L E T T E R A - T E
S T I M O N I A N Z A D I
U N A F I G L I A
A L P A D R E P R E T E
S P O S A T O
Perché la gerarchia della Chiesa “teme” che la famiglia
del prete sposato abbia visibilità nella comunità ecclesiale
?
Questa lettera-testimonianza di una figlia, ormai donna,
sposa e madre che scrive ai propri genitori ed il cui padre è un prete sposato
è una dimostrazione di quanto siano infondati questi
“timori” della gerarchia ecclesiastica, non solo da un punto di vista comportamentale
come se la famiglia del prete sposato fosse soltanto “motivo di scandalo” per
il popolo di Dio, ma anche dal punto di vista teologico, nel senso che la famiglia
del prete-sposato, come ogni altra famiglia cristiana è un segno visibile del carattere
familiare della comunità ecclesiale.
Ecco il testo della lettera :
“Leggendo la tua lettera mi
sono convinta sempre di più della fortuna che ho avuto di aver ricevuto in dono
un padre come te !
Posso affermare che tu ci
hai sempre trasmesso il coraggio di vivere ed amare.
La capacità
di rispettare le scelte anche quelle non condivise ed i limiti dell’essere
umano.
Ci hai insegnato che amare
significa capire l'altro, essergli accanto, sostenerlo in ogni momento nel
percorso tortuoso della vita.
Con il tuo esempio ci hai
comunicato quali sono i principi solidi della famiglia, cosa significa essere
uniti, volersi bene, rispettarsi.
Ci hai sempre spiegato il
significato del matrimonio in quanto unione di due anime che consacrano il loro
sentimento davanti a Dio senza alcun timore e lo condividono con il resto della
comunità.
Ciò non avviene
quando ad esprimere i propri sentimenti sono i preti.
Ringrazio Dio di avermi dato
voi due come genitori che mi hanno saputo educare all’essere
cristiana insegnandomi l'importanza dell'amore, della trasparenza, del rispetto
per le scelte altrui.
Posso confermare a gran
voce e con fierezza che un buon prete può anche essere un ottimo padre di
famiglia capace di amare i propri figli ed il resto della comunità non togliendo
nulla ad entrambi ma arricchendo con le proprie esperienze di vita gli uni e gli
altri.
Penso che se
della
solitudine e dell’egoismo. Ti voglio
bene papà e sono sempre stata fiera ed orgogliosa che tu sia
un prete, e direi anche un ottimo prete. A. P.
Questa lettera-testimonianza, simile a moltissime altre
testimonianze di figli e di figlie di preti sposati presenti nella comunità
ecclesiale, mostra come la famiglia del prete sposato sia un segno visibile del
carattere familiare della comunità ecclesiale, al punto che un criterio di
discernimento che le prime comunità cristiane, fondate dagli Apostoli, avevano
per scegliere colui o coloro che dovevano guidarle
pastoralmente era proprio la sua capacità di essere un buon marito e un buon
padre, sia pure nei termini della cultura familiare del I sec. d.C.
Perché, allora aver paura che il prete
abbia una sua famiglia e che questa famiglia sia “visibile” nella comunità
ecclesiale? Le solite fobie sul sesso e la donna ?
Dio non chiede forse alla coppia l’esemplarità della
vita coniugale e l’esemplarità dell’amore coniugale?
Non esiste, forse, anche all’interno della coppia una “castità coniugale di cui
parla il Concilio Ecumenico Vaticano II,
linguaggio dello scambio corporale che
deve essere parte vera di questo amore coniugale.
Ebbene, questa prospettiva riguarda
anche la “coppia investita della
chiamata presbiterale dell’uomo”. Ambedue sono chiamati non soltanto in termini
morali, come ogni altra coppia cristiana, ma anche in termini deontologici, cioè comportamentali, al compito di amarsi in modo pieno e
perfetto perché sono chiamati ad essere esemplari anche nell’amore coniugale.
p. Nadir Giuseppe, prete sposato - nadirgiuseppe@alice.it