Per un giorno i tre principali quotidiani italiani sono
sembrati tutti convertiti come Paolo sulla via di Damasco. Ma
esaltare la santità, il martirio, l’angelicità di
quella donna meravigliosa - Annalena Tonelli - equivale a dichiararne l’assoluta estraneità nei
nostri confronti…

La mattina del 6 ottobre
2003 i tre principali quotidiani laici d’Italia, nel loro titolo d’apertura,
parevano tutti convertiti all’improvviso come Paolo sulla via di Damasco. Sul Corriere
della sera Annalena Tonelli
massacrata a Borama, in Somaliland,
era divenuta «santa». Sulla Repubblica, invece, veniva
definita «martire». Mentre il titolo della Stampa la
trasformava addirittura in «angelo».
Inutile
aggiungere che molti altri quotidiani definivano la missionaria laica di Forlì
niente meno che «
La risposta sgradevole
che mi sono dato è la seguente:
Esaltare la
santità, il martirio, l’angelicità di questa donna
meravigliosa – insomma, ascriverla a una dimensione
trascendente - equivale a dichiararne l’assoluta estraneità nei nostri
confronti (n.d.r.)
Sotto sotto
il benpensante lettore o utente dei tg penserà che
quella doveva essere una tipa strana, doveva avere dei
problemi, altrimenti mica se ne sarebbe andata via così dal nostro opulento
primo mondo. La sua esperienza dunque non sarebbe condivisibile da chi in
questo mondo risiede e coltiva il proprio benessere.
Più che la
nostra ammirazione, secondo questo schema, Annalena Tonelli meriterebbe il nostro distacco, una sorta di
beatificazione anticipata per via mediatica. Grazie anche alla
bellezza dei suoi occhi, al fascino che promana dal suo viso che solo alcune
fotografie hanno sottratto a una scelta di appartatezza poco comprensibile perfino nel mondo delle ong, sempre più dedite alla strategia dell’impatto mediatico (in cerca di finanziamenti e di buona immagine
tramite il meccanismo intermittente della compassione suscitata nell’opinione
pubblica).
So che un amico saggio – viceversa - guarda
all’esperienza di Annalena Tonelli come a quella di «una cristiana di domani». E aggiunge sottovoce: per favore, non beatificatela.
Gad Lerner www.nigrizia.it/
E noi
aggiungiamo:
“Non
beatifichiamo nessuno!” (n.d.r.)