
(DWpress) -
Roma - In occasione delle recenti
discussioni sul ruolo delle donne nella vita consacrata, delle donne
all'interno della Chiesa e sulle possibilità di accesso al sacerdozio
femminile, apriamo uno spazio di discussione e di confronto con una autorevole
rappresentante della vita consacrata femminile che su queste problematiche da
tempo dibatte. Sentiamo quindi il parere di Klara Sietman, già presente al sinodo dei vescovi con un caloroso
intervento sulla necessità di un diverso ruolo e un segno altro delle donne
all'interno della chiesa e animatrice instancabile dei recenti incontri delle Superiori Maggiori.
D. "Come e quando nasce nelle suore questo bisogno di
riconoscimento, questo voler contare di più?
R. "Penso
sia difficile individuare un tempo o un momento. È un fatto della storia. In
special modo dopo il Vaticano II, quando tutta
D. "Le donne sono il
72,5% di tutti i rappresentanti della vita consacrata. In genere questa grande maggioranza è dipendente da maschi e come dice suor Stephane Marie Boullanger - le donne hanno di se stesse l'immagine che i
maschi hanno delle donne. Lei è d'accordo?"
R. " Nella
storia umana e anche nella storia della chiesa è
evidente che sin dal principio gli uomini sono i protagonisti di tutto. Anche nel vangelo. Penso che sia un fatto del tempo, un fatto culturale. Inoltre le donne nella storia della Chiesa
non si sono rese conto della loro condizione e hanno reputato normale il tutto.
Per questo motivo noi oggi troviamo difficoltà a scoprire quale possa essere la nostra condizione e il ruolo rispetto a una
legislazione ecclesiale troppo maschile "
D.
"I testi della storia di Cristo, anche quelli laici, considerano questo
personaggio come colui che ha superato il modello
culturale del suo tempo, tant'è che ha parlato a donne
"inavvicinabili". Il fatto che le donne chiedano una presenza diversa
nel mondo non le pare un messaggio straordinario che
tenta di stravolgere un modello culturale maschile imposto?"
R: "Sono d'accordo, anch'io penso in questa
maniera. Credo che la chiesa sia rigidamente istituzionalizzata e le strutture
siano organizzate dal punto di vista degli uomini. Penso che noi possiamo
scoprire il messaggio profondo di Cristo con tutti. Secondo me il punto di
vista della donna è molto importante. Al sinodo dei vescovi, dove siamo state
presenti, abbiamo molto insistito sulla necessità di segnalare, approfondire,
capire il ruolo della donna nella scoperta della ricchezza del
Vangelo. Specialmente in un punto del mio intervento mi sono riferita
all'esperienza e alla ricchezza del rapporto della donna con Dio e della
visione femminile di Cristo. Visione tante volte non
riconosciuta in quanto la teologia e la spiritualità sono ancora dettate
da un punto di vista maschile.
D. "Lei sostiene la natura anche feminile di Dio?"
R. "Si. Devo dire che anche alcuni ecclesiastici
e laici l'hanno riconosciuta, ma per tanti rimane un assunto difficile da
capire"".
D."Il
Sinodo dei vescovi ha detto che " le donne consacrate debbono partecipare
di più nelle situazioni che lo richiedono". Cosa
significa?"
R. "Questo
è un argomento molto importante. Ci sono vescovi che sono aperti e che
includono nelle decisioni da prendere anche le donne, altri sono assolutamente
contrari. Nel Sinodo abbiamo avuto un riconoscimento per tutto quello che
facciamo. I vescovi sanno molto bene che tutta l'evangelizzazione,
l'educazione, il servizio caritativo è fatto da donne. Ma
quelli che decidono cosa si deve fare sono uomini. Se le donne vogliono
partecipare, avere autorevolezza, elaborare una riflessione o decidere modi
diversi per l'evangelizzazione questo non viene
accettato".
