Vallettopoli: ma qual è il problema?

 

 

         Se ci fermiamo a guardare con attenzione tutto quanto è successo e sta succedendo con l'inchiesta giudiziaria avviata dal Pubblico Ministero Henry John Woodcock di Potenza, ci si accorge che la questione non è da riferire ad una deriva da gossip della magistratura, piuttosto ad una inchiesta che va a toccare problemi ben più grossi che il semplice discorso scandalistico.

         La questione è il ricatto (vero o presunto lo stabiliranno le indagini) che è stato rivolto a personaggi politici di un certo livello, così come a persone di spettacolo e comunque in vista. L'attività illegale è quindi quella dell'utilizzo di foto o filmati al fine del ricatto, e qui esplodono diversi aspetti inquietanti, dei quali vorrei affrontarne solo due che toccano in modo più diretto la mia sensibilità, ovvero l'aspetto politico e quello legato ad una moralità di facciata.

         La domanda è: quale tipo di garanzia politica e democratica può dare un politico che si fa ricattare? Un politico come Sircana che ricopre un ruolo politico importante nel quadro del nostro governo può farsi ricattare? Se oggi si fa ricattare per la paura di un dileggio morale, domani sullo stesso piano potrebbe farsi ricattare dando come riscatto servizi che sono direttamente inerenti alla sua funzione politica. Quale sicurezza per la democrazia? Quale sicurezza per noi se siamo gestiti politicamente da personaggi che invece di attestare la legalità, pongono il problema anche personale sul piano giuridico in relazione alla preservazione del proprio istituzionale?

         Indubbiamente questo aspetto si coglie nelle righe dei vari articoli di giornale, ma ciò che emerge o che vuole essere messo in rilievo è, invece, la questione morale. Tutto sembra centrarsi sulle foto che lo ritraggono con una prostituta transessuale, come se questo fosse il reale motivo politico determinante. L'opinione pubblica è spostata volutamente su un elemento di pochissimo valore giuridico e soggettivo invece di essere posto sulla questione reale, quella della ricattabilità di una persona che nel suo ruolo non dovrebbe per condizione sottostare a nessun tipo di ricatto. Ma va da sé che oggi noi ci troviamo di fronte ad una realtà nella quale la dimensione umana non è più compresa nel suo reale senso, tutto deve necessariamente diventare mediatico, così che i processi non si sviluppano e non si eseguono più nei loro luoghi preposti istituzionalmente, ma nei programmi TV o nelle pagine dei giornali, dove giornalisti e conduttori si improvvisano giudici ed investigatori. Ma la vita è spettacolo? La politica che dovrebbe essere il presupposto fondante di una esistenza democratica può essere trasportata sul piano mediatico?

         Gli elementi di discrimine diventano il giudizio morale determinato socialmente sulla base di fattori soggettivi e strettamente personali quali la sessualità o aspetti propri della vita privata di una persona. Si è accorto di questo il Garante solo perché la questione ha toccato in modo diretto un esponente di rilievo politico, ma certamente il Garante non ha fatto caso alle centinaia di casi nei quali la questione soggettiva di una persona è stata sbattuta in prima pagina per quanto non ci fossero reali addentellati alla connessione di reato. Siamo alla tragedia nei suoi aspetti tragici e comici di un sistema che ha perso la propria dignità. Qui entra la questione relativa ad una moralità di facciata. Il giudizio di una giuria telematica, raccolta sulla base dei dati auditel e non per una chiara scelta di “valore”, sentenzia non sulla dimensione dell'analisi dei fatti, ma sulla presunzione di poter apporre il proprio giudizio sulla base di leggi morali non definiti e soprattutto solo ipocritamente esposte di facciata, aiutati in questo da una squallida informazione che per vendere ama e vuole fare del torbido su ogni cosa, utilizzando come elemento particolare la presenza di persone transessuali che per vivere devono fare la vita.

         Perché ritengo ipocrita questo moralismo? Sostanzialmente per le seguenti ragioni:

a) perché in quanto transessuale mi trovo spesso e volentieri ad essere oggetto delle attenzioni sessuali e dei pruriti di trasgressione di una quantità di maschietti, regolarmente sposati, con prole, con lavori di una certa dignità, con professionalità più o meno alte, con una moralità da salvaguardare agli occhi della gente per bene;

b) perché come giustamente aveva ad osservare uno studioso e giornalista che ha uno spazio su radio radicale, spesso questo moralismo che si accende pieno di furore ed indignazione altro non è che la frustrazione di non poter fare quello che attribuisce fatto dai famosi.

         Ritorna chiaramente alla mente, su tutta questa vicenda, la storia evangelica della donna adultera: chi è senza peccato scagli la prima pietra!

Darianna Saccomani