A
volte capita di ricevere pezzi interessanti che riguardano preti che non
conosciamo, ma sicuramente autentici. Questa descrizione
è palpitante di vita. Vale la pena leggerla:
aiuta
a riflettere, a non dare giudizi approssimativi…
io prete e il rischio DELL' AMORE
Don Fabio, neo cappellano: sposarsi dovrebbe essere una
libera scelta
Maglione e jeans. scarpe da ginnastica. Ma tu non porti il cappello da cappellano, quello con le tre
punte? È la prima domanda che mi hanno fatto i ragazzi
dell’oratorio. quando sono arrivato in questa
parrocchia. I1 cappellano che mi ha preceduto portava il tricorno e l’abito
talare. I ragazzi appena lo vedevano dovevano alzarsi in piedi dicendo: Sia
lodato Gesù Cristo. Io sono un po’ diverso.
Quasi tutti’ mi
chiamano Fabio, alcuni don Fabio.
Scende
da una Ford Fiesta che ha
13 anni. “Con 700 euro al mese non mi
posso permettere certi lussi, ma mi va bene cosi. Ho scelto io di fare il prete”. È
sacerdote da due anni e mezzo, don Fabio Fiori. 28 anni, nato
Calalzo di Cadore, cappellano da due mesi a Santa
Giustina e prima subito dopo l’ordinazione, inviato nel quartiere popolare di
Carzano, a Belluno. “La vita da prete? La cosa più bella è stare in mezzo alla gente. La
pastorale non si fa in sagrestia ma in giro per il paese, anche nel bar. Tutti
sanno chi sei, anche se ti presenti in jeans. Magari parli di sport, della neve
che non arriva. ma poi qualcuno si avvicina e ti parla
di cose serie. E allora, se ci riesci, dai una mano”.
Una camera con
letto singolo, da ragazzo. Dischi di Fabrizio De Andrè, cd di musica metal. Nello studio, la grande foto di un Crocefisso. È stata fatta nella cappella Fulcis, è l’unico Crocefisso che sorride. Don Fabio è un
prete nuovo in una parrocchia tradizionale, con l’arciprete che dice che
bisogna raccogliere al più presto 85.000 euro per finire la sala parrocchiale
polivalente, costruita accanto alla grande chiesa,
alla grande canonica, all’asilo, al bar ristorante, ai saloni dell’oratorio, ai
campi da calcio, basket e pallavolo.
“La vita da prete? La cosa che non sapevo,
quando studiavo in seminario, è che questa è una vita a sbalzi. Sei lì che ridi
coi ragazzi all’oratorio, organizzi un campeggio. e
cinque minuti dopo ti trovi a parlare d’Estrema Unzione a un ammalato, o corri
nella casa dove c’è stato un lutto. L’esperienza mi aiuterà, nei prossimi anni.
Ma già adesso ho imparato una cosa importante: la
parola giusta, di fronte al dolore, è il silenzio”.
Un prosecco al bar
e Marisa, l’impiegata di banca, saluta il don dicendo
che un prete così se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
Ragazze, l’amore, la famiglia. Sapevo che voleva arrivare
lì dopo quello che il cardinale Claudio Hmmes ha detto sul celibato. Il rischio di innamorarsi c’è,
è ovvio, e del resto innamorarsi è una cosa bellissima. Se
succede, cerchi di ragionare. Hai fatto una scelta - io sono entrato in
seminario a 15 anni… e almeno per ora non è previsto che un prete abbia
famiglia. Dipendesse da me sarei per la libera scelta.
Ci potrebbero essere preti sposati e altri celibi Ma queste sono idee mie, e
non sono certo io a decidere.
Il celibato è una norma, non un dogma. Ricordo che discussi anche
con il padre spirituale in seminario. Gli contestavo la teologia del
celibato e dicevo che una norma non ha bisogno dl
contestazione teologica. Per fortuna almeno per ora non sento la solitudine. Mille cose da
fare ogni giorno e ogni sera, e per leggere, studiare
o ascoltare musica rubo le ore al sonno.
Il pericolo, per un prete. non è innamorarsi,
ma confondere i ruoli. Faccio un
esempio: una ragazza viene da te a chiedere aiuto. Ascolti e parli. cercando di dire le cose giuste. Il problema serio arriva quando tu, prete, aspetti che lei torni non per
ascoltarla ma per non sentirti solo. In
questo modo usi una persona, e questo vuol dire approfittare di
urna ragazza, non innamorarsi. È questa confusione di ruoli che va assolutamente evitata. Innamorarsi è un’altra cosa bella
e pulita Basta
poi decidere che fare della tua vita.
L’istituto diocesano per il sostentamento del clero passa al cappellano 1000
euro netti al mese. Ma 300
vanno all’arciprete per il vitto e l’alloggio. Spendo molto in benzina, perché
in parrocchia ci sono 17 chiese e diciamo Messa anche in paesi vicini e devo
fare tutto con 700 euro. I panni da lavare li porto
ancora a casa dalla mamma.. Sveglia alle 7,30, colazione e giornali. Pranzo
alle 12, cena alle 19. La mamma dell’arciprete, don Sergio Dalla Rosa, ci
prepara i pasti e questa è una fortuna.
Tanti sacerdoti ormai vivono del tutto soli.
C’è anche don Bernardo D’Agostini, un prete in
pensione che vive con noi e dice la prima Messa del
mattino. Un’agenda piena di impegni. A volte succedono anche gli Infortuni.
Nell’altra parrocchia, a Cavarzano, il parroco mi
dice: “Durante l’omelia ricorda che festeggiamo i 60 anni di matrimonio dei
signori tal dei tali”. Io dopo il Vangelo leggo
l’appunto e dico “siamo qui in questa lieta circostanza...”. Si alza un signore
che quasi grida: “Ma guarda che questo è l’anniversario della morte di un
nostro caro. Insomma una
figura da chiodi. Incidenti a parte, la vita da prete comunque non è facile. A chi si separa e divorzia non puoi
dare né l’assoluzione né
Sei seminaristi al liceo Lottino di Belluno, e solo due sono diventati
preti. C’è chi entra perché come me pensa di essere
chiamato da Gesù. Il seminario serva a capire se la chiamata è vera o se è
soltanto una suggestione, Arriva anche chi è in fuga dalla realtà, chi non
trova la morosa, chi è stato in campeggio con un prete simpatico e vuoi
diventare come lui. Il rettore,
monsignor Giuseppe Andrich, che ora è il mio vescovo,
nonostante la penuria di vocazioni non ha mai esitato a mandare a casa chi sia spinto solo
da suggestioni.
Una corsa sulla
vecchia Ford per una Messa della sera. Come sacerdote
- dice don Fabio - faccio
anche l’educatore, lo psicologo,
l’assistente sociale. Mi pagassero per tutti
questi lavori, girerei in Mercedes. Ma di fare il
prete l’ho deciso io
e ci ho pure pensato bene.