Dialogo

tra Giuseppe e Gualtiero

 

SANTA MADRE CHIESA E LA FAMIGLIA

A me, prete sposato, suona strana questa prolungata insistenza della gerarchia ecclesiastica nel difendere la famiglia tradizionale contro i PACS, contro i DICO, contro le lobby destabilizzanti, contro i cattolici non allineati.

Tutto per difendere la famiglia vera, si dice, quella dove c'è l'amore.
Mi suona strana perché io per trovare nella Chiesa il calore della famiglia ho dovuto guardare molto più in su, a Dio, padre buono degli uomini tutti, a Cristo Gesù, fratello maggiore e fratello in particolare di tutti i sacerdoti, mentre per l'attuale gerarchia ecclesiastica io sono un ex, ex e basta, fuori e non se ne parli più in nessuna occasione: scordarsi che ero un figlio prediletto.

E poi tanta insistenza sulla famiglia come dovrebbe essere la santa madre Chiesa: una famiglia vera che non butta fuori i suoi figli neanche quando essi non osservano le leggi di famiglia (e il celibato è una regola di famiglia come dice chiaramente il Concilio: “Certamente esso non è richiesto dalla natura stessa del sacerdozio” ( PO,16).
Che non butta fuori i suoi figli neanche  quando essi hanno poca voglia di studiare e di lavorare, pochissima voglia di uscire di casa e formarsi una famiglia propria, e, perfino, neanche quando essi sono colpiti dal flagello della droga.
Se è una vera famiglia... quelli sono i suoi figli e basta !

Con la mia associazione di preti sposati, Vocatio, ho provato a bussare, umilmente, se per il Giubileo del 2000 poteva esserci anche per me, anche per noi, quella accoglienza di famiglia che era stata promessa per tutti.
Ma niente, neanche una risposta di cortesia, solo la speranza per il prossimo giubileo!

Magari mi sarei messo in coda, anche dopo le prostitute ricevute con don Benzi, magari dopo  quel guru di mia conoscenza che dirige, da despota di coscienze giovanili, una specie di setta religiosa e che oggi ostenta con orgoglio la foto che lo ritrae al ricevimento papale, magari insieme ai gay che sentendosi esclusi dalla festa giubilare, il giubileo se lo sono inventato loro,spensierato e gaio, nella Roma eterna, aperta a tutti gli uomini
pacifici, a tutti i figli di Dio.

Una ventata di famiglia ci vorrebbe proprio per la santa madre Chiesa di oggi,proprio come l'aveva  annunciata il Concilio per tutto il popolo di Dio in cammino, dai suoi capi ai semplici fedeli: '..la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori,santa insieme e sempre bisognosa di purificazione...' ( LG, 8 ),la Chiesa col suo Cristo Gesù che '...perchè ci rinnovassimo continuamente in Lui,ci ha resi partecipi del suo Spirito il quale ...dà a tutto il corpo vita,unità e moto..' ( LG, 7 )
La Chiesa famiglia vera anche per quei preti sposati che in questo momento la stanno sperimentando più come matrigna che come madre ! ( 'Chiesa madre, Chiesa matrigna ' A. Melloni 2004 --'La Chiesa che perdona e non comprende ...i preti sposati' C.Albanese 2004 )

Bisognerebbe ricordare tutto questo quando si parla di famiglia,quando si vuol parlare di vera famiglia anche a proposito della santa madre Chiesa !

                                                                                                             Giuseppe Zanon

 

 

 

 

RISPOSTA A 'SANTA MADRE CHIESA E LA FAMIGLIA

 

 

Carissimo Giuseppe,

                          vorrei farti giungere alcune mie osservazioni al tuo articolo 'Santa Madre Chiesa e la famiglia' che ho letto con molto interesse.

 

   La mia idea, di vecchio bacucco, è che la questione dei 'preti sposati' sia da affrontare in modo radicalmente diverso. Un'opinione, si badi, non altro. L'impostazione che ho sempre notato da parte dei colleghi, m'è sembrata soprattutto di rivendicazione, di un 'gettare in faccia' le colpe della gerarchia e non solo, ( e ci sono e di certo ) di mettere in fila i torti subiti. Tutto comprensibilissimo e capibilissimo. So bene, e per esperienza diretta. Uno come me che da un giorno all'altro si è ritrovato a pulire i sederi di gente sconosciuta per mangiare il pane, non ha bisogno di andare lontano per capire, appunto. Eppure, non sono persuaso che una specie di movimento sindacale, che la scelta di un confronto fortemente conflittuale con la Chiesa, sia quella migliore. Tu mi chiedi un po’ polemicamente se si deve andare avanti per la nostra col Vangelo e col Concilio. Sono convinto che proprio queste siano le strade giuste. Ciò non significa tacere ed incassare...

 

  Credo che per noi ex si faccia un grosso errore facendo la gerarchia la nostra unica interlocutrice. So bene chi può decidere, ma so altrettanto bene di un popolo di chiesa umile e aperto che per noi potrebbe essere decisivo.

In altre parole: la mia scommessa è sulla gente. Sui cristiani feriali che 'dal basso' potrebbero far cambiare le cose. Occorre credere un po’ ai miracoli, a un seminare con pazienza, alla convinzione che il nostro 'grido di dolore' sia capito e accolto più che da 'lassù' in paonazzo o in rosso porpora, dagli 'orfani e dalle vedove', da chi ci vede vivere e servire. Saranno loro che un giorno 'pretenderanno' che siamo o siate o siano i loro preti. Se sposati, non gli interesserà per niente. Forse, sono 'contaminato' dalla mia esperienza. Provo ( e lo dico solo per spiegarmi ) ad ascoltare, a stare accanto, a spiegare anche la Parola, a far 'musica' con loro... E mia moglie, essendo stata infermiera professionale, fa volontariato all'ospedale, è nella caritas parrocchiale con compiti impegnativi  per volere del nostro prete, bravissimo; e, conclusione, un giorno sì e uno no, molta di questa 'gente' dice al parroco: 'Che aspettate a far dire la messa a Gualtiero?'. Ciò che ti dico è pura verità, davanti a Dio. Per me, questi sono semi che preparano nuove stagioni. Una primavera, probabilmente.

 

  Rifiuto, col rispetto totale alla persona, di fare di mons. Milingo, il mio corifeo. Per mancanza di stima, per un comportamento, prima e dopo, che mai m'è piaciuto. Non ha niente da dirmi in relazione al mio essere 'sacerdos'.

Io sono stato 'discepolo' di Giustino di Genova. M'ha anche sposato e so di avere frequentato un santo. Lo rimpiango ancora e so 'come' costruiva o tentava di costruire un futuro per i preti che avevano fatto la sua scelta.

E Dio sa quanto ha sofferto: eppure, una speranza che sempre mi faceva impressione.

 

  Io passerei dal momento protestatario al momento della costruzione di nuove mentalità, partendo, ripeto, dal basso. Con pazienza e convinzione. Intervenendo ovviamente quando è in gioco dignità e verità. Poi la palla passa a Dio. Non farà proprio niente?

 

 Scusa 'l'enciclica' che m'è cresciuta fra le mani e se non sei d'accordo, ci sta che non ci abbia azzeccato io...

 

Con un abbraccio  Gualtiero Sollazzi