Ottobre 2005


 

 

Corrispondenza di luglio-agosto:
Una transessuale protesta accusandoci di atteggiamenti morbidi…
Una batteria di lettere ridotta a frasi rotte
Il caso traumatico di donna che abortisce
Le rimostranze languorose di “anonima”
Marina incoraggiata da Ernesto
Le parole calde di Mauro ad una coppia
Una lettera circostanziata

 


 



 

“Donne-contro-il-silenzio” riapre con la solita attenzione alla realtà della Chiesa-dal-basso al femminile, caratterizzata da trascorse, vive esperienze di rapporto con l’Istituzione, spesso segnate da traumatiche fratture, motivo di sofferenza. La schiera delle, come degli ex, è spesso tabuizzata dagli stessi soggetti, che forse ne hanno motivo per accantonare ricordi molesti del passato. Ed è a motivo delle remore di costoro che evitiamo di usare questa fastidiosa (per loro) paroletta “ex”.

·        Ci pare molto importante aiutarli a dirottare i propri talenti in modo nuovo e creativo nel discepolato impegnato o nella comune vita laica.

·        Ci pare essenziale promuovere iniziative di aiuto materiale, premessa indispensabile di riscatto umano (vedi interessanti precisazioni alla voce “Aiuti” (Rete di solidarietà).

·        Si affacciano insistentemente nel sito altre figure di confine (tra dentro e fuori dell’istituzione): eterni indecisi o disorientati, o peggio caduti nel compromesso. Ci interessiamo di loro perché poiché la piena comprensione di situazioni di disagio può provenire soprattutto da chi è passato dalla prova del fuoco.

·        Agire a partire da uno specifico settore sociale, soprattutto se emarginato, per noi significa aver di mira la crescita globale della società umana parte: una cellula sana è in grado di sanare le malate.

·        Un grazie vivissimo, dunque, a chi si rende partecipe del nostro progetto. Tutte e tutti sono le e i benvenuti: chi ha bisogno di aiuto e chi vuol darlo.
 

·        Le lettere che riceviamo – ne abbiamo fatto l’abitudine – provengono prevalentemente da donne lacerate da amori impossibili o clandestini a motivo del celibato ecclesiale. E spesso ci tocca di dover fare da cirenei; ma lo facciamo con vero amore. Non mancano lettere meravigliose, soprattutto di donne LIBERATE o di preti sposati onesti, i quali, dopo aver fatto il passaggio allo stato laicale imposto dal canone celibatario, sopportano angherie davvero impietose, che “gridano vendetta al cospetto di Dio”. Vendetta che non invochiamo. L’unica via che ci pare degna per chi vuole il riconoscimento della propria dignità, è quella della chiarezza. E’ giusto dire la verità. Farla conoscere. Sostituirla a tabù collettivi omologanti e bloccanti.
 

·        Immettere il seme della crescita nelle istituzioni come la Chiesa comporta un cambiamento che pervada – prima ancora di esplodere all’esterno – le coscienze, la mentalità, il costume. E’ in questa direzione che noi ci muoviamo.

·        N. B. Questo sito, si sa, è contro il silenzio. Contro tutti i silenzi ipocriti. Sappiamo che può essere difficile fidarsi noi. La rete è un mondo meraviglioso, ma può essere una trappola. Invitiamo comunque tutti coloro che soffrono in silenzio a causa di leggi ecclesiastiche anodine a comunicare con noi. Possono scegliere la forma dell'anonimato o chiederci di osservare il più rigoroso riserbo. Se vi fidate... noi siamo con voi. Perché anche noi abbiamo passato momenti come i vostri e tormenti uguali ai vostri.

La redazione (per ordine alfabetico)

Joelle Cerfoglia, Ernesto Miragoli , Ausilia Riggi , Giuseppe Zanon  

 

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