A Lucetta

 

 

 

Carissima Lucetta,

     la tua lettera è densa di idee e di sentimenti; è un condensato di tante cose che andiamo dicendo da tempo noi del sito Donne co-si.

 

    Colpisce come sempre quanto debba soffrire la parte più debole, la donna, in ogni rapporto con il prete che vorrebbe sì amare una donna ma, infine, è più attaccato e sceglie la vocazione sacerdotale. E neanche si ricorda di quanto diceva già P.Cristoforo a don Rodrigo: 'Credi tu che il Signore abbia creato una persona per il tuo divertimento ?'.

   

   La realtà è che donna e prete sono, in parte, vittime della stessa legge assurda, quella del celibato obbligatorio per i preti: “Vuoi fare il prete ? Devi fare roccia di sesto grado, devi arrampicarti in parete anche se non ne hai le capacità ( il carisma )... Prega e vedrai che  ci riuscirai!” E se non ce la farai? Pazienza, qualcuno pagherà, o tu prete o la donna che hai travolto nella tua cordata. Pazienza !

 

  Quanto siamo lontani dalla semplicità ed autenticità evangelica: 'Sia il vostro linguaggio sì , no no'. Sei portato al matrimonio? La donna è la compagna che Dio ha creato proprio per te, le dovrai amore e rispetto. Sei chiamato al sacerdozio e al celibato ? Che cosa c'è di più bello nella vita che sapere anche arrampicarsi in parete oltre che camminare sui normali sentieri. Sei chiamato al sacerdozio e contemporaneamente  al matrimonio? Ma quando mai capirà questa gerarchia ecclesiastica che a fare il prete è la fede e la vocazione specifica e non il celibato obbligatorio e che la donna può essere ottima compagna in questo viaggio .

 

   Lucetta, mi colpisce comunque nella tua lettera la disanima del mondo dei preti.

Usi espressioni come: 'egoismo cieco e inconsapevole...non gli è stato insegnato ad amare. Sono cresciuti in un ambiente anaffettivo, sterile e rigido: tutto centrato sulla norma, sulla negazione dei propri sentimenti e impulsi vitali... non sono nemmeno capaci di riconoscere il proprio egoismo'.

   Quante cose hai centrato in questa tua raffica! Ma ricordiamoci che anche il prete è vittima a sua volta di una legge assurda che non tiene conto della persona umana, dei suoi sentimenti, delle sue idee, della sua maturazione personale. E per convincerti, ti faccio l'esempio del mio caso. A 12 anni ero in una Casa di riposo/Ospedale, sotto la direzione di brave suore, con la fortuna di aver evitato l'orfanotrofio dal momento che i miei genitori erano lontani per malattia. Passato in collegio e in convento, ho fatto tredici anni di seminario quasi completamente isolato dal mondo e dalla mia famiglia e, come dici tu,sono cresciuto in ambiente anaffettivo, sterile e rigido'. Certo che mi hanno insegnato cose belle, ma non c'era la base, non c'era la maturazione personale e che fatica poi nella vita a recuperare tutto questo!

 

    Questa falsa impostazione educativa e il fatto che, se c'è vera vocazione, il ministero sacerdotale diventa l'unico scopo della vita, crea nei preti che si innamorano di una donna un dramma dalle dimensioni incalcolabili. Un dramma che non è stato ancora affrontato nella sua vera entità perché si preferisce o far battute e pettegolezzo da parte della gente, o parlare di scandalo da parte della Chiesa. Mai di un vero dramma personale.

 Con tanti e tanti saluti, Giuseppe Zanon

 

Cara Lucetta,

Oltre tutte le cose che ci siam dette nella nostra corrispondenza orale e scritta, dico – non per te, ma per coloro che ci leggeranno – che dà tristezza l’immagine del prete quale risulta dall’esperienza di Miriam e dalla tua. Ma non perdiamo la speranza che le cose possano cambiare. Il futuro è tutto da costruire, e noi, persone provate, dobbiamo portare il nostro contributo anche dicendo verità scomode, e associandoci a tutti/e coloro che portano ancora vivi segni delle ferite riportate e le nascondono – talvolta - goffamente. Ma insisto su quella che voi due ritenete una mia idea fissa: Dobbiamo rendere la chiesa consapevole di danni morali, psicologici, spirituali, che sono da CURARE. A tutti i costi!

Ausilia