GIOVANI
SUORE: CORPO SPEZZATO DI CRISTO
IL FATTO
CITTA’ DEL VATICANO - La denuncia arriva nel mezzo del Sinodo
dei vescovi, in Vaticano nel 2005, ma da poco circola con insistenza. È il
nigeriano Felix Alaba Adeosin Job, arcivescovo di Ibadan, che parla e non lascia spazio a equivoci: il
rischio di cadere nella prostituzione per le donne che vengono dalla Nigeria, e
dall’Africa in generale, non risparmia nemmeno le religiose.
Dice il vescovo: «Sono molte le donne africane che, giunte in
Europa e in America per dedicarsi alla vita religiosa, non si adattano a questa
nel nuovo ambiente e cadono vittime delle persone e delle situazioni,
diventando corpo spezzato di Cristo». E implora di
guardare a questa situazione con amore e compassione.
«Le giovani religiose vengono sradicate dalla loro
cultura e dalle loro tradizioni e trapiantate in Europa e in America, dove
spesso sono sopraffatte dal clima, dalla cultura e dalle usanze e allora
vengono espulse dalle istituzioni. Inevitabilmente molte di loro cadono in seguito vittima delle persone e delle situazioni».
Ma le parole di Job non si fermano a una pura
denuncia. Punta con decisione il dito contro le modalità di reclutamento: «In
questi tempi la diminuzione del numero di religiosi nell’antica Chiesa e il desiderio
di sopravvivenza e di continuità hanno portato a reclutare in modo
indiscriminato le giovani donne nei territori di missione».
Il vescovo della Nigeria ha posto anche il serio problema dell’immigrazione. E ai vescovi di tutto il mondo ha chiesto espressamente di
occuparsi della cura pastorale degli immigrati religiosi: «Non bisogna trattare
i fedeli immigrati come semplici ospiti della Chiesa. Anzi:
la loro liturgia viva deve essere usata per ringiovanire
C’è un problema di ambientazione per coloro che
provengono da luoghi e culture così diversi da quelli occidentali. Ma anche di
permessi e di autorizzazioni. «È importante occuparsi
in maniera particolare delle donne immigranti religiose che vivono una
situazione più complessa e meritano una maggiore attenzione».
IL COMMENTO
Il vescovo di Ibadan
ha ragione. Ma non ha completato il discorso. Perché non ha detto che molte giovani suore sono vittime
delle lusinghe del clero? Perché non ha ricordato che
vi sono suore che ricorrono all’aborto? Il problema non è circoscritto solo
all’Africa, ma riguarda la chiesa universale. I veri luoghi dove denunciare
queste cose sono proprio i sinodi locali ed universali e, non ci stanchiamo di
ripeterlo, alle denuncie debbono seguire proposte. Se
tutto si mette sempre a tacere, non si fa il bene
della chiesa e non dimentichiamo, per dirla con Shakespeare,
che “il medico pietoso, fa la piaga purulenta”
Ernesto
Miragoli