GESÙ E LE DONNE
Convegno biblico con Padre Alberto Maggi – Cuneo 16-17-18 giugno 2006
“…e si meravigliarono che stesse discorrendo con una donna…” Gv. 4,27
Buona sera
a tutti, grazie di cuore per questa partecipazione.
È veramente una gioia, non sono parole, l’essere qui con voi perché davvero siete un gruppo unico, straordinario. Vedere tante persone che di sera, dopo una giornata di lavoro hanno voglia di ascoltare una persona che parla e poi dei Vangeli … e questo tema! mi diceva qualcuno che forse non sembra neanche molto, molto attraente: “Gesù e le donne” …. e va bene, e gli uomini?
Allora vi ringrazio per la fiducia e vedrete che l’argomento interessa sì, senz’altro le donne, ma non solo le donne perché le donne presenti nei Vangeli non vogliono indicare soltanto le femmine, ma tutti quegli individui che la religione emargina per tanti motivi. Quindi tutte quelle persone che si sentono - per motivi morali, religiosi, sessuali – emarginate dalla religione, tutti questi avranno modo di interesse nei personaggi femminili che gli Evangelisti ci presentano.
Questa sera è una serata di introduzione i pezzi forti verranno domani: i brani del Vangelo. Questa sera collochiamo il contesto nel quale gli Evangelisti scrivono e vediamo qual è il mondo della donna all’epoca di Gesù e lo facciamo leggendo tre versetti del Vangelo di Luca che mette così… con non-chalance, sembra quasi in una forma già scontata, in realtà sono un’autentica rivoluzione sono qualcosa di esplosivo. Sentiamo questi tre versetti.
Il capitolo 8 del Vangelo di Luca: In seguito Egli se ne andava per città e villaggi”.
In seguito a cosa? È l’episodio che tratteremo della peccatrice che entra nel banchetto dove partecipava Gesù e fece scandalo il perdono che Gesù le concesse.
“predicando e annunziando la buona notizia del Regno di Dio”. Ecco, questa è la caratteristica di Gesù: Lui va in giro ad annunziare la buona notizia del Regno di Dio. E qual è questa buona notizia? Questo per spiegare cosa viene dopo. Già chi ha partecipato agli incontri dell’anno scorso ricorderà la novità portata da Gesù: Gesù presenta un Dio completamente nuovo, è un Dio sconosciuto nel panorama religioso dell’epoca perché è un Dio non buono ma, ricordate l’anno scorso?
Esclusivamente buono, un Dio che è amore e che non ha altra maniera per rapportarsi con le persone che non sia quella di una comunicazione incessante e, se la persona l’accoglie, crescente d’amore. Questo è Dio. Quindi lontano dal Dio presentato dalla religione, il Dio che incute paura, il Dio che promette un ipotetico premio e minaccia veri, autentici castighi per i colpevoli, un Dio che secondo la religione, ti fa sentire sempre indegno, colpevole. Ebbene Gesù annunzia la buona notizia del Regno di Dio, cioè Dio è amore. Non c’è una persona che per la sua condotta la sua condizione sociale, religiosa, morale possa sentirsi escludere dall’amore di Dio. Questa è la novità portata da Gesù; è anche la novità che gli è costata la vita, perché voi sapete che ogni religione insegna e presenta, impone un Dio che premia i buoni, ma castiga i malvagi. Gesù presenta un Dio che a tutti: buoni e malvagi comunica il suo amore indipendentemente dalla loro condotta e dalla loro risposta. Un Dio che, ricorderanno le persone presenti all’incontro dell’anno scorso, non guarda i meriti delle persone ma i loro bisogni. Meriti non tutti li possono avere, perché se uno basa il suo rapporto con Dio sull’osservanza della legge, (questa legge non a tutti è possibile osservarla) per cui si sente indegno, peccatore e non ha meriti da offrire al Signore. Ebbene, con Gesù, Dio non ama le persone per i loro meriti – perché non tutti possono avere dei meriti da presentare – ma Dio ama le persone perché attratto non dai loro meriti, ma dai loro bisogni e, bisognosi, tutti quanti lo possono essere. Questa è la buona notizia del Regno!
