Se facessimo
giungere a Città di Castello la nostra domanda “perché beato”? provocheremmo
nella città sconcerto. Sì, questo vescovo avrà le carte in regola, non ne
dubitiamo; fate pure la vostra festa! Ma noi sogniamo una chiesa che non abbia
bisogno di mettere aureole, e un popolo di Dio che cerchi ben altro che
glorificare i suoi ‘eroi’. Vogliamo che la santità risplenda nel cuore di chi
ama Dio e il prossimo e cerca di buttare il suo piccolo seme di DOVERE nel
solco di questa umanità troppo ingiusta e funestata da orrendi mali. Un solo
gesto di amore può salvare una vita; è questo messaggio che anche da questo
sito vogliamo diffondere.
Carlo
Liviero, vescovo del
'900
di Matteo Liut
«Quando si tratta di anime, non dire mai
basta: giorno, notte, monte, città, campagna è tutt'uno; la nostra missione è
questa: condurre le anime a Cristo». Il 29 giugno 1910 queste parole
risuonarono tra le mura della Cattedrale di Città di Castello, che quel giorno
accoglieva il nuovo vescovo, monsignor Carlo Liviero. Domani, a distanza di 97
anni, verrà reso ufficiale ciò che i fedeli della diocesi umbra avevano già
capito nel 1910: quelle parole nascevano da un uomo che con la sua vita avrebbe
reso alla Chiesa e al Paese un esempio di santità. Il solenne rito di
beatificazione di quel prete della diocesi di Padova giunto in Umbria anche
grazie alla sua scelta radicale a favore degli ultimi avverrà domani mattina
alle
Il riconoscimento dell'esemplarità nella
fede della vita di Liviero giunge a 75 anni dalla morte, sopraggiunta il 7
luglio 1932 (era nato a Vicenza il 29 maggio 1866), pochi giorni dopo un
incidente automobilistico. Convinto nella «guerra all'errore» ma animato
dall'«amore agli erranti», come egli stesso scriveva nella sua prima lettera
pastorale, Liviero aveva ampiamente realizzato il suo «programma», facendo
fiorire numerose opere e iniziative diocesane. E tra i «frutti» più fecondi c'è
anche una congregazione religiosa, quella delle Piccole Ancelle del Sacro
Cuore, approvata da papa Benedetto XV nel 1916. Un istituto avviato nel 1915
con tre giovani, per accogliere gli orfani dei soldati morti nella «grande
guerra», e oggi estesa in 36 case, con 290 religiose. Una vera e propria
famiglia religiosa che tra gli anni '50 e '60 è cresciuta con l'Istituto
secolare «Spigolatrici della Chiesa» e
Impegnato a fondo anche in ambito sociale,
Liviero coltivò profonde convinzioni pedagogiche: «L'ufficio della scuola deve
essere duplice - scriveva nella lettera per
Forte della convinzione che carità e impegno sociale vadano di pari passo, il
vescovo di Città di Castello si impegnò fin da subito per la nascita del
settimanale cattolico «Voce di popolo» (1910), della scuola elementare maschile
vescovile (1910), della fondazione della «Tipografia vescovile» (1912) divenuta
nel 1917 «Scuola tipografica orfanelli Sacro Cuore», dell'«Ospizio Sacro Cuore»
(1915), della «Libreria Sacro Cuore» (1919), del pensionato «Sacro Cuore»
(1920), della colonia marina «Sacro Cuore» a Pesaro (1925) della sala
cinematografica «Sant'Egidio» (1931). Una lunga serie di segni concreti
dell'attenzione a giovani, anziani e famiglie tutte poste sotto la protezione
del Sacro Cuore, immagine del Dio-agape. Per questo egli stesso invitava a coltivare
«non la lotta di classe, ma la fraterna cooperazione delle varie classi sociali
per rendere meno disagiato il vivere».
Lungo il cammino di preparazione della
diocesi di Città di Castello in vista della beatificazione: al santuario
Madonna delle Grazie si chiuderà domani la mostra fotografica «Con Te... sui
passi di Carlo Liviero», nello stesso santuario giovedì si è tenuta la sacra
rappresentazione «Carlo Liviero in caritate Christi», domenica scorsa un
convegno dedicato al vescovo che ha guidato la diocesi per 22 anni. Stasera
alle