PRIMA DI TUTTO
IL FATTO
Da
un controllo pedissequo e preciso effettuato
sull’informazione religiosa nei mass media è emerso che il novantanove per
cento è dedicato alla Chiesa cattolica e solo l’ uno per cento a tutte le altre
confessione messe insieme.
I dati sono forniti dal Centro d'ascolto dell'Informazione
radiotelevisiva curato dai Radicali che hanno resa pubblica una denuncia il 23
gennaio in una conferenza stampa svoltasi alla Camera del Deputati.
Vediamoli:
nel 2004, il Tg1 ha dato accesso a interventi in voce
della Chiesa cattolica per il 98,01% del tempo di parola complessivamente
dedicato ad esponenti religiosi, mentre alle altre confessioni religiose ha
riservato solo l,99; nel 2005 il 97,49 contro il 2,51; nel 2006 il 97,61 contro
il 2,43. Dati poco diversi per il Tg2; appena meglio il Tg3 che negli anni in
esame ha dedicato alle minoranze religiose rispettivamente il 3,86, il 5,31 e
il 4,56.
Le cose vanno decisamente peggio quando si considerano
le notizie trasmesse, e non gli interventi in voce: la percentuale dedicata a
notizie sul mondo cattolico sale a 98,74 nel caso del Tg1, al 98,09 per il Tg2,
al 97,85 per il Tg3. Singolarmente - ma è un annotazione marginale - nel 2006
il «laico» Tg2 ha superato il «cattolico» Tg1 nello spazio dedicato
all'informazione su Vaticano, Conferenza episcopale e dintorni.
«Vogliamo denunciare – è intervenuto il presidente
della Federazione delle chiese evangeliche, past. Domenico Maselli - che un'informazione
così orientata crea un deficit culturale nel nostro paese rispetto a realtà
importanti in Europa e nel mondo».
Il
passo è fatto. La parola e il giudizio passano ora all'Authority
che vigila, tra l'altro, sulla corretta applicazione del contratto di servizio
sottoscritto dalla Rai.
IL
COMMENTO
Non
fatichiamo a credere alla denuncia. Vogliamo solo osservare che non ci
sembrerebbe corretto bilanciare secondo le norme del manuale Cencelli o della pars condicio, come l’ha chiamata Oscar Luigi Scalfaro, gli interventi dedicati alla chiesa cattolica o a
quella valdese, protestante, metodista, ortodossa, musulmana, anglicana e via
elencando dicendo tot minuti a questo e tot minuti a quello. Riteniamo che la
chiesa cattolica abbia naturalmente una preponderanza nel tessuto
sociale italiano e non è colpa del Papa se ogni mezzogiorno s’affaccia allo
finestra dello studio e trova la piazza piena di gente.
Osserviamo
inoltre che ci sono anche le responsabilità delle altre chiese che faticano a
definire un progetto che interagisca con i processi culturali e politici del
paese.
Questo è
un tempo di grandi cambiamenti sociali; il paese sta cambiando, evolvono i suoi
costumi, si modificano le appartenenze, si complicano le identità. È un tempo
di pluralismo per eccellenza nel quale su temi quali la convivenza multiculturale, la laicità, le scelte di vita, la libertà
religiosa, per le chiese si aprono spazi nuovi e rilevanti, se esse lo
vogliono. Hanno detto qualcosa sui PACS o sui DICO?
Hanno detto qualcosa sul tema dell’eutanasia? I giornali di questi tempi di
febbraio riempiono le pagine culturali sui sacrifici umani denunciati dal
figlio del Rabbino Toaff, ma i fratelli ebrei hanno
preso posizione su argomenti quali il caso Welby, la
pena di morte negli USA e via elencando?
Denunciare
è sempre facile. Meglio agire.
Ernesto
Miragoli
Aggiungo
una breve considerazione a quanto espresso da Ernesto.
Ciò che a
volte mi lascia perplesso, al di là della preferenza
del mondo cattolico rispetto ad altre confessioni religiose, è “quale” Chiesa
Cattolica trovi spazio sui media. Il mondo cattolico è variegato, complesso,
ricco di voci ed esperienze anche molto diverse tra loro. Perché
intervistare sempre vescovi o cardinali? E poi, anche
tra loro, perché sempre i soliti? Perché fare
informazione religiosa significa automaticamente andare a vedere cosa ha detto
il papa nel suo ultimo intervento pubblico?
Certo, il
mondo cattolico ha i suoi rappresentanti, è importante conoscere il loro pensiero, ma pare che - ad esempio sui pacs
-, il 68 % dei cattolici la pensi diversamente da Ruini,
Betori e Ratzinger. Forse
se apparisse maggiormente la dialettica tra cattolici
si farebbe una informazione più corretta ed utile. D’altra parte se le telecamere
sono puntate solo sul Vaticano forse non è tutta colpa
della RAI. Siamo noi cattolici infatti che abbiamo
insegnato al mondo laico che
Altra
anomalia sull’informazione religiosa poi, è quella per cui
se su un qualunque argomento viene intervistato un prete, quello deve dire cosa
dice
Tempo fa ho assistito ad una scena edificante.
Un giornalista
locale, uno di quei depressi che non sanno cosa inventarsi pur di scrivere
qualcosa, si avvicinò al mio parroco che stava chiudendo la chiesa per fargli
alcune domande inerenti ad un piccolo furto che era avvenuto il
giorno prima. Il don, anziché approfittare dell’occasione per finire sul
giornale con tanto di foto, si arrabbiò e gli rispose: “Ma non avete altro da
scrivere su quel giornale? Ma perché non và domattina
al campo sportivo e non intervista quelle centinaia di ragazzi che in questi
giorni stanno lavorando gratuitamente per il Centro Missionario? Perché anziché
scrivere dei soliti furtarelli non date spazio a
fatti belli come quello, dove dei giovani raccolgono carta, ferro, vestiti per
il prossimo?” il giornalista però continuò a fare domande
sul portafoglio vuoto ritrovato dal parroco e allora lui chiudendogli in faccia
la porta lo cacciò dicendo “Guardi, se la mette così, allora le dico che qua
non c’è stato nessun furto. Buonasera!”
Mauro Borghesi