Ed ecco il versetto 2: qualcosa di inconcepibile e di scandaloso a quell’epoca “con lui c’erano i Dodici” col numero dodici l’Evangelista non intende presentare tanto dodici individui singoli, il numero dodici nella simbolica dei numeri ebraica rappresenta Israele, quindi il popolo di Israele che ha seguito Gesù “e alcune donne” alcune donne nel gruppo di Gesù?! Questo è inammissibile, intollerabile e scandaloso. Perché? Vedremo questa sera le condizioni della donna a quell’epoca.
Tenete presente che nella lingua ebraica il termine al femminile di discepolo non esisteva. Giovanni Battista è apparso a dei discepoli tutti maschi quindi una donna in un gruppo era inconcepibile, perché la donna, da sempre, lo vedremo questa sera, deve stare sotto l’autorità di un uomo: del padre prima, del marito poi e poi eventualmente dei figli ma sempre circoscritta nell’ambito del clan famigliare. Una donna che vivesse al di fuori del clan famigliare era inconcepibile a meno che non fosse una prostituta.
Il diritto ebraico prevedeva il ripudio concesso al marito che sorprendeva la donna in giro per strada da sola o parlando con un’altra persona.
Ebbene, nel gruppo di Gesù c’erano alcune donne. Questo significa che tutto il gruppo è malfamato perché la donna è considerata un essere inferiore e soprattutto per il fatto fisiologico che hanno le femmine, della mestruazione, le donne vengono considerate sempre impure e rendono impuro tutto l’ambito che le circonda. Quindi il gruppo di Gesù accogliendo delle donne – non s’era mai sentito prima: un gruppo con alcune donne – è un gruppo che si presenta come impuro e anche, lo vedremo nelle superstizioni del mondo ebraico, il fatto fisiologico della mestruazione rendeva la donna causa di maledizioni, attirava dei guai, quindi il gruppo di Gesù si presenta come un gruppo impuro e fonte di maledizione.
Potrebbe già bastare qui: c’erano alcune donne quindi inammissibile che Gesù nel suo gruppo abbia scelto alcune donne, ma sentitele chi sono queste: donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie, quindi donne che avevano avuto un trascorso. Spirito maligno significa una realtà che le aveva tenute fuori dalla sfera di Dio, e le presenta “Maria detta Maddalena dalla quale erano usciti sette demoni”.
l’Evangelista non dice cosa siano questi sette demoni e noi non abbiamo la possibilità di ricostruirlo; poi nientemeno che “Giovanna moglie di Cuza l’amministratore di Erode”.
A
quell’epoca non c’erano i nostri giornali scandalistici tipo - non so, io forse
sono rimasto un po’ indietro … Stop, Novella – quei giornali che sparano questi
titoli così, però le chiacchiere c’erano! C’è una donna conosciutissima che si
chiama Giovanna che è la moglie del ministro delle finanze del re Erode che ha
abbandonato il marito per seguire questo giovane profeta. Ma ve le immaginate
le chiacchiere? Ve lo immaginate lo scandalo? Lo scandalo a corte e lo scandalo
in tutta
Questi tre versetti sono inauditi per la mentalità dell’epoca. In realtà l’Evangelista ci sta dando quell’indicazione che vedremo sempre presente nel corso dei Vangeli e che è questa (anche se a noi maschi dispiace un po’ ammetterla): mentre i personaggi maschili presenti nei discepoli salvo una o due eccezioni non di più, sono presentati tutti in maniera negativa, le donne, salvo due eccezioni, vengono tutte presentate positivamente. Le due eccezioni sono le due donne che sono legate all’ambito del potere: Erodiade, la donna che detiene il potere, e la madre dei figli di Zebedeo la donna che ambisce al potere. Salvo questi personaggi, le donne vengono presentate positivamente ma non solo, non solo l’Evangelista e vedremo quanto questo sarà più clamoroso ma ci ritorneremo con questo confronto, non solo l’Evangelista le presenta al livello degli uomini, ma in un grado superiore. Quindi la donna che era ritenuta l’essere umano più lontano da Dio, nella comunità di Gesù non solo è ritenuta al livello dei maschi, degli apostoli, dei discepoli ma addirittura a un grado superiore.
