A u r o r a

moglie di Franco recentemente scomparso

 

Consapevole di una scelta

di libertà cristiana

 

Mi ha scritto con estrema semplicità e schiettezza una lunga lettera (che qui ho dovuto ridurre), dichiarando che posso rivelare il suo vero nome perché non ha nulla da nascondere.

Non c'è nulla da aggiungere a quanto lei dice anche perché la naturalezza del suo stile ricco di immediatezza fa emergere maggiormente i contenuti, frutto della sua viva esperienza e delle sue considerazioni. Semmai c'è molto da riflettere; e lo faremo tramite l'intervista.

 

Cara amica,

sono contenta di scambiare con te le esperienze della mia vita. Io penso che se noi donne riuscissimo a parlare di questo nel bene e nel male, potrebbe esserci una crescita per il nostro futuro e per il nostro paese.

La mia storia cominciò trent'anni fa', quando nel nostro paese soffiava un vento di rinnovamento: era il '68.

In quel periodo conobbi un prete giovane e molto intelligente che da alcuni anni stava a fianco della sua gente nelle lotte quotidiane, scioperi, proteste, ecc., ma soprattutto cercava di istruirli con la parola di Dio, affinchè le loro coscienze e la loro fede potessero crescere libere. Il progetto di questo giovane prete era il rinnovamento ad ogni costo della chiesa attraverso un ritorno profondo e serio alla Parola e al servizio di Dio e dei fratelli.

Io allora frequentavo una comunità evangelica e forse per questo ero più aperta mentalmente...Questo uomo mi affascinava, sia per la sua profonda fede in Dio che per questo suo progetto...Era una persona molto fine, elegante e bello e me ne innamorai.

Ci ritrovammo un anno dopo in Inghilterra mentre lui frequentava una università di teologia; e ci sposammo dopo pochi mesi.

Io mi rendevo conto che sposare un prete non era ancora tanto normale perchè notai molta resistenza da parte dei miei fratelli ed un certo strano cambiamento di atteggiamento da parte delle mie amiche, le quali cercavano di dissuadermi; comunque io amavo profondamente quell'uomo ed ero decisa. Il mio dubbio allora era questo: perchè un pastore protestante si sposa ed un prete cattolico no?

Andai alla ricerca del vangelo di una qualsiasi ragione o comando che avallasse questo divieto ma non ne trovai....

Io allora con tutto il mio cuore sposavo sì un prete, ma in realtà non sapevo come era un prete; poiché tutta la sua educazione e la sua preparazione (seminario) lo avevano portato ad essere molto, molto diverso da un uomo normale, cioè cresciuto non in un contesto familiare ma in un contesto arido ed isolato di seminario.

Lui aveva, secondo me, come molti altri preti, un atteggiamento di superiorità quasi di  infallibilità a riguardo delle altre persone, nonostante le sentisse come fratelli. Sovente aveva un atteggiamento assolutamente negativo nei miei confronti, e nei confronti delle donne in genere, quasi che le donne dovessero agire e pensare come pensava lui con la sua testa...Certamente questo agire durò parecchi tempo e a volte mi impediva di essere "io me stessa donna"....Adesso invece cerchiamo insieme un chiarimento...

Negli altri paesi d'Europa non è un fatto strano che un prete sia sposato, ma in Italia ancora la gente non sa come classificarti perché non sei la perpetua, ma sei una via di mezzo tra prostituta e perpetua!!....

 

Nel paese dove abitavamo la gente cominciò a stimarci per il nostro lavorare sodo. Abbiamo gestito un bar. ...Ricordo a Natale c'erano i versi del vangelo appesi alle pareti, c'erano amici con la chitarra che cantavano, c'era Franco che spiegava la venuta di Cristo per tutti e c'era anche una fetta di panettone ed un bicchiere di vino per tutti....

Un giorno sentii suonare il campanello; mi affacciai ed una signora dalla piazza mi disse: "è lei la moglie del prete?" Io rimasi congelata per un secondo e risposi: "sì"... Fu così che cominciarono a chiamarmi la moglie del prete. E quando avevano bisogno di qualche cosa venivano tranquillamente a suonare alla porta ed a chiedere di parlare.

Durante tutti questi anni abbiamo fatto i lavori più strani per poterci mantenere e far crescere i nostri figli...Abbiamo fatto gli infermieri, i camerieri, i baristi, lui il portiere di notte e io la sarta, ma Dio ci ha dato una grande capacità di adattamento.

I nostri due figli che ormai sono grandi, sono stati la più grande benedizione, non solo per me mamma, ma per papà-prete. Ricordo quando la bambina era piccola e piangeva di notte e lui passava le ore cantandogli sottovoce "noi siamo gli esquimesi"....

Un altro momento che ricordo sovente è quando nacque il bambino Alberto. Franco venne a prenderci dall'ospedale e quando gli diedero il bimbo in braccio, svenne dall'emozione, e quando arrivammo a casa aveva la febbre a quaranta....

La mia esperienza è stata come per tutte le donne di mamma e di lavoratrice; ma nel mio caso ero una figura più disponibile e necessaria nella comunità. Io ero convinta e lo sono tutt'ora che un prete sposato non è un prete inferiore, ma l'arricchimento che trae dai figli e dalla moglie lo rende ricco e capace di comprendere cose e situazioni che altrimenti non potrebbe...

 

Con amore, Aurora