Anche in Italia il nome di Thomas Merton (1915-1968) è abbastanza conosciuto. Su di lui si
può leggere il post Thomas Merton, profeta della pace.
Nato nei Pirenei francesi da padre neozelandese e madre americana, trascorse
parte dell'infanzia negli Stati Uniti, studiò in Inghilterra e viaggiò in Europa.
Di ritorno negli USA, dopo varie esperienze culturali e politiche, si convertì al cattolicesimo ed entrò in un monastero trappista
dove iniziò una feconda attività di scrittore.
A 33 anni di età pubblicò la sua autobiografia spirituale, La
montagna dalle sette balze, che fu paragonata alle Confessioni di
Sant'Agostino ed ebbe un successo enorme, tanto da
essere ristampata ancora oggi. Dopo essersi dedicato a
una intensa produzione sulla spiritualità e la contemplazione cristiana, negli
anni Sessanta cominciò a interessarsi di questioni sociali (soprattutto alla
pace) e alle religioni orientali. Intanto sperimentava la vita eremitica.
C'è
però un aspetto della vicenda di Merton che
viene passato sotto silenzio. Egli ha affidato tutti i suoi scritti editi e
inediti a una fondazione che ha pubblicato anche i
suoi diari privati in sette volumi. In Italia è stata pubblicata una selezione
dal titolo Scrivere è pensare, vivere, pregare (Garzanti 2001) da cui
emerge la sua statura, umana e cristiana, ma anche un fatto sorprendente. Nel
1966 Merton fu ricoverato in ospedale per una operazione alla schiena e fu assistito da una giovane
infermiera. Iniziarono a mettersi in contatto ed ebbero una breve e intensa
relazione, anche sessuale, che terminò dopo che fu scoperta da un confratello.
Se ne parla da p.
Mi
ha fatto molto riflettere questa vicenda che riguarda il senso della vocazione,
del celibato, ma anche (in ultima analisi) delle relazioni affettive. Prima di
incontrarla, Merton era soddisfatto della sua scelta
monastica, poi gli parve di non poter vivere senza di lei e poi - pur non
rinnegando i suoi sentimenti - ritenne il tutto un errore. Dove
sta la verità? Forse non ce n'è una.
La
dimensione affettiva e sessuale della nostra vita è fatta di svolte impreviste,
di impulsi contrastanti, di sorprese, di tentazioni...
Non siamo lineari, siamo frastagliati. Però, se
seguissimo tutte le emozioni e le sensazioni che proviamo, dove andremmo a
finire? Ecco perché la nostra vita affettiva non può basarsi solo sulla
spontaneità, sull'emotività (come oggi sembra prevalere nel modo di fare e di
pensare), ma richiede anche la volontà, il discernimento, la scelta, la
rinuncia. Altrimenti, non troveremmo mai una direzione, ma continueremmo a
girare su noi stessi come trottole impazzite. C'è una
dimensione esclusiva dell'amore da riservare alla persona con cui scegliamo di
costruire un progetto di vita e c'è una dimensione larga dell'amore aperta
all'amicizia, all'accoglienza, all'affetto, alla condivisione... E' importante
non escludere nessuna di queste dimensioni (altrimenti diventeremmo dei
frustrati, degli incompleti), ma neanche confonderle per non fare del male agli
altri e a noi stessi.
http://sperarepertutti_blog_lastampa_it/