Questa
indicazione che ci dà Luca che“lo servivano” è importante. Nella concezione
dell’epoca Dio era nella sfera dell’assoluta santità gli unici esseri che
potevano stargli vicino continuamente erano sette angeli chiamati gli angeli
del servizio che avevano il compito di servire il Signore. Ebbene, nei Vangeli,
alle donne è stato dato lo stesso compito degli angeli. Servono Gesù e sono
coloro che vanno ad annunziare il suo messaggio.
Comprenderete quanto tutto questo cozzi e sia di contrasto con la mentalità dell’epoca e vedrete, tempo centocinquant’anni, al massimo duecento, tutta quell’importanza che Gesù aveva dato alle donne, tutto quel valore che la comunità cristiana aveva riconosciuto alle donne, non solo verrà tolto, ma verranno tolti anche quei diritti che potevano avere perché la novità portata da Gesù è stata talmente grande che non era possibile comprenderla in una cultura maschilista dell’epoca in cui la donna era considerata praticamente – lo vedremo – un uomo venuto male.
Allora
questa sera vediamo qual è la condizione della donna all’epoca di Gesù, qual è
la condizione nel mondo culturale, nel mondo religioso; ci faremo guidare dai
due importanti documenti che abbiamo, uno è
Gli ebrei credevano e credono che quando Mosè salì sul monte Sinai Dio gli diede due leggi, una quella scritta quella famosa nelle tavole che compone i primi cinque libri della Bibbia, l’altra gliela diede oralmente, a voce, e, poi in epoca successiva verrà scritta. Ma anche questa ha lo stesso valore della parola di Dio, quindi ci faremo guidare da questi due binari e come indicazione per seguire un po’ questa conoscenza del mondo della donna prenderemo quella che indubbiamente viene presentata dagli Evangelisti in una maniera importante che è la madre di Gesù.
Cosa dice
Il libro del Siracide, uno dei libri sapienziali della Bibbia, scritto tra l’altro da un grande intellettuale, un grande teologo ma questo fa capire cos’era la cultura dell’epoca, dice: “Dalla donna ha avuto inizio il peccato per causa sua tutti moriamo”. Quindi la prima donna, quella che poi è passata con il nome di Eva, è stata la causa del peccato e a causa sua moriamo tutti quanti. Ecco perché nel mondo ebraico quando c’era il funerale, dietro il morto seguivano subito le donne, perché le donne sono responsabili della morte. Quindi della colpa più grave, del castigo più grave che ha colpito l’umanità, la morte, di chi è la colpa? La colpa è della donna.
E guardate non è un testo gretto, un testo scritto da una persona incolta, il libro del Siracide è stato scritto da un grande teologo, da un grande filosofo e da un grande letterato, ma, questa, era la cultura dell’epoca. Continua, il Siracide: “È meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna”. Una donna che porta vergogna fino allo scherno.
Un altro grande teologo si chiama Qoelet termine che indica il predicatore, anche questo di grande levatura teologica che ha scritto pagine stupende, lui afferma ispirato ma certamente sconsolato, che: “Un uomo su mille l’ho trovato, ma una donna fra tutte non l’ho trovata”.
