Donne a servizio
della vita, della pace, del Vangelo

 

 

 

 

 “Possa ogni donna esprimere pienamente la ricchezza della propria personalità, a servizio della vita, della pace e dell’autentico sviluppo umano”. Così si espresse Papa Giovanni Paolo II l'8 marzo 1997 nel suo discorso ai volontari italiani della "Hospitalité Notre Dame de Lourdes" e ai membri della "Boston College University Chorale". E’ ormai lisa la bandiera della rivendicazione femminile. Rimane tuttavia aperta la questione della dignità e del ruolo della donna nella società contemporanea, che ancora molta strada ha da percorrere. Soprattutto in quei Paesi dove le donne si trovano in condizioni di emarginazione e di discriminazione.

 Nel 1965, il Messaggio finale del Concilio Vaticano II aveva affermato: “L’ora è venuta … in cui la donna acquista nella società un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto. E’ per questo che in un momento in cui l’umanità conosce una così profonda trasformazione, le donne illuminate dallo spirito evangelico possono tanto operare per aiutare l’umanità a non decadere”. Negli stessi anni Paolo VI attribuiva il titolo di Dottore della Chiesa a Santa Teresa di Gesù e a Santa Caterina da Siena e istituiva, su richiesta dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi nel 1971, un’apposita Commissione, con lo scopo di studiare i problemi contemporanei riguardanti la promozione effettiva della dignità e della responsabilità delle donne”.

Sempre Paolo VI in uno dei suoi Discorsi affermava: “Nel cristianesimo, infatti, più che in ogni altra religione, la donna ha fin dalle origini uno speciale statuto di dignità, di cui il Nuovo Testamento ci attesta non pochi e non piccoli aspetti (...); appare all’evidenza che la donna è posta a far parte della struttura vivente ed operante del cristianesimo in modo così rilevante che non ne sono forse ancora state enucleate tutte le virtualità”.

Anche Giovanni Paolo II, con la Lettera apostolica “Mulieris dignitatem” (15 agosto 1988), sottolinea il ruolo e il valore della donna come “cuore dell’evento salvifico”: Maria, madre di Cristo. E ribadisce il principio antropologico biblico, come fondamento della dignità dell’essere umano, che “Dio creò l’uomo a sua immagine… maschio e femmina li creò”. Entrambi sono esseri umani, “in egual grado l’uomo e la donna”, entrambi creati a immagine di Dio.

E sulle figure di alcune donne e delle loro vocazioni si sofferma il Pontefice. “In ogni epoca e in ogni Paese troviamo numerose donne «perfette» (cfr. Prov 31, 10), che, nonostante persecuzioni, difficoltà e discriminazioni, hanno partecipato alla missione della Chiesa. Basta menzionare qui Monica, la madre di Agostino, Macrina, Olga di Kiev, Matilde di Toscana, Edvige di Slesia ed Edvige di Cracovia, Elisabetta di Turingia, Brigida di Svezia, Giovanna d’Arco, Rosa di Lima, Elisabeth Seton e Mary Ward. La testimonianza e le opere di donne cristiane hanno avuto significativa incidenza sulla vita della Chiesa, come anche su quella della società. Anche in presenza di gravi discriminazioni sociali le donne sante hanno agito in «modo libero», fortificate dalla loro unione con Cristo. Una simile unione e libertà radicata in Dio spiegano, ad esempio, la grande opera di Santa Caterina da Siena nella vita della Chiesa e di Santa Teresa di Gesù in quella monastica. Anche ai nostri giorni la Chiesa non cessa di arricchirsi della testimonianza delle numerose donne che realizzano la loro vocazione alla santità”.

Nel suo lungo pontificato, Papa Woityla, ha elevato agli onori dell’altare centinaia di donne e di uomini che hanno dedicato la propria vita all’amore per il prossimo. Tra questi, diciassette missionarie che nei Paesi più poveri del mondo (Messico, Brasile, Argentina, Bolivia, India, Etiopia) si sono dedicate ai deboli e ai bisognosi, agli ammalati e agli emarginati. Alcune di esse, in particolare, hanno speso le loro forze per sostenere la condizione delle donne. Molte si sono prodigate nella cura degli emigrati, dei giovani, dei soldati e dei civili prigionieri di guerra. Una di loro è stata missionaria fra gli Indiani d’America.

La Chiesa, dunque, rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose; per le donne consacrate a Dio nella verginità; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri umani, che attendono l’amore gratuito di un’altra persona; per le donne che vegliano sull’essere umano nella famiglia, che è il fondamentale segno della comunità umana; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale; per le donne «perfette» e per le donne «deboli» per tutte: così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità; così come sono state abbracciate dal suo eterno amore; così come, insieme con l’uomo, sono pellegrine su questa terra, che è, nel tempo, la «patria» degli uomini e si trasforma talvolta in una «valle di pianto»; così come assumono, insieme con l’uomo, una comune responsabilità per le sorti dell’umanità, secondo le quotidiane necessità e secondo quei destini definitivi che l’umana famiglia ha in Dio stesso, nel seno dell’ineffabile Trinità. La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del «genio» femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia per tutti i frutti di santità femminile.
La Chiesa chiede, nello stesso tempo, che queste inestimabili «manifestazioni dello Spirito» (cf. 1 Cor 12, 4 ss.) che con grande generosità sono elargite alle «figlie» della Gerusalemme eterna, siano attentamente riconosciute, valorizzate, perché tornino a comune vantaggio della Chiesa e dell’umanità, specialmente ai nostri tempi”
(dalla Lettera apostolica “Mulieris dignitatem”). (Agenzia Fides 8/3/2005)

www.fides.org/ita/

 

Nota nostra: abbiamo evidenziato l’espressione “promozione effettiva”: perché desideriamo parole avvalorate dai fatti. Ma ricordiamo che la responsabilità perché ciò avvenga è anche nostra.
 


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