Vocazioni in rete

 

Gentile Direttore di lettere@lastampa.it,


navigando in rete ho trovato l'articolo di Bottero che riferisce quanto sogna il rev.do Padre Rungi, passionista, che ipotizza, attraverso il web, un centro vocazionale virtuale per incrementare le vocazioni sacerdotali e religiose. Sono un sacerdote sposato che, forzatamente, a cagione dell'anodina legge celibataria, ha lasciato il ministero attivo, ma mi occupo tuttora di preti in crisi, di donne che amano un prete e di problemi annessi a questa tematica che è solo un aspetto del problema delle vocazioni in genere.
Devo dire che l'idea del Passionista Rungi non è nuova. Si può vedere, ad esempio, il sito gestito da P.Giuseppe Gamelli dei Legionari di Cristo che ebbi occasione di incontrare recentemente in un dibattito sul tema a Raidue.

L'idea non è nuova, ma è vecchio il metodo. Con nuovi mezzi si fa ancora qualcosa di antico: il reclutamento. Cioè l'opposto di quel che fece il Cristo il quale PRIMA  annunciò il messaggio e POI, quando l'annuncio interessò, chiamò alla sequela i Dodici. Il reclutamento funzionava nei secoli scorsi (dal Tridentino in poi), ma da molti anni non funziona più: ecco perchè i seminari diocesani (Minore e Maggiore) sono accorpati (quando va bene) in un unico seminario, i conventi si chiudono e gli istituti di postulandato sono affittati ad istituzioni comunali o provinciali o regionali.

Una delle motivazioni che adduce P.Rungi è che i giovani che parlano di vocazione alla vita sacerdotale o religiosa in famiglia siano scoraggiati dalla famiglia medesima. E' vero. E che si fa? Si aggira l'ostacolo praticamente facendo fare ai giovani qualcosa di nascosto? Altre dovrebbero essere, a mio modesto avviso, le risposte che i Responsabili della Pastorale Vocazionale dovrebbero darsi alla domanda del perchè i seminari sono sempre più vuoti e i conventi sempre più deserti.

Le risposte affondano le loro radici in una domanda unica: perchè Cristo non affascina più al punto che un uomo o una donna siano disposti a considerare una vita diversa da quella dei loro coetanei per dedicarsi alla testimonianza evangelica? Da questa domanda ne derivano altre: non è forse perchè la figura del sacerdote va ripensata nel suo ruolo fondamentale (non più come uomo del sacro, alter Christus...)?; non è forse perchè la testimonianza di persone (per persona intendo maschio e femmina) anche sposate, con figli, che annunciano il Vangelo e celebrano i sacramenti può essere più autentica?; non è forse perchè l'imborghesimento ed il perbenismo di molte persone di chiesa testimonia tutto, fuorché l'essenzialità del Cristo che "non aveva una pietra dove posare il capo"?; non è forse perchè il compromesso con il Potere offusca e rende incredibile un messaggio di un Dio Incarnato che fu vittima proprio del potere del suo tempo?

Potrei continuare, ma rubo spazio alla rubrica. Mi preme solo lanciare un appello: se non si ha il coraggio di ripensare radicalmente l'annuncio evangelico, ogni mezzo, anche nuovo, è solo un pannicello caldo o un'aspirina che allevia momentaneamente un dolore che ha radici più profonde. Così facendo ci si comporta come i malati che si rigirano nel letto cercando un po' di frescura e refrigerio alla febbre che divora il loro corpo.

La ringrazio per l'ospitalità. Molto cordialmente,

Ernesto Miragoli – Como www.webalice.it/miragoli


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