Questi sono i testi più vicini all’epoca di Gesù; questo era il contesto culturale dell’epoca; tant’è vero che gli uomini tre volte al giorno avevano l’obbligo di una triplice benedizione al Signore e questa benedizione diceva: “Ti ringrazio Signore che non mi hai creato pagano, non mi hai creato cafone (cafone significa la persona che lavora la terra quindi incapace di osservare le prescrizioni della legge) e perché non mi hai creato donna”.
Questa
benedizione c’è anche al femminile naturalmente con una variante: “Ti ringrazio
Signore perché non mi hai creato pagana, ti ringrazio Signore perché non mi hai
creato cafona e che mi hai fatto secondo la tua volontà”. Quando nasce un
bambino, questa nascita viene preceduta da una preghiera: per quaranta giorni,
al momento del concepimento, il maschio prega perché nasca un maschio perché
nella concezione maschilista e biologica del tempo era inconcepibile che da un
maschio venisse fuori una donna. Quando nasceva una donna significava che il
seme era avariato o il maschio era debole, non era virile, un maschio genera un
maschio. Era inconcepibile che un maschio generasse una donna e guardate che questo,
nella cultura orientale, ancora oggi è vero. Io ho vissuto diversi anni in
Palestina, ho degli amici carissimi, ricordo quando un mio amico aspettava il
primo bambino e mi diceva: “quando nasce il bambino … quando nasce il bambino
…”, e gli dissi: ma senti, se è una femmina? Lui mi guardò offeso e disse: cosa
dici, impossibile sono un uomo forte io sai. Gli nacque una bambina. Mi
telefonò, ricordo queste esatte parole: “Alberto è una femmina, ma le si può
voler bene lo stesso”. Comunque ha subito dovuto mettere incinta la moglie
perché fino a che non nasce un maschio è un po’ disonorevole che ci sia una
bambina. Allora quando l’uomo mette incinta la moglie prega per quaranta giorni
che nasca un maschio e poi continua la preghiera che avvenga secondo
Voi capite che in quella cultura la nascita di una bambina, per la donna, è un’autentica disgrazia! A parte il fatto che sa che subito dovrà rimanere incinta per dare il maschio al marito, ma, tre mesi di purificazioni quotidiane!! Non c’era l’acqua corrente, l’acqua bisognava andare a prenderla alla sorgente, alla fonte ed era compito della donna; per tre mesi la donna deve continuamente fare le abluzioni, purificarsi perché la legge vuole così; io credo che è uno dei crimini più grossi compiuti dalla religione. Pensate la nascita di un bambino! Io credo che se dobbiamo usare il termine miracolo si può usare proprio per la nascita di un bambino, veramente è un miracolo della creazione! Ebbene, la religione arriva a insudiciare tutto questo, quando nasce un bambino la madre è impura, il doppio di giorni naturalmente se è una femmina. Se sottolineo queste cose è perché queste credenze ebraiche purtroppo si erano infiltrate, inquinandolo, nel cristianesimo, e forse le persone che hanno la mia età ricorderanno che prima del Concilio Vaticano II quando ci fu il grande cambiamento liturgico, nella chiesa cattolica quando una donna partoriva prima di entrare in chiesa doveva all’ingresso della chiesa ricevere una benedizione dal parroco perché il parto in qualche maniera l’aveva resa impura.
Ebbene la
nascita di una bambina quindi è una sciagura per la madre che adesso deve
purificarsi e per il padre io credo che la descrizione migliore dell’angoscia
che prende la nascita di una bambina è sempre nel libro del Siracide dove
Abbiamo i testi che ci dicono che a cinque anni queste bambine erano già in grado di esercitare la prostituzione, a otto anni il primo rapporto completo. Questo teniamolo a mente quando vedremo l’episodio della prostituta e Gesù. La prostituta non è una che dice: “adesso mi metto a fare la prostituta”, è una donna che non ha mai conosciuto la famiglia perché è stata rifiutata fin dalla nascita. Era abbastanza normale e non era considerato né un delitto, né un peccato. Nel libro del profeta Ezechiele il profeta parla di Israele come di una bambina rifiutata e dice: come oggetto ripugnante fosti gettata via in piena campagna il giorno della tua nascita. C’è eventualmente, se uno proprio non se la sente, un altro rimedio: la fai crescere e poi la vendi come schiava.
