PERCHE’ LE DONNE NON SANNO LEGGERE LE CARTINE E GLI UOMINI NON SI FERMANO MAI A CHIEDERE

a cura di Allan e Barbara PeaseSonzogno ed. Milano 2003

 

la magia del tocco

"Il contatto può avere un'azione vivificante. I primi test condotti sugli scimpanzé da Harlow e Zimmerman hanno dimostrato che la mancanza di contatto portava i piccoli a depressione, malattia e morte prematura. Risultati simili sono stati riscontrati nei bambini trascurati dai genitori: uno studio importante condotto su bambini di età compresa tra dieci settimane e sei mesi ha indicato che i figli delle madri a cui era stato insegnato ad accarezzare il loro bambino erano molto meno inclini a contrarre raffreddori o a soffrire di vomito e diarrea, rispetto a quelli privi di contatto materno.

 

 Altre indagini hanno rivelato che la velocità di ripresa di pazienti nevrotiche o depresse dalle crisi era direttamente correlata con il numero di volte in cui queste venivano abbracciate e con la durata degli abbracci. L'antropologo James Prescott ha effettuato uno studio pionieristico sul rapporto tra educazione infantile e violenza e ha scoperto che le società in cui i piccoli venivano raramente coccolati presentavano i tassi più alti di violenza tra la popolazione adulta, mentre i bambini che ricevevano affetto e carezze diventavano, di solito, adulti più sani e felici. Molestatori e pedofili avevano in genere alle spalle un'infanzia spesso trascorsa in istituti, caratterizzata dal rifiuto, dalla violenza, dalla mancanza di affetto.

 

Molte culture, in cui la tradizione del contatto fisico tra esseri umani non è presente, amano cani e gatti, poiché gli animali permettono loro di sperimentare questo contatto mediante le carezze. La pet therapy, oggi molto diffusa, si è peraltro rivelata un metodo prezioso per aiutare diversi pazienti a vincere la depressione e altri problemi mentali" (p 41).

Una donna è 4-6 volte più incline a toccare un'altra donna durante una conversazione rispetto a quanto non si verifichi tra uomini (p 42)

 

"La ricerca ha dimostrato che la matrice del corpo e del cervello del feto umano presenta una struttura femminile ed è per questa ragione che gli uomini possiedono alcune caratteristiche femminili superflue, quali i capezzoli. (…)

 

Oggi sappiamo che sei-otto settimane dopo il concepimento un feto maschio riceve una prima dose massiccia di ormoni maschili, gli androgeni, atti a formare i testicoli, e una seconda, destinata a trasformare la struttura cerebrale da femminile a maschile.

 

Se il feto non riceve le dosi adeguate di ormoni maschili al momento giusto, può verificarsi quanto segue: il bambino può nascere con una struttura cerebrale più femminile che maschile (in altre parole è molto probabile che diventi gay una volta raggiunta la pubertà) oppure può nascere con un cervello dotato di struttura completamente femminile e con genitali maschili. Sarà un transessuale, ossia un individuo biologicamente appartenente a un sesso, ma consapevole di essere di quello opposto.

Esiste anche la possibilità che un feto geneticamente maschio nasca con genitali maschili e femminili.

 

Nel suo libro innovativo, Brainsex, la genetista Anne Moir documenta i numerosi casi di bambini geneticamente di sesso maschile che, nati con sembianze femminili e cresciuti come femmine, nell'età adolescenziale hanno "sviluppato" pene e testicoli.

 

(…) L'omosessualità è una questione genetica, non una libera scelta. Non solo è innata, ma l'ambiente in cui cresciamo gioca, in ordine al nostro comportamento, un ruolo minore di quanto non supponessimo.

 

Gli scienziati hanno scoperto che gli sforzi che i genitori compiono per reprimere le tendenze omosessuali nei figli non sortiscono alcun effetto; inoltre, dato che l'influenza dell'ormone maschile (o della sua assenza) sul cervello è la principale responsabile di tali tendenze, gran parte degli omosessuali è di sesso maschile. (…) Per ogni lesbica (un soggetto con corpo femminile e un cervello maschile) vi sono approssimativamente dieci uomini gay" (pp 161-164)

 Beppe Pavan in “Uomini in cammino”