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Cara Marina, prendendo a spunto la petizione per il diaconato femminile, voglio mettere a fuoco qualche concetto. Io considero l’uscita da ruoli istituzionali nella chiesa un’opportunità che non finisco mai di raccomandare ai preti sposati. Parlo di “opportunità”, non di necessità. Ma coerenza con le proprie idee esige la consapevolezza dei limiti in entrambe le posizioni: entro e fuori tali ruoli. Intanto questo stesso dover ribadire i distinguo è contrario al senso religioso della vita. Davvero l'«ama e fa quello che vuoi» (da interpretare nel senso giusto) è norma eccellente nel vangelo. Certamente si accettano i compromessi con le strutture sociali ed anche ecclesiali. Ma si possono fare scelte diverse, davvero propositive. Lasciando che i più si lascino condizionare per fare del bene…, e non criticando, tanto meno condannando, bisogna creare spazi di libertà altrove, in altro modo. C’è bisogno di essere alternativi/e. E allora – è solo un esempio - come proporre la via tradizionale da parte delle donne? Facciano pure queste petizioni del genere; si accomodino. Io no. E lo stesso propongo alle persone che sento vicine…. Ci sarebbero tante cose da dire, ma “intelligenti pauca”. Affettuosamente, Ausilia
Sono d'accordo con te. Già abbiamo le mogli dei diaconi che si sentono "a tre metri" sopra il popolo... Joelle
Io non penso che si corra veramente il rischio di averlo, a breve termine, questo potere. Appoggiare la richiesta e allo stesso tempo lavorare perchè si sviluppi una coscienza femminile diversa possono essere sentieri paralleli del cammino da fare: uno che punta più sulla non esclusione delle donne e l'altro più sulla ridefinizione del servizio stesso. Capisco comunque le tue perplessità . Ci pregherò su, chiedendo lumi interiori. Ciao. Marina
Non sono d'accordo con questa politica dei piccoli passi. Una volta ottenuto il diaconato, le donne farebbero parte della gerarchia e Dio ce ne liberi delle donne quando gustano il potere! Non le avremmo alleate!!! Penso ai danni che ne deriverebbero. Perderemmo la partita nel non fare proposte davvero alternative. Ciao, A.
Cara Ausilia , io la penso come te : non mi piace molto l'idea di chiedere l'ammisione delle donne all'ordinazione sacramentale e soprattutto alla sua forma minore, quella del diaconato. Penso che il sacerdozio attuale ha troppe analogie con quello giudaico precristiano e che Gesù non ha mai indossato paludamenti né ordinato sacerdoti. L'unico sacerdozio in cui credo è quello universale, che può essere svolto con funzioni diverse da persone diverse nelle comunità. Riconoscerei sicuramente valore alla richiesta di ammissione delle donne, come delle persone sposate, al servizio presbiterale (si dice così?). Cercherei di dialogare con i movimenti che propongono questa petizione perchè emerga un diverso orientamento-approccio al problema o almeno per sensibilizzarli allo stesso. Penso comunque che una tale istanza (quella del sacerdozio sacramentale femminile) possa essere un primo passo per sfaldare l'impalcatura del sacerdozio sacramentale maschile ed avviare un processo di ripensamento-rinnovamento delle identità e delle funzioni all'interno della chiesa che risponda sempre di più all'esigenza emergente di "religiosità della vita piuttosto che di vita religiosa" (per dirla con Antonietta Potente). Temo quindi di non poterti essere molto di aiuto perchè mi sembra che la contraddizione in una certa misura rimane e non ci resta che attraversarla. Un abrraccio
Marina From: Ausilia Riggi To: defelici@esrf.fr Sent: Thursday, June 21, 2007 1:16 PM Subject: Fw: PETIZIONE PER IL DIACONATO FEMMINILE
Ti inoltro con la speranza che mi aiuti in un certo modo: non mi dà alcun
entusiasmo la promozione della donna a diacono, come non me la darebbe
quella della donna-prete. Vorrei ben altro che la istituzionalizzazione
sacramentale. Ma forse ho qualche torto. Tu come la pensi? Ciao, A. |