Abbiamo detto che vogliamo vedere questa condizione della donna attraverso l’esistenza della madre di Gesù. Non abbiamo le prove che sia stato questo il motivo, ma è certo strano il nome che i genitori della madre di Gesù hanno messo a questa bambina: Maria. Probabilmente, non abbiamo le prove, questo nome ha voluto esprimere tutto il disgusto, tutta la scontentezza della nascita di una bambina perché Maria era un nome maledetto che mai veniva posto a una bambina.
Perché questo nome è maledetto? L’unica volta che Maria appare nella Bibbia, nell’Antico Testamento, è perché è il nome della sorella di Mosè, donna ambiziosa, intrigante, approfitta di un momento di calo di popolarità del fratello che si è sposato con una negra e lei, attenzione, lei e Aronne fratello di Mosè, quindi fratello e sorella mormorano contro Mosè che si è sposato con una negra. Il Padre Eterno sente, si arrabbia, notate: Aronne e Maria sono fratello e sorella di Mosè, hanno commesso lo stesso crimine di parlar male di Mosè per cercare in qualche maniera di screditarlo e dice: Il Signore udì e l’ira del Signore si riversò su … chi? Su Maria naturalmente, Aronne no, e il Signore la maledice, perché era considerata una maledizione, con la lebbra.
La lebbra a quell’epoca non veniva considerata una infermità ma una maledizione scagliata da Dio. Per le suppliche di Mosè finalmente Dio accondiscende a guarirla ma a malincuore. – tra l’altro quando morirà Maria dice: ma non state a piangere per una vecchia –. Dio la guarisce dalla lebbra, ma da quel momento il nome Maria scompare dai nomi delle donne ebree, non si trova più perché era il nome che portava la maledizione. Un po’ come noi, nella nostra cultura cristiana: chi si azzarda a mettere al bambino il nome Giuda? Giuda è un bel nome, uno degli apostoli, non solo quello che lo ha tradito, si chiama Giuda, però siccome Giuda ricorda il traditore di Gesù, almeno io non conosco, non c’è nessun bambino che si chiami Giuda. Oppure pensate all’altro nome bellissimo che i cristiani portavano con tanto vanto Lucifero, Lucifero significa splendente, portatore di luce, era un nome ambito dai cristiani sia al maschile Lucifero sia al femminile Lucifera. C’è un vescovo di Cagliari che è San Lucifero, nel IV secolo, poi dopo nacque quella storiella dell’angelo bellissimo – la conoscete no? – che voleva essere come Dio e gli hanno messo di nome Lucifero da quel momento Lucifero è scomparso dai registri di battesimo. Non so se voi conoscete qualche bambino che si chiama Lucifero, ma è un nome bellissimo ebbene, ugualmente, il nome Maria da quel momento è scomparso. Allora ci chiediamo perché la madre di Gesù si chiama Maria e quasi tutte le donne dei Vangeli hanno questo nome? Probabilmente appunto per questa emarginazione, per questo disgusto che c’era per questa donna.
Ebbene, se la nascita di una bambina è una disgrazia, la sua vita è un’autentica sciagura. La bambina cresce per fare la serva, serva del padre e dei fratelli, del marito e dei figli poi. Del resto questa servitù viene così argomentata nel Talmud, (ripeto libro sacro che ha lo stesso valore della parola di Dio): ma non fu bene per il primo uomo che gli fosse presa una costola e in cambio gli fosse data, attenzione, una serva per servirlo? Questo perché Adamo dopo un po’ si lamenta: perché questa donna qui? non si stava meglio senza? Allora il Talmud argomenta: no, è stata creata la donna per servirti! quindi il ruolo della donna è quello di essere serva. Serva del padre, dei fratelli, serva del marito e serva dei figli. Un altro dei libri sapienziali, ripeto stiamo prendendo i libri più importanti, teologicamente più raffinati, il libro dei Proverbi fa l’elogio della donna perfetta.
