Circa la proposta di federazione
tra i gruppi di preti con famiglia    

 

Ernesto, parlando nel sito “chiesa in cammino”:

Sono felice dell'iniziativa della Federazione, anche se, a causa del mio limitato tempo, non potrò essere utile più di tanto. Il mio contributo all'idea: - inserirci nella Federazione Internazionale dei preti sposati utilizzando anche la loro pubblicazione (Ministerium Novum) che potrebbe tradurre gli articoli anche in italiano - non fare troppe teorie, ma dar vita a qualcosa di pratico come può essere una cooperativa o qualcosa del genere che si occupi dei problemi dei preti e delle suore che lasciano il ministero e delle loro famiglie. (Esempio: iter per chiedere la "riduzione" allo stato laicale se vogliono contrarre matrimonio religioso, un centro di prima accoglienza se non sanno dove andare, aiutare a cercare un lavoro che sia congeniale alla coppia, regolarizzare posizioni INPS...) - cominciare a proporre una spiritualità della coppia del prete sposato. Molti rimangono preti e basta e la moglie non c'entra nella loro vita. - instaurare un dialogo con le Conferenze Episcopali Nazionali - proporre una teologia del sacerdozio che svincoli il ministero sacerdotale dalla sua esclusiva mascolinità, dal senso del "sacro", dal ruolo di "autorità religiosa" spesso conferito ai preti.

° ° °

 

Ausilia, per “Donne contro il silenzio”

 

Avrei voluto lanciare un programma che servisse di collegamento tra i vari gruppi in vista dell’annunziata Federazione, e  me lo sentivo dentro con urgenza. Poi ho riflettuto che noi donne possiamo avere un compito specifico per aderire ad essa con un’impronta tutta nostra, e perciò faccio espresso riferimento a quanto andiamo esprimendo nel sito.

E’ arricchente per tutti, in una federazione, esprimere vari aspetti della stessa problematica, sempre nella stima per le varie posizioni, ma tenendo saldo almeno un principio-base comune. Per una federazione di preti sposati, a mio parere sarebbe fondamentale sapere da che parte siamo; cioè, se vogliamo o no il dialogo con la chiesa ufficiale. Se no, per noi non ha senso partecipare alla federazione, sempre restando in rapporti di benevolenza e di amicizia con tutti i gruppi e siti. Infatti, anche se tale dialogo ci è negato nel modo corretto che è giusto esigere (da noi stessi e dall’altra parte), siamo coscienti che un domani diverso si prepara con modelli alternativi: ma in che modo alternativi, se non nella chiesa nella quale si è definito il nostro passato? Che significa coordinarci se questo lo rinneghiamo? Se invece agiamo a livello personale non c’è bisogno né di gruppi né di federazione, se non per scopi che esulano dalla tematica di cui ci occupiamo

* * *

Ecco quanto scrivevo parecchi anni fa, leggendo la seguente frase in “Piazza grande”:

"Uno dei punti più ferocemente difesi dalla nostra fondatrice, Louise, [negli USA], e' proprio questo. Lei rigetta qualsiasi allusione ad essere fuori o diversi oppure contrapposti alla Chiesa con la lettera maiuscola, ma accetta che si mettano in luce la verità e la giustizia, che si rigetti quello che è ovviamente sbagliato e fuori dal Vangelo di Cristo, senza però allontanarsi o distruggere il bene e l'Istituzione medesima in quanto "popolo di Dio" e retta dallo Spirito.

 

Brava Louise!!! Questo è anche il nostro programma.

Ma vogliamo essere anche concrete. Quanto alle donne sposate, c’'è un elemento che dovremmo far crescere nei nostri mariti, non tanto in maniera esemplare (sa troppo di gente che vuole essere perbenino), ma nella responsabilità di non fare spegnere in colui che ha esercitato il ministero presbiterale la fiamma dell'amore a Cristo, alla chiesa, al prossimo, non diversa da quella di tutti gli "abilitati” a diffondere la luce del Vangelo. La luce  si espande col solo esserci. E dal posto “privilegiato” di emarginati possiamo fare ancora tanto. Il mondo, e la chiesa in particolare, non hanno bisogno di pulpiti,ma di vangelo vissuto.

Molto dipende da noi donne, senza cedere alle lusinghe dei corteggiamenti circa le nostre “valentie”, nella verità dei nostri limiti e delle potenzialità meno visibili…. Non vogliamo caricarci di pesi in più come sogliono da sempre le donne, bensì aiutare a “semplificare” il significato della prima scelta: nel senso di coglierne l'essenziale.

Quanto alle donne che vivono drammaticamente il rapporto con un prete, vogliamo essere punto di riferimento per chiunque ci cerchi, con amicizia sororale, in vista del loro vero bene.

E per le ex-suore? Non assimiliamole alle altre (a meno che non siano sposate con preti). Facciamo con loro un discorso a parte, consapevoli che si tratta dell’uscita da uno stato di sudditanza (rimarcata in campo femminile) a regole che hanno spento la voglia di donarsi. La risurrezione del loro spirito non ha da proporsi altrimenti che con la liberazione totale: dalle dimensioni totalizzanti dell’istituto che le aveva accolte, dalle paure e da insulse vergogne per un tradimento che invece è stato un atto di fedeltà ai propri ideali, dai giudizi improvvidi della gente, dall’incapacità di rifarsi una vita, eccetera. Nessuna rivendicazione, invece, circa ciò che con un’espressione infelice le definirebbe “suore sposate”! Basti osservare, a proposito, che le suore sono tali perché fanno i voti.

A nome di tante che condividono quanto espresso.


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