QUANDO I VESCOVI NON SANNO FARE IL LORO MESTIERE


 

IL FATTO

Un sacerdote di Livorno, abbandona il ministero. Lo fa dopo aver parlato con il suo vescovo di allora, mons. Diego Coletti, che mi ritrovo da poco vescovo a Como, mia diocesi.

Riporto uno stralcio tratto da Adista:

Don Stefano, 44 anni, è sacerdote dal 1991. Era da vari anni il delegato diocesano per l'Ecumenismo della sua diocesi e manteneva ottimi rapporti con la Curia e con il vescovo, mons. Diego Coletti. Proprio mons. Coletti era stato per tempo informato da don Stefano della sua decisione di sposarsi. Insieme avevano anche riflettuto sul modo migliore di comunicare questa notizia alla comunità di SS. Pietro e Paolo, in modo da non creare eccessivo turbamento. Avevano perciò concordato il testo di una lettera che don Stefano avrebbe letto alla comunità durante la messa di sabato 21. Il giorno dopo erano d'accordo che sarebbe stato il vescovo a celebrare la messa in parrocchia; in quell'occasione sarebbe stato lui a rivolgersi alla comunità, assicurando che avrebbe letto nuovamente all'assemblea la lettera di don Stefano. Solo che, domenica 22, salito sull'altare, mons. Coletti deve aver cambiato idea. Ha deciso di non leggere il testo di don Stefano e, durante la sua omelia, ha mostrato anzi un certo tono polemico nei confronti delle parole pronunciate il giorno prima dal parroco livornese. Dopo aver infatti premesso che occorreva avere "il massimo rispetto per la sua persona", aveva dichiarato di sentirsi "allo stesso tempo preoccupato per la serietà e la verità della sua decisione: ho timori - aveva proseguito - perché ho dovuto constatare che ha fatto tutto da solo mettendo tutti, anche me, di fronte al fatto compiuto sul quale non ha accettato nessun invito a riflettere, ad aspettare, non per trascinare situazioni ambigue, che nessuno gli ha mai consigliato - ma per guardarsi dentro con maggiore pacatezza prima di dare alla vita una svolta impegnativa". Anche perché, aggiunge il vescovo polemizzando con don Stefano, "essere prete non è un vestito che uno mette e toglie, né un mestiere, ma una grande scelta d'amore a lungo pensata". Sulla sua scelta, e su quanto dichiarato da mons. Coletti, Adista ha rivolto alcune domande a don Stefano.

Allora, don Stefano, quella di leggere una lettera alla sua comunità era o no un'idea condivisa dal suo vescovo?
Di più. Era un testo di sua conoscenza. Lo avevamo concordato insieme. Anzi, era stato proprio lui a suggerirmi dei cambiamenti; mi aveva detto di togliere tre frasi e io avevo accolto il suo consiglio. Mi aveva poi chiesto di non celebrare insieme a lui l'eucarestia della domenica: bastava che io parlassi sabato, il giorno dopo avrebbe pensato lui a leggere all'assemblea la mia lettera. Però non lo ha fatto. Mi è dispiaciuto, perché durante la messa del sabato io avevo parlato di fronte ad una settantina di persone. Il grosso della comunità, che era stata avvisata dall'articolo comparso domenica mattina sul "Tirreno", non ha avuto nessun tipo di comunicazione diretta da parte mia. Perciò, anche a causa della scelta fatta dal vescovo, ho inviato il testo della mia lettera al "Tirreno", che l'ha pubblicato integralmente nell'edizione del 27 dicembre.

Perché il vescovo si è comportato così, visto che avevate concordato assieme ogni cosa?
È una domanda che dovreste rivolgere direttamente a lui. Dovrei fare un processo alle intenzioni per rispondere. Certo, l'omissione del vescovo e la mia assenza quel giorno, sarebbe potuta sembrare ai miei parrocchiani una fuga. Cosa che non era assolutamente nelle mie intenzioni. Prova ne è il fatto che io e mia moglie continueremo a vivere nello stesso quartiere, nel territorio della parrocchia di SS. Pietro e Paolo. Comunque, qualunque siano state le motivazioni alla base della decisione del vescovo, io non ho voluto assolutamente reagire polemicamente nei suoi confronti, come se fossi stato tradito. Ho solo ritenuto opportuno, attraverso "il Tirreno", portare a conoscenza di tutti, quindi non più solo dei miei parrocchiani, le ragioni della mia scelta.

 

IL COMMENTO

Solo: NO COMMENT.

Mi spiace che mi ritrovo a Como un Pastore che s’è comportato così.

                                                                  Ernesto Miragoli

                                                                  miragoli@hotmail.it

 

 


 

Una risposta e una replica

 

… ho letto l'articolo e mi sono un po’ meravigliato perché:

---Coletti, qualche mese fa ancora vescovo nella sua diocesi toscana, aveva avuto il coraggio di denunciare sul  giornale il 'TIRRENO' che il Convegno di Verona era stato inutile e controproducente:”queste mega-adunate della Chiesa creano solo grande attesa e poi di conseguenza grande delusione:non si possono convocare 2700 delegati e poi non dare loro spazio di parlare, obbligarli ad ascoltare i discorsi di Tettamanzi,di Ruini,di papa Ratzinger....”.

Coraggio Ernesto, può darsi che Coletti sia il toscanaccio giusto per Como ! Te lo auguro !

***

L'annuncio in chiesa di un prete che lascia mi sembra una indebita spettacolarizzazione: hanno sbagliato vescovo e parroco. Sarebbe stato meglio che si fossero messi d'accordo e in settimana avrebbero potuto dare una comunicato congiunto dicendo che il don... aveva bisogno di un po’ di tempo per riflettere.

Immagino la gente in chiesa, con uno stato d'animo emotivamente forte, ed obbligata a dire ben altro.
 

Giuseppe Zanon

Replica di Ernesto

                                                                       
Anch'io ricordo la posizione di Coletti. Aggiungo che quando ho saputo che veniva a COmo gli ho inviato una copia del mio libro. Mi ha risposto al volo, chiedendo di incontrarci. Non l'ho ancora fatto per ragioni di lavoro.

Per l'articolo ho preso atto di quel che dice Adista.

Ciao, Ernesto