Sentite voi, secondo questa mentalità, qual è la donna perfetta: si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia neppure di notte si spegne la sua lucerna lavora con grande energia e le sue braccia non sono mai stanche. Poi dopo avere elencato tutti i lavori compiuti da questa donna: si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani, pianta una vigna, stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita, fa delle coperte di lino, confeziona tele sentite il finale che è clamoroso, dopo aver elencato tutto quello che fa questa donna che s’alza che ancora è buio e va a letto a tarda notte, l’autore ammette benevolo che: il pane che mangia non è frutto di pigrizia. Non c’è male eh? Il pane che mangia non è frutto di pigrizia!
Non so questa povera disgraziata quando ha tempo di essere pigra. Quindi questo ritratto della perfetta donna di casa in realtà è il ritratto di una schiava.
Bene, allevata per essere una serva, un animale da lavoro, la donna viene esclusa dall’istruzione e dall’insegnamento religioso che sono un privilegio dei maschi.
Vedete, nella Bibbia dove Dio è talmente preciso, dopo aver elencato tutta la sua legge cos’è che aveva detto? (così argomentano i rabbini), cosa ha detto il Signore?
Ha detto: tutte queste cose insegnerete ai vostri figli, il Padreterno che è tanto preciso se avesse voluto che l’insegnamento fosse rivolto anche alle donne avrebbe aggiunto: anche alle vostro figlie, non c’è, quindi l’insegnamento religioso è soltanto per i figli e non alle figlie. Questo ha fatto sì che nel Talmud si arrivò a insegnare che: le parole della legge vengano distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne.
Quindi è meglio che tutte le Bibbie vengano distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne. Quando una volta una donna provò a chiedere a un rabbino la spiegazione di un passo della Bibbia si sentì rispondere in maniera molto dispregiativa: una donna non ha che imparare a servirsi del fuso.
La donna non è considerata una persona, abbiamo visto che è una sub categoria umana, è una cosa, la sua vita non le appartiene, è proprietà del padre, del marito e eventualmente dei figli, infatti dice sempre il Talmud: la ragazza resta sotto il potere di suo padre fintanto che non entra sotto il dominio del marito attraverso il matrimonio. Proprietà dell’uomo di casa, negli elenchi, la donna è sempre posta alla stregua del bue e dell’asino, molto spesso dopo il bue e l’asino comunque sempre dopo la casa. Tanto per avere un’idea di quanto valeva la donna nel tariffario del valore delle persone: dai 5 ai 20 anni la tua stima sarà di venti sicli per un maschio e di 10 sicli (10 sicli è un mese di lavoro) per una donna. Quindi la donna non vale assolutamente niente. Sempre per restare nell’ambito della Bibbia vorrei richiamare la vostra attenzione sul libro del Deuteronomio nei famosi Dieci Comandamenti, nel riposo del sabato. Ascoltiamo con attenzione cosa dice il legislatore: osserva il giorno del riposo per santificarlo come il Signore Dio tuo ti ha comandato, lavora sei giorni e attendi in esso a ogni opera, ma il settimo giorno è riposo sacro al Signore Dio tuo non fare nessun lavoro attenzione all’elenco né tu né tuo figlio né tua figlia né il tuo schiavo né la tua schiava né il tuo bove né il tuo asino né alcuna delle tue bestie né il tuo forestiero che sta entro le tue porte affinché il tuo schiavo e la tua schiava possano riposare al pari di te. Avete notato chi manca in questo elenco, chi è esentato dal riposo? La donna! Quindi la mucca si deve riposare il sabato ma qualcuno bisogna che mandi avanti le cose della casa, neanche la schiava, la moglie è quella che deve lavorare.
