Mauro – Ausilia
Parte di una corrispondenza
Carissimo Mauro
Quello che dici lo giudico
molto, ma molto positivamente in tutto. Quel che aggiungo non è in alternativa a quanto tu affermi, ma in complementarità.
Sono d`ccordo(issimo) che questa sacralità che il prete sposato si sente
appiccicata addosso per tutta la vita serve a ben poco... per non dire altro.
L`unica mia proposta (il termine non è esatto) è la
seguente:
Detto e fatto quanto tu dici
e proponi col tuo chiaro esempio, e non solo il tuo, l`estremo
allontanarsi dalla chiesa nella sua pratica sacramentale, criticabile come si
vuole - sia dal punto di vista dell`impostazione
teologica, sia da quello concreto ed esistenziale di fede vissuta - è un
modo impareggiabile di far vivere la fede (sottolineo VIVERE
Un esempio fresco fresco. Ho partecipato ad una cresima qui a New
York. Ti posso dire ben poco in queste righe, ma ti
assicuro che è necessario raggiungere tanta gente, che ho vista raccolta,
attenta, "compresa" dell`elemento mistico e
delle sue implicazioni nella vita di ogni giorno (ho parlato a lungo con loro
per tutta la giornata). Non sono un`amante delle
masse , ma ricordo il 'misereor super turbam",
e penso al pane distribuito a tanta gente nella condivisione.
E` vero, noi dobbiamo contentarci di quello che
possiamo fare e va bene fare tutto ciò che è
possibile, e che potrebbe essere esemplare in vista di nuove forme... (che sono
anche di sostanza).
E` vero che è inutile stare sempre a lamentarsi e/o ad
implorare di entrare dalla finestra : che è meglio condurre una strategia
serena forte seria efficace per far vedere che ci
siamo e che non siamo dimezzati dall`esclusione,
nella quale troviamo anzi delle opportunità. Ma è giusto porci il problema di
far risplendere quel po` di luce che c`è in quel che siamo e facciamo.
Quando agiamo in modo provocante, (SI` E` Vero , MOLTI DI NOI LO
FANNO) chiudiamo noi stessi ogni porta di accesso a ciò da cui siamo
esclusi.
E poi io preferisco, dopo tanto meditare, un
atteggiamento umile unito ad uno forte e deciso, senza dimenticare che solo
lo Spirito lo rende tale. Vorrei che fossimo propositivi al cento per
cento. Chi leggererebbe (o legge) "Sulla Strada"
se in essa raccogliessimo {raccogliamo) fior di
contestazione, senza due-tre righe aggiunte a tutto
ciò che riportiamo, per chiarire la nostra posizione equilibrata?
Le mie chiacchiere scaturiscono da
un gran fuoco... Abbi pazienza, aiutami a non perderlo, pur criticandomi
se lo meritano le mie considerazioni.
Con tanta empatia d`amore
in Colui che per me resta il Figlio di Dio (figurarsi!
lo sono anch`io!), Ausilia
Mia cara sorella Ausilia,
Provo a rispondere alle
sollecitazioni della tua email. Intanto grazie per il
contributo essenziale che ci proponi.
1 - Entrando
nel merito delle tue proposte per “Sulla
Strada” credo che l'editoriale……………
2 - L'intuizione tua nel
proporre una riflessione seria sul… "bisogno di colmare lo iato
artificiale tra essere nel ministero e l'esserne fuori, andando
oltre", è fondamentale. Se non ci leviamo di dosso un
etichetta più o meno sacrale che
ci hanno appiccicato non saremo mai felicemente liberi.
Ma questa libertà,
(benessere interiore) l'avremo quando al posto dell'etichetta
sacrale capiremo che l'unico potere da esercitare è quello di mettersi in
servizio come Lui! Si fa molta più fatica di quanto ne abbiamo
fatta quando "qualcuno" ci ha imposto le mani e ci ha autorizzati ad
essere persone sacre – separate… Ma ne vale proprio la pena? Ai nostri cari amici
che fanno fatica a liberarsi "dall'essere sacri
per sempre", dobbiamo proporre la nostra vita che, anche dopo la ‘desacralizzazione’, è diventata ancora più preziosa perchè
al posto dell'etichetta camminiamo nella fiducia di "riempirci di
Lui"!!!
Saluti carissimi, Pina e Mauro