Celibi per ubbidienza________________

 

BETORI, BELATI , RUGGITI E RAGLI

 

Penso che tutti saranno  conoscenza dello scalpore suscitati dall’omelia del segretario della CEI mons. Betori che, nella cattedrale di Gubbio, ricordando il patrono S.Ubaldo, ha in sostanza esortato a riflettere:

-         sulla pericolosità del relativismo in campo etico-sociale

-         sugli aspetti negativi del nichilismo

-         sulla necessità di vivere santamente la vita cristiana.

L’eco è stata profonda. In un clima di tensione crescente fra stato italiano e chiesa, ogni omelia di qualche vescovo in vista (Bagnasco, Betori, Tettamanzi, Scola…) che tocchi anche solo lontanamente quello che i laici pensano, scatena la gogna mediatica per il povero vescovo o l’osanna laicale per l’illuminato presule.

Betori ha detto cose che ogni vescovo direbbe e che il sottoscritto, che non è vescovo, anzi è un cattolico sempre criticone, direbbe se dovesse aiutare i fratelli a riflettere sulla figura di un patrono di una città. Lo sappiamo: i santi patroni affondano le loro radici nella leggenda o quasi. Però sono figure che in qualche modo hanno testimoniato la vita di fede nel Cristo. Celebrarli è un modo per riflettere sulla propria testimonianza di fede.

Naturalmente per chi è credente.

Io penso che un vescovo o un prete, parlino a dei credenti.

E, parlando, richiamino i valori della fede cristiana.

Da quando in qua la fede cristiana è relativista?

Da MAI!

La fede cristiana, proprio perché è una fede, non può essere relativista. Come la fede musulmana, buddista…ecc.ecc.ecc. Una fede ha bisogno di certezze e mette in guardia i propri adepti contro teorie che mettono in dubbio tutte le certezze. Il primo relativista del mondo cristiano si è scontrato proprio con il fondatore del cristianesimo il quale gli diceva che era venuto nel mondo per rendere testimonianza alla Verità. E lui, Pilato, rispose:”Quid est veritas?”

Forse che un vescovo non può dire che il relativismo porta alla mancanza di certezze e che questa mancanza di certezze porta al nichilismo e che il nichilismo è una pericolosa (A MODO DI VEDERE CRISTIANO) filosofia di vita?

Perché ai cosiddetti laici dà fastidio che un non laico parli a dei non laici esponendo il proprio pensiero di fede?

Betori ha belato alle pecorelle del suo gregge e subito sono saliti i ruggiti dei più forti.

Qualche scampolo.

Corriere della Sera. Titolo a pagina 12: «Il relativismo etico è il nuovo Barbarossa». Occhiello: «Bisogna ispirarsi a sant'Ubaldo che difese Gubbio dall'esercito imperiale».

La Repubblica a pagina 10 conferma: «Giuseppe Betori ha riattualizzato l'assedio del Barbarossa contro la città». La Chiesa che si difende dallo Stato aggressore.

«Sant'Ubaldo - sono le vere parole di Betori - pose fine all'assedio delle città nemiche». La guerra in questione era tra Gubbio e una decine di città umbre. Quella della Chiesa contro lo Stato, di una Chiesa minacciata e assediata, è una totale invenzione. Ubaldo, ricorda Betori, difende non la Chiesa ma la città e la sua gente.

Ma c'è di peggio. Quali sono, attribuite a Betori, le nuove minacce portate alla convivenza civile da «nichilismo e relativismo»?

I giornali ne citano cinque: l'eutanasia, l'aborto, l'embrione ridotto a materiale per sperimentazioni, la negazione della dualità sessuale e lo scardinamento della famiglia. Un abile taglia e cuci. L'elenco di Betori era infatti ben più lungo. Ecco che cosa i giornali hanno censurato: nichilismo e relativismo provocano «l'emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati; coltivano sentimenti di arroganza e di violenza che fomentano le guerre e il terrorismo; delimitano gli spazi del riconoscimento dell'altro chiudendo all'accoglienza di chi è diverso per etnia, cultura e religione; negano possibilità di crescita per tutti mantenendo situazioni e strutture di ingiustizia sociale». Chiara Saraceno, sulla Stampa (pagina 41, titolo: «Monsignore, si dia una calmata»), è ancora più raffinata. Scambia le cause con gli effetti facendo fare a Betori la figura dell'ottuso fissato con il sesso, gli embrioni e l'eutanasia: «Sono loro - scrive la Saraceno - responsabili dei mali del mondo, non i dittatori politici ed economici (eccetera)».

E’ evidente che questi ruggiti sono ragli.

Io rispetto chi non è credente, chi crede che divorzio, aborto, eutanasia attiva, matrimoni omosessuali, e via elencando siano praticabili in una società e debbano essere regolamentati dalla legge. Vorrei vivere in una società in cui si rispetta me che non ritengo utile socialmente il divorzio, l’aborto ecc.ecc.

Dirò di più: se sono chiamato a pronunciarmi con referendum su questi argomenti non esito a votare a favore, perché ritengo che sia la mia testimonianza di vita a convincere del contrario e non una legge. Però…per favore…signori laici…rispettate anche me che reputo il divorzio un’eccezione al matrimonio, l’aborto procurato e l’eutanasia attiva un omicidio, il matrimonio fra omosessuali un disordine morale contro natura. Perché voi potete proferire opinioni contrarie alle mie e io no? Perché i vostri capi possono andare in parlamento e nelle piazze a dire quello che vogliono e i miei capi, nelle chiese, no?

 

  Ernesto Miragoli

    miragoli@hotmail.it

 


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