Allora, allevata come una serva arrivata all’età di 12 anni e 1 giorno la donna viene maritata. Per comprendere il matrimonio israelitico occorre vederlo nella sua terminologia che non corrisponde ai nostri usi e costumi per cui non abbiamo i termini adatti, quando una donna a 12 anni e 1 giorno il Talmud più brutalmente dice “quando le spunta il primo pelo” e il maschio 18 anni compiuti, avviene la prima parte del matrimonio che si compone di due aspetti distinti: la prima che chiameremo lo sposalizio e la seconda le nozze. Come avviene lo sposalizio? Il maschio accompagnato dai genitori va in casa della futura sposa e normalmente quello è il momento in cui i due si conoscono per la prima volta. Perché non esisteva il concetto nostro moderno di matrimonio d’amore: il matrimonio veniva combinato dai genitori, molto spesso prima della nascita dei figli ed era per una questione di interesse: io avevo un campo, il mio vicino aveva un campo e ci mettevamo d’accordo, se ci nasce un figlio o una figlia li facciamo sposare in modo che questa proprietà rimane tra noi e quindi, normalmente il giorno dello sposalizio si conoscevano i due. Allora lo sposo accompagnato dai genitori va nella casa della sposa dove la donna viene tastata, palpata pezzo per pezzo per valutarne la consistenza, la dote. Perché la donna, attenzione, viene sposata con un unico scopo: partorire figli e fare figli maschi.
Quindi deve essere robusta, deve essere una donna in grado di lavorare e soprattutto di dare al mondo un figlio dopo l’altro perché più figli ci sono e più c’è abbondanza nella casa, naturalmente si intendono figli maschi.
La contrattazione normalmente durava 3 giorni, quindi immaginate questa ragazza che veniva proprio esaminata centimetro per centimetro. Al termine di questo rituale si fissava il prezzo della donna, la dote, poi l’uomo – nel mondo ebraico sono gli uomini che portano il velo in testa della preghiera – lo metteva sulla testa della donna e pronunziava la frase “tu sei mia moglie” e lei diceva “tu sei mio marito” da quel momento sono marito e moglie.
Abbiamo detto che la donna per cosa serve? Serve per fare figli, 12 anni è ancora troppo presto allora bisognava attendere 1 anno per cui lo sposo ritorna a casa sua e si ricongiungeranno dopo un anno, quando sarà la sposa accompagnata dal corteo dei famigliari e delle amiche che entrerà nella casa dello sposo dove avverrà la seconda parte del matrimonio che chiameremo le nozze.
Spero che sia chiaro: il matrimonio nel mondo ebraico consta di due parti: lo sposalizio e le nozze; la prima a 12 anni. Uno si chiede ma perché non rimandano tutto quanto all’età di 13 anni? C’è un motivo: abbiamo detto che sono i maschi che scrivono la legge che è la parola di Dio e qualcosa a proprio vantaggio indubbiamente se la ritagliano; c’è il problema dell’adulterio. Cos’è adulterio secondo la legislazione ebraica? Per la donna è qualunque rapporto con un uomo, quindi la donna che ha un rapporto con un uomo che non sia il marito è considerata adultera, e, come vedremo tra poco, va eliminata. Per l’uomo l’adulterio è il rapporto con una donna ebrea non sposata; quindi gli uomini potevano andare con tutte le cananee, le fenicie, le babilonesi, le egiziane che volevano e questo non era considerato adulterio.
L’adulterio era considerato soltanto con una donna ebrea e sposata. Abbiamo capito allora perché le sposavano così presto: appunto perché subito entrasse questo reato di adulterio. Se la donna in questo arco di un anno rimaneva incinta e non del marito, era considerata adultera e veniva eliminata. Come veniva eliminata? Domani tra i brani che faremo, faremo quello conosciutissimo, l’episodio dell’adultera nel tempio, ce l’avete presente che portano quell’adultera e Gesù pronuncia la famosa frase: chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Noi ci lasciamo sempre un po’ suggestionare magari fai films, dall’immagine...
