Mario
Lodi, La mongolfiera, illustrazioni di Patrizia Roselli, ed. la
meridiana (collana partenze, 112 pagine, 13,50 euro)

Un libro che racconta
la storia vera di un gruppo di bambini e bambine, venuti al mondo nello stesso
paese, chi un po’ prima, chi un po’ dopo. Messi nella stessa classe, ebbero la
sventura (o la fortuna?) di incontrare un maestro che aveva voglia non di
insegnare ma di imparare da loro e con loro tante cose. Allora fecero un patto:
chi sapeva o capiva subito una cosa diventava maestro e la insegnava a chi non
aveva ancora capito. Anche il maestro diventò scolaro
dei suoi scolari. Insieme fecero trecentoundici
giornalini e anche una storia a puntate, una specie di romanzo avventuroso dal
titolo La mongolfiera.
«C'era una volta (si fa per dire) un gruppo di bambini e bambine». Inizia così l’avventura fantastica
del libro La mongolfiera, un
classico di Mario Lodi già pubblicato alla fine degli anni
Settanta e riproposto dalle edizioni la meridiana, su impulso dello
stesso autore, in una nuova veste grafica, con le illustrazioni a colori di
Patrizia Roselli.
Il viaggio
immaginario a bordo di una mongolfiera che una classe elementare di diciotto
alunni (quindici italiani e tre stranieri) fa con il suo maestro rappresenta
un’esperienza da leggere, raccontare, condividere, far assaporare ancora ai
bambini di oggi. La mongolfiera porta
i protagonisti della storia a Venezia, tra turisti e gondolieri, prosegue
per la grotta di Frasassi e poi a Roma con i suoi
animali, come i gatti del Colosseo. Dalla capitale il
viaggio continua in direzione della Sardegna dove alcune donne stanno
preparando quel pane così sottile da prendere il nome di carta da musica: lì i
bambini ascoltano dalla voce di un vecchio le storie di briganti e il codice
della vendetta. Il viaggio, naturalmente, non finisce sull’isola, ma prevede
molte altre tappe, dall’Egitto allo Zaire. Il libro
diventa in questo modo uno strumento utile per percorsi storici, per imparare e
scoprire tradizioni,
storie e costumi
di città, regioni e Stati diversi e propone l’idea di una
scuola che mette a frutto i talenti, le risorse e la creatività degli alunni.
«Tutti i bambini – scrive Lodi che è nato nel
Il risultato – continua Lodi – è che «impararono così che
nessun uomo era uguale e che tanti bambini diversi che lavorano insieme fanno
un gruppo con tante idee, quindi un gruppo vivace, simpatico, dove si discute e
a volte anche si litiga ma poi il lavoro realizzato
insieme diventa bello perché porta l’impronta del meglio di ognuno. Piano piano
accadde che lavorando in gruppo, quello che faceva uno era
come se fosse di tutti perché quando si è molto amici e si parla, le idee che
nascono è difficile che siano al cento per cento di chi le esprime, perché sono
il prodotto di tanti stimoli».