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Un testo equilibrato che offre
la possibilità di riconoscere le ragioni di entrambe le parti |
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Roma non divida quello che unì di Mario Monti La migliore prova di vitalità dell'Unione
europea, a cinquant'anni dalla sua nascita, è data
dall'acceso dibattito, che da Roma soprattutto promana, sui valori etici e sui fondamenti religiosi. Non ci si batterebbe
affinché vengano riconosciuti determinati valori,
capaci di orientarne lo sviluppo, se si considerasse quella costruzione
decadente, priva di futuro. È un dibattito essenziale per dare più anima e
più vigore all'Ue. Nobile nella preoccupazione
spirituale che lo muove e lo illumina, ma che potrebbe risultare
nefasto se fosse visto come occasione di protagonismo da personalità e
partiti attenti alle proprie convenienze, forse ancor più che all'identità
spirituale dell'Europa del futuro. Corriere, 25
marzo 2007 Siamo ben contente/i
di unirci ai movimenti
che si esprimono con questa dichiarazione Quale Europa all’inizio del
millennio ? Dichiarazione di movimenti cattolici di base sull’Europa futura
a
cinquanta anni del Trattato di Roma. Nel nostro continente la collaborazione tra gli Stati
che hanno dato vita all’Unione Europea è stata ed è
un’impresa molto positiva nella storia degli ultimi decenni. Ora, dopo la
caduta del muro di Berlino e la fine del bipolarismo, l’Europa si trova di fronte a sfide inedite. Esse sono l’apertura in
corso ai paesi dell’Est e poi alla Turchia, il suo ruolo nel mondo, la forte
immigrazione da paesi terzi, il funzionamento delle sue istituzioni e
gli obiettivi da perseguire per quanto riguarda la propria coesione
interna, l’equità sociale e la crescita sostenibile dell’economia. In occasione del cinquantenario della firma del Trattato di Roma gli Stati europei cercano di indicare
valori e strategie per affrontare le difficoltà presenti; anche i vescovi
d’Europa preparano documenti ed iniziative ma con un ben scarso
coinvolgimento del popolo di Dio. Noi pure, come cristiani che vivono la loro
fede nella Chiesa cattolica senza ruoli di alcun
tipo, vogliamo contribuire alla riflessione sull’Europa su alcune questioni
di fondo : 1)
il ruolo dell’Europa nel mondo deve essere al primo posto di
ogni preoccupazione. Non basta proporre una politica
estera comune, bisogna indicare quale. Noi pensiamo che l’Europa possa
e debba: -- svolgere un ruolo diverso dal passato
nelle sue politiche comunitarie e nei confronti delle grandi istituzioni
internazionali (Nazioni Unite, Fondo Monetario, Banca Mondiale,
Organizzazione mondiale del commercio) per quanto riguarda i rapporti tra
Nord e Sud del mondo al fine di combattere gli effetti negativi
della globalizzazione liberista, di promuovere uno
sviluppo sostenibile e di combattere la povertà; -- segnare una netta discontinuità
rispetto al passato sullo scenario internazionale affermando la sua
indipendenza dall’unica potenza globale rimasta per
diventare punto di riferimento per una politica di mediazione e di pace nelle
aree di conflitto (soprattutto in Medioriente ed in Africa) che ad essa viene spesso
sollecitata; -- attivare di conseguenza una politica
di separazione delle proprie strutture militari da quelle degli USA, iniziare la
riduzione delle spese militari, interrompere qualsiasi esportazione di armi e
contemporaneamente avviare iniziative proprie o promuovere e sostenere quelle
degli Stati membri o di organizzazioni della società civile in materia di
azioni nonviolente di prevenzione, di mediazione e di gestione dei conflitti; 2) i diritti dei cittadini e dei
lavoratori sono affermati in alcuni documenti dell’Unione Europea
ma la loro tutela deve essere perseguita con maggiore determinazione.
In particolare i diritti sociali fondamentali sono ancora garantiti in modo
insufficiente perché prevalgono l’ideologia ed il sistema del liberismo
economico. I problemi posti dalla difesa dello stato sociale vanno affrontati
con prudenza ed equità per evitare la formazione di nuove grandi sacche di
povertà tra i soggetti più deboli (pensionati, disoccupati, giovani, famiglie
numerose…). La stessa uguaglianza di genere non è ancora sufficientemente tutelata
e promossa; 3) nel nostro continente gli “ultimi” di
cui parla il Vangelo sono i lavoratori e le loro famiglie che provengono dai
paesi extracomunitari. La politica dell’U.E. e dei paesi membri è inferiore alle necessità ed alle legittime attese sia
nei confronti di chi è già arrivato in Europa sia di chi vi vuole arrivare; è
inoltre poco consapevole dell’apporto di queste nuove energie alle società
europea ; 4) i poteri criminali di
ogni tipo sono in aumento, facilitati dalla globalizzazione
dell’economia e della comunicazione, e si diffondono in Europa mentre nelle
istituzioni la consapevolezza della loro gravità è carente e non ci sono
interventi radicali, continui e diffusi. Mentre facciamo queste proposte per una nuova Europa
con l’animo e la mente rivolti all’Evangelo non
comprendiamo e non sosteniamo i continui pronunciamenti e l’attivismo dei
vescovi cattolici per ottenere nei testi costituzionali dell’U.E. e nella
attesa “Dichiarazione di Berlino” riferimenti alle “radici cristiane”
dell’Europa ed addirittura il richiamo a “Dio”. Siamo convinti che le culture
importanti nella storia dell’Europa sono state ben
più di una, che lo stesso forte segno lasciato dal cristianesimo è pieno di
tante ombre e che la chiara separazione della sfera religiosa da quella
civile è un grande valore umano e cristiano.
Esiste poi il rischio che, a causa di queste rivendicazioni dei
vescovi, altri rivendichino a loro volta le proprie
“identità” e che si creino così incomprensioni e divisioni inutili ed antistoriche.
Noi auspichiamo anche che i cattolici dei paesi europei
inizino a discutere con impegno e libertà dell’attuale
situazione dei rapporti Stato/Chiese che sono diversi da paese a paese
ma che sono, quasi ovunque, fondati su una condizione di privilegio nei confronti
della Chiesa cattolica. Vorremmo che la riflessione si ispirasse
alla Costituzione conciliare Gaudium et Spes e, in particolare,
al cap. 76 là dove afferma che Mentre riflettiamo sul futuro dell’Europa all’inizio
del millennio in una fase critica della storia dell’umanità
siamo anche consapevoli di quali e di quante siano le nostre responsabilità
dirette nel cammino ecumenico delle Chiese cristiane che prosegue con troppa
lentezza mentre il popolo cristiano è più avanti di chi lo guida. Ugualmente
su di noi pesa la responsabilità per un dialogo con le religioni, soprattutto
con l’islam. La convergenza delle religioni su grandi obiettivi di comune etica sociale e di convivenza tra i popoli
sarebbe uno straordinario contributo per il nostro continente e le sue
istituzioni. Ci guidano le parole dell’Evangelo nel darci la speranza che una
nuova Europa possa contribuire ad un altro mondo possibile. Fédération des Réseaux de Parvis (47 associations) Redes Cristianas
( 80 associations) Catholics for Free Choice (CFFC) Pavés Wir sind Kirche, Germany Iniziative Christenrechte in den Kirke Iglesia de Base de Madrid Dones creientes, Valencia Catòlicos
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