (4,15). Questo fatto è confermato
dalle donne di Betlemme, che accettano il concetto di vita di Ruth. Il bambino
che è nato è un figlio per entrambe le donne. Egli fa ritornare la speranza di
vita.
La scena finale del libro di Ruth
non è banalmente la realizzazione dell’ideale patriarcale della madre con un
bambino al seno, bensì l’unica realistica possibilità di integrazione sociale
di due vedove senza figli in una società che marginalizza le donne e considera
esclusivamente gli uomini nell’asse ereditario. Il libro di Ruth abbatte queste
strutture in molti punti, ma non presenta concetti rivoluzionari o utopie,
bensì una possibilità realizzabile per le donne.
Ruth è accettata come attiva sia
dagli anziani che da tutto il popolo. Loro non dicono che Booz prende Ruth, come nel linguaggio
patriarcale è inteso il matrimonio. Ruth viene
spontaneamente ed esclusivamente di propria volontà nella casa di Booz (4,11).
8. La genealogia femminile
d’Israele
Il popolo e gli anziani negli
auguri alla coppia accettano Ruth non solo come una loro donna, ma la
páragonano addirittura alla madre d’Israele (4,11f.). Rispetto a questa donna
forte loro definiscono la propria genealogia femminile: Non Israele/Giacobbe ha
costruito il popolo bensì Rachele e Lea, tutte e due donne. E Ruth viene
paragonata a Tamar, una donna non convenzionale, madre della casa di Giuda. Il
fatto che in questo contesto il popolo parli non del seme dell’uomo, bensì del
seme della giovane donna, rafforza il punto di vista della fondazione di una
genealogia fatta da una donna.
La visione del mondo del libro di
Ruth è completamente femminile, anche se la cornice di un ordine patriarcale
della società non è disintegrata del tutto. L’obiettivo è il matrimonio, che
non separa Ruth da Naomi. Ma la scena finale è la classica rappresentazione
patriarcale della madre con il figlio in grembo, non con la figlia. Il libro di
Ruth testimonia che già in quei tempi c’era un conflitto fra l’ordine sociale
esistente e il concetto di vita di autodeterminazione delle donne e mostra una
possibile realistica soluzione.
II. Chi ha scritto il libro di Ruth e quando?
Dall’inizio degli anni settanta
anche gli esegeti maschi hanno adombrato la teoria che il libro di Ruth potesse
essere stato scritto da una donna. È più importante però il punto di vista da
cui è stato scritto il libro, che sapere con precisione se l’autore è un uomo o
una donna. Di sicuro c’è il fatto che questo punto di vista è certamente
femminile. Poiché
Il fatto che nel libro di Ruth ci
siano citazioni di testi scritti dopo l’esilio, conferma la tesi che sia stato
scritto nel periodo persiano. Io concordo con i ricercatori che vedono il libro
di Ruth come un testo di tendenza, ma non polemico, contro il tentativo dei
libri di Esdra e Neemia di promulgare una legge che vieti i matrimoni misti.
III. Una “halacha” come un “midrasch” con una opzione femminista: due
esempi del recepimento del diritto e dell’etica a favore delle donne
La ricerca ha sempre visto che il
libro di Ruth si occupa dei testi delle leggi della Torah. Ma il libro si
occupa anche dei testi narrativi del pentateuco, prendendo da questi motivi e
tradizioni, con i quali dà il giusto indirizzo per capirlo correttamente. Un
elenco completo dei motivi e delle tradizioni si può trovare nel mio commentario
al libro di Ruth, publicato in “Herders Theologischer Kommentar”.
1. Una Moabita sarà accettata non
solo nella comunità, bensì anche nella genealogia del popolo
La ricerca si è sempre impegnata
a trovare una risposta plausibile a questa domanda: come sia stato possibile
che una moabita fosse tollerata nell’albero genealogico di Davide, poiché è
scritto in Deut 23,4f:
“L'Ammonita e il Moabita non
entreranno nell'assemblea del SIGNORE; nessuno dei loro discendenti, neppure
alla decima generazione, entrerà nell'assemblea del SIGNORE; non vi entreranno
mai, perché non vi vennero incontro con il pane e con l'acqua durante il vostro
viaggio, quando usciste dall'Egitto...”