D. "Nel
corso dei secoli alcune figure straordinarie di donne come Santa Teresa D'Avila, Santa Chiara, Santa Caterina da Siena, sono state riconosciute come maestre, ma sempre in un ruolo
subordinato. Se si chiede un maggiore riconoscimmento,
le istanze delle religiose come vengono
interpretate?"
R. "Trovo che molte persone interpretino le istanze femminili
come una richiesta di potere. A me sembra, non so se è giusto dirlo, che molte
volte sono gli uomini che hanno paura di perderlo. Noi non aspiriamo al potere,
le nostre sono aspirazioni molto più profonde e
pongono interrogativi e richiedono riflessioni su cosa abbiamo in comune, sul
perchè siamo chiamati a essere chiesa, sul perchè il popolo di Dio e chiamato
per l'evangelizzazione e su come possiamo, uomini e donne, aiutarci mutualmente. Questo è il punto di partenza e solo dopo si
può analizzare la differenza e il carisma di ciascuna/o".
D. "La
vocazione non è una scelta, ma una chiamata categorica che richiede una
risposta altrettanto categorica. Lei è
d'accordo?"
R. "Io
penso che innanzitutto la vocazione è un dono gratuito di Dio. È Dio che dona
l'iniziativa. La persona scopre la chiamata e l'esperienza di dio che cresce
nel cuore. Questo dono richiede poi la risposta di donne e uomini".
D. "
R. "Io non sono una esperta
di teologia e non mi sento capace di approfondire questo tema, ma non accetto
queste motivazioni. Ci sono tante altre cose da considerare. Questo è un fatto
insito nella cultura del tempo. Inoltre ci sono tante altre cose che Gesù stesso non ha fatto e non ha
detto e che dopo la chiesa, nel corso dei secoli, ha deciso di fare e di dire.
Questi sembrano argomenti molto semplicistici, riduttivi dello stesso disegno
di dio, della creazione di donne e uomini e del mistero della salvezza. Le
risposte della Chiesa, oggi, su questo temo non mi sembra possano
bastare".
D. ""Le donne sono
escluse da una casta di maschi preti-elitari. La donna è discriminata in quanto
contaminata e contaminante e quindi inferiore. qual'è
il suo parere?"
R. " Credo che uomini e donne
debbano fare uno sforzo reciproco per superare questa discriminazione, non
separandosi, ma integrando i due saperi. Come comunità cristiana dobbiamo dare un esempio di rapporto
rispettoso, non scritto soltanto nei documenti, ma tradotto nella vita pratica
e di relazione".
D."Come legge le diverse posizioni di aut"orevoli rappresentanti della Chiesa cattolica sulla vita
monastica femminile?
R. "C'è a tutti i livelli un
diverso atteggiamento non solo tra i vescovi, ma anche tra le religiose. Spesso
si parla della vita contemplativa e della diversa libertà di donne e uomini.
Solo questi ultimi sono liberi di decidere della loro vita. Alcuni vescovi
sostengono che le donne non possono e non vogliono decidere. Può essere vero,
ma ciò dipende da come sono state educate. Ritengo, invece, che anche le donne
debbano poter decidere in piena autonomia".
D. "Avrà saputo che
R. " Si, ho letto di questa presenza, mi sembra positivo che una religiosa sia in questa Commissione. Negli
Stati Uniti le confederazioni delle religiose hanno una presenza molto forte a
livello politico in vari organismi. Donne consacrate o laiche devono essere
presenti a tutti i livelli, considero questo fatto utile per tutte/i"
D. "Lei pensa che il femminismo vi abbia giovato?
Abbia fatto qualcosa per un vostro diverso ruolo nella chiesa?"
R. "Ritengo che senz'altro il femminismo abbia
contribuito alla nostra causa. Siamo donne del nostro secolo, viviamo in questa
società che pone , soprattutto per le più giovani,
problemi di grande attualità. So che nel femminismo ci sono posizioni diverse e
credo che il femminismo autentico debba interrogarsi sul senso della fede e del
messaggio di Cristo sviluppando un punto di vista femminile".
http://www.mclink.it/