ELISABETTA DELLA TRINITÀ
La mistica bambina
Una
vita brevissima, soltanto 26 anni, giocata tutta nel silenzio del Carmelo,
nella ricerca e nell’ascolto di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Come santa Teresina, anche Elisabetta della Trinità è una piccola grande maestra di mistica cristiana.
La «bambina» che
«ascoltava» i Tre. È la definizione – controcorrente e paradossale per i nostri
giorni – che bene si addice a Elisabetta della
Trinità, della quale ricorre il centenario della morte. Maestra
spirituale, della testimonianza che Dio è Padre degli uomini e nostro Padre.
E questo prima ancora di essere carmelitana, vivendo
da laica impegnata nel mondo fino all’età di 21 anni.
Nata il 18 luglio
Spinta dal desiderio di appartenere per sempre al
Signore, a 14 anni circa, la giovane si consacrò a lui con il voto privato di
verginità. Fu in questo periodo che scrisse: «Un giorno, dopo
Una volta ricevuto il consenso della mamma e,
grazie alla lettura della Storia di un’anima di Teresa di Lisieux, il 2
agosto 1901 Elisabetta entrò nel Carmelo di Digione,
prendendo il nome di «Maria Elisabetta della
Trinità». L’8 dicembre vestì l’abito carmelitano e
incominciò il noviziato. Fu un anno di lotta e di purificazione, ma insieme di
fedeltà al raccoglimento nella fede. L’11 gennaio 1903
emise la professione religiosa. Negli anni che seguirono, la giovane monaca
visse un tempo di grande pace, immergendosi
nell’intimità di Dio Trinità. Nel 1905, scoprì la ricchezza delle lettere di
san Paolo e cominciò a firmarsi con il nuovo nome di Laudem
gloriae. Della spinosa situazione della Chiesa di
Francia nulla sembra trasparire dalle opere della beata, se non un grande desiderio di immolazione per
Verso la fine del 1905, esplose la malattia che la portò alla morte (morbo di Addison e tubercolosi). Visse
l’anno seguente all’insegna della sofferenza come conformazione fisica alla
morte di Cristo. Durante l’ultima estate scrisse il testo dei due Ritiri,
vero e proprio testamento spirituale. Col progredire della malattia crebbero
anche le sofferenze fisiche e le prove interiori. «Dio è
fuoco consumante, io subisco la sua azione», esclamava. E in una
confidenza a una consorella diceva ancora: «Essere
lode di gloria mi sostiene in tutte le difficoltà».
Non è una teologa, ma l’esperienza interiore di Elisabetta può essere definita una "teologia
esistenziale": Dio parlava al di dentro della sua «bambina», facendole
sperimentare il mistero dell’inabitazione trinitaria,
e lei, di rimando, con un’accoglienza tutta docilità, «ascoltava» raccolta
com’era nell’intimità dei suoi «Tre». Ciò che contemplava era il Padre che da
tutta l’eternità l’aveva predestinata.
Elisabetta si annoverava tra coloro che Paolo considera prescelti, riproponendo così la teologia del
battesimo, considerato come sigillo-evidenza storica del rapporto Padre-figlia, relazione che la teneva viva. Visse, così,
tutta la sua vita come una conseguenza di tale predestinazione. Aggredita dal
male, scriveva alla mamma: «Il Maestro si è degnato di scegliere tua figlia...
per associarla alla sua grande opera della redenzione,
e che egli soffre in lei un prolungamento della sua passione! La sposa
appartiene allo Sposo, il mio mi ha presa, vuole che sia per lui un’umanità
aggiunta, nella quale egli possa ancora soffrire per la gloria del Padre, per
aiutare i bisogni della sua Chiesa».
Più il corpo era flagellato
dalla terribile malattia, più la sua anima si appoggiava a Maria, Ianua Coeli,
custodendo come lei il mistero dell’Incarnazione di Dio nel suo cuore. La sua
preghiera è contemplazione dell’esperienza di Maria-Chiesa
nel segno di una sensibilità tutta mariana, trasferita
nel rapporto Cristo-Chiesa, quale rapporto sponsale-ecclesiale.
Elisabetta seppe cogliere e riproporre
nella sua vita tale rapporto, attraverso quella particolare sensibilità, con
cui realizzò la sua vocazione nella Chiesa e nel Carmelo. Tale sensibilità,
acuita con l’apprendimento della musica, approfondì in lei quella capacità di
ricezione e di dono, di ascolto estatico della Parola.
Per il cuore e per la mente di Elisabetta costitutiva
quel pati divina, tipico atteggiamento
dei mistici, protesa com’era verso l’eterno Vivente con la ferma volontà a
stabilirsi in lui. Ed è proprio questa modalità
originale di fare esperienza del mistero trinitario che divenne parte
essenziale della "missione" della carmelitana di Digione.
Elisabetta, dunque, parla ancora agli uomini del
nostro tempo, come ebbe a dire Giovanni Paolo II in
occasione della sua beatificazione (25 novembre 1984): «Questa contemplativa,
lungi dall’isolarsi, seppe comunicare alle sorelle e ai vicini la ricchezza
della sua esperienza mistica. Il suo messaggio si diffonde oggi con forza
profetica... Alla nostra umanità disorientata, che non
sa più trovare Dio o che lo deforma, che cerca su quale parola fondare la
propria speranza, Elisabetta dona la testimonianza di una perfetta apertura
alla Parola di Dio, da lei assimilata a tal punto da nutrire meravigliosamente
la propria riflessione e preghiera, e da trovarvi tutta la motivazione per
vivere e consacrarsi alla lode della sua gloria».
È qui che si radica la testimonianza della sua vita
di comunione con le divine Persone. È questa la grande
lezione di "teologia vissuta" proposta da Elisabetta Catez.
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La bibliografia di Elisabetta della Trinità è tutta da scoprire, meditare,
analizzare; maturata nel chiuso di un Carmelo, contemporanea di quell’altra grande colonna dell’ascesi carmelitana che fu
santa Teresa del Bambino Gesù di Lisieux (1873-1897).
Il 21 novembre 1904 compose la celebre preghiera Elevazione alla Trinità.
Oltre a questa lode, Elisabetta ci ha lasciato poche pagine di Diario
(corrispondente agli anni 1899-1900); una raccolta di Lettere (346, di
cui 84 del periodo precarmelitano), e una serie di
Trattati spirituali: Il cielo nella fede (redatto su
richiesta della sorella Ghita), La grandezza della nostra vocazione (è
il testo della lunga lettera 310), Ultimo ritiro di laudem
gloriae (note prese da Elisabetta per ordine
della priora Germana di Gesù); 123 Composizioni
poetiche; Note intime (brevi
componimenti, spesso preghiere di cui fa parte l’Elevazione alla Trinità).
Tutte si trovano nel volume Opere (pubblicato dalla
San Paolo, 1993, pp. 794, € 23,24).