Nonostante questo divieto della
Torah Davide ha un’antenata moabita: è questo un fatto storico? Penso di no.
Chi ha scritto il libro di Ruth non ha solo ribaltato il divieto ma anche la
giustificazione della legge, avendo i moabiti dato all’affamata famiglia di
Giuda il pane, anche di più, dal momento che la moabita Ruth ha provveduto al sostentamento
di Naomi nella sua patria, in Betlemme. Ogni giorno fino alla fine del raccolto
la nuora ha portato a casa il pane per la suocera,e anche dopo l’ha mantenuta
fino alla fine dei suoi giorni attraverso il matrimonio con Booz, che accetta
entrambe le vedove nella sua casa. La “Halacha”, l’esegesi del paragrafo contro
i Moabiti, indica che una legge decade quando non vale più la giustificazione.
Chi ha scritto il libro di Ruth,
pur non accettando l’incorporazione automatica di tutti gli stranieri nel
popolo d’Israele, appoggia criteri differenziati per l’accoglimento e per i
matrimoni misti con donne straniere, in aperto contrasto con gli autori maschi
dei libri di Esdra e Neemia, che citano lo stesso paragrafo per proibire
assolutamente le nozze multietniche (Ne 13,1-3.23ff.).
L’autrice del libro di Ruth
conosce i problemi delle donne, derivanti dallo stretto divieto per i matrimoni
misti. Perciò lascia andare Naomi, una israeliana, all’estero: in Moab
diventerà una donna straniera, vedova e senza figli. I suoi figli da vivi,
stranieri in Moab, sposarono due moabite. Con questa storia fa capire al suo
popolo che ognuno è straniero ovunque meno che nel proprio paese. Dopo questo
esempio l’autrice fa venire una moabita a Giuda, una donna che ha lasciato come
Abramo e Rebecca il suo popolo, la sua terra, la sua parentela e persino il suo
dio per convertirsi al Dio d’Israele. Una donna che realizza meglio di uomini
forti del luogo la bontà del Dio d’Israele non può essere esclusa dalla
comunità per il divieto di matrimoni misti. Una giudea come Naomi può contare
di più su una moabita come Ruth, che sui suoi connazionali. Allora Ruth non è
solo una donna da accogliere nella comunità, ma persino da sposare!
2. La “halacha”,
l’interpretazione creativa delle leggi del levirato e dell’ obbligo di riscatto
Come gia detto nel libro di Ruth
si riflettono due leggi d’Israele: il levirato e l’obligo di riscatto, che
nella Torah risultano separate.
Il levirato è la norma per cui il
cognato di un uomo morto senza figli deve concepire con la vedova del fratello
un figlio, che sarà considerato figlio del morto. L’obbiettivo è quello di dare
continuità alla stirpe in linea maschile e alla proprietà della terra. Il testo
della legge è nel Deuteronomio cap. 25,5-9.
L’unico altro testo in cui
compare il levirato è Gen 38, dove si parla di Tamar, nuora di Giuda, rimasta
vedova senza figli, che si unisce al cognato Onan per il levirato. Ma anche
Onan muore senza darle un erede e il suocero le promette di darle il suo terzo
figlio. Nell’attesa la rimanda dai suoi genitori, ma poi non rispetta la
promessa e condanna sua nuora a rimanere senza figli. Tamar reagisce
seducendolo con un espediente e rimanendo incinta di due gemelli, uno dei quali
è l’antenato di Booz.
Il libro di Ruth parla due volte
del levirato: Nel primo capitolo Naomi vuole separarsi dalle nuore adducendo il
motivo che lei è troppo anziana per far nascere due figli, che sposino le due
donne moabite. Lei interpreta la legge del levirato non come solidarietà al morto,
bensì come possibilità di sostenere le vedove, rompendo con questo
l’androcentrismo della legge.
Nel quarto capitolo il testo
della legge del levirato è citato espressamente. Booz, sposando Ruth, vuole
dare un erede a Machlon, figlio di Naomi e marito morto della moabita, anche se
non esiste obbligo per lui non essendo fratello del morto. Booz ha solo
l’obbligo del riscatto e con questo agli anziani delle porte giustifica il
matrimonio con la moabita. Gli anziani e il popolo sono testimoni di un matrimonio
che discende dall’obbligo del riscatto e accettano così una nuova
interpretazione della legge, una “halacha” classica. Con questa
interpretazione, per la prima volta fatta da Ruth nell’ aia, che riunisce in un
corpo unico il levirato e il dovere del riscatto, si provvede a entrambe le
vedove e Booz può sposare una donna straniera osservando
La mia esegesi riguardo alle due
leggi del libro di Ruth spiega meglio i motivi per cui il matrimonio leviratico
è presentato come l’ottemperanza al dovere di riscatto, rispetto alle
precedenti esegesi, che considerano il libro di Ruth non contemporaneo al
periodo di compilazione delle leggi della Torah. La mia visione del libro di
Ruth prevede che la storia sia stata scritta per dare una halacha, una nuova
interpretazione della Torah, con il fine ultimo di fare il bene di tutte le
donne e perciò si può chiamare “femminista”.
IV. Conclusione: Il libro di Ruth come esegesi “femminista” in
opposizione alle contemporánee spiegazioni della Torah
Gli autori dei libri di Esdra e
Neemia usano le leggi della Torah per proibire i matrimoni misti, mentre
l’autrice del libro di Ruth usa le stesse leggi per autorizzarli. I primi
portano come esempio Salomone, che ha sposato molte donne straniere e ha
abbandonato il suo dio, mentre l’altra porta come esempio il matrimonio misto
dei bisnonni di Davide, padre di Salomone, che hanno così fondato la grande
stirpe reale di Giuda.
Da questo punto di vista il libro
di Ruth non è un romanzetto rosa, nel quale due donne dopo varie vicissitudini
riescono infine a trovare la sicurezza nel matrimonio e avere un figlio. Anche
la genealogia alla fine del libro sposa questa tesi, presentando la discendenza
da Perez, figlio di Tamar e Giuda, fino a Davide, passando attraverso Obed,
figlio di Ruth e Booz, raccontando la storia del popolo d’Israele dalla Genesi
fino alla monarchia davidica. La “storia privata” delle due donne è in realtà
una storia politica. Il libro di Ruth, come già
Fino a oggi durante le
Pentecoste, che festeggiano il dono della Torah, la tradizione ebrea prevede di
leggere il libro di Ruth come lettura ufficiale, onorando quindi anche
l’autrice che è riuscita a interpretare magistralmente le leggi per sostenere e
migliorare la vita.
Bibl.:
Irmtraud
Fischer, Rut, Herder,
Freiburg-Basel-Wien 2001
Irmtraud
Fischer, Gottesstreiterinnen. Bibliche
Erzählungen über die Anfänge Israels, Bonn 2000
CORSO DI PERFEZIONAMENTO IN
“STORIA DELL’OCCIDENTE : CULTURA E RELIGIONE”
Lezione del 4 aprile 2003
Irmtraud Fischer
Prof.
Dr. Altes Testament und Theologische Frauenforschung
Università di Bonn
Il Libro di Ruth – una esegesi “femminista” della Torah
La visione femminile del mondo
L’introduzione di una storia
femminile
I diversi concetti della vita
delle donne
Rut e la sua appartenenza alla
comunità delle donne
Il processo di apprendimento
della donna più anziana
In una non convenzionale
comunità, le donne seguono vie non convenzionali
Il matrimonio di interesse
Realizzazione e accettazione
sociale del concetto di vita di una donna
La genealogia femminile d’Israele
Chi e quando ha scritto il libro di Ruth?
Una “halacha” come un “midrasch” con una opzione femminista: due
esempi del recepimento del diritto e dell’etica a favore delle donne
Una Moabita sarà accettata non
solo nella comunità, bensì anche nella genealogia del popolo
La “halacha”, l’interpretazione
creativa delle leggi del levirato e dell’ obbligo di riscatto
Conclusione: Il libro di Ruth come esegesi “femminista” in
opposizione alle contemporanee spiegazioni della Torah
Bibl.:
Irmtraud
Fischer, Gottesstreiterinnen. Bibliche
Erzählungen über die Anfänge Israels, Bonn 2000, Prof. Dr. Altes Testament
und Theologische Frauenforschung - Università di Bonn - Presidente dell’ESWTR
(European Society of Women in Theological Research)