Normalmente per adultera viene presentata una donna bella prosperosa, la si pensa così, invece è una ragazzetta che ancora non ha compiuto 13 anni da come lo sappiamo? Dalla pena di morte che gli scribi, i Farisei propongono a Gesù: “Mosè ci ha comandato di lapidare donne come questa”. La lapidazione era la pena di morte riservata per le adultere nell’arco di tempo tra lo sposalizio e le nozze, dopo, invece, per l’adulterio dopo le nozze c’era lo strangolamento. Quindi è soltanto in questa prima parte.
Ancora oggi nel mondo arabo, almeno nei paesi, nei villaggi, quando una donna rimane incinta fuori del matrimonio viene soppressa, viene eliminata. Alla prima festa del paese la donna, consapevole del suo destino, circondata da tutti i famigliari nella gran festa, normalmente viene strozzata dal fratello, rimane il cadavere e nessuno è colpevole. Non scandalizziamoci perché ricordiamoci che è soltanto (sembra la data esatta 1954) che in Italia venne cancellato il delitto d’onore. Cos’era il delitto d’onore? Quando un uomo era stato tradito dalla donna, se non l’ammazzava perdeva la reputazione, era costretto ad ammazzarla, una volta ammazzata, recuperava l’onore e la pena che dava la legislazione italiana nel 1950 quegli anni lì, era appena due o tre anni per il delitto d’onore. Quindi questo immaginatelo all’epoca di Gesù: per cui la donna che rimane incinta fuori del matrimonio viene eliminata e l’adulterio era frequente, perché era frequente? Perché abbiamo visto che questi matrimoni non sono matrimoni d’amore, sono matrimoni combinati; ma da sempre gli uomini e le donne hanno avuto un cuore, un sentimento, per cui anche se non facile, era possibile l’adulterio quindi la donna che rimaneva adultera che rimaneva incinta veniva eliminata.
È il caso che si presenta per Maria.
Maria in questo arco di tempo si trova incinta, scrive l’evangelista per opera di Spirito Santo, vallo a spiegare a Giuseppe. Per opera di Spirito Santo cosa sarà? e pertanto la donna va lapidata.
Non trattiamo questo episodio di Maria, del suo concepimento. Soltanto un’indicazione: attenzione, i Vangeli, lo vedremo nei prossimi giorni, non sono libri storici e tanto meno non sono trattati di biologia o di ginecologia. Quando l’Evangelista dice che Maria rimase incinta per opera di Spirito Santo significa che gli Evangelisti vedono in Gesù (questo uomo, che ha saputo accogliere l’immensità di questo amore di Dio in una maniera unica e irripetibile) l’effetto della nuova creazione di Dio. Ecco perché in Gesù non c’è la tradizione dei padri, ma soltanto quella di Dio, perché nella concezione ebraica dove non esisteva il termine genitori esisteva un padre che è colui che genera e la madre colei che partorisce. La donna nella nascita del figlio non ci mette assolutamente niente. La donna è considerata una specie di incubatrice che accoglie il seme del maschio lo fa crescere e poi lo espelle ma la donna non ci mette nulla di suo. Quindi Maria si trova ad essere incinta e il povero Giuseppe entra in crisi, una crisi abbastanza drammatica che viene già formulata nei Vangeli, molto di più nei Vangeli apocrifi.
Tratteremo a volte, parleremo di questi vangeli apocrifi: sono Vangeli che la chiesa non ha riconosciuto come ispirati, ma non significa che siano falsi, anzi, forse a livello culturale riflettono modi di dire e di fare dell’epoca di Gesù solo che non hanno quella ricchezza quella serietà teologica degli altri Evangelisti. Ebbene nei Vangeli, quelli considerati canonici, ispirati, il povero Giuseppe entra in crisi dice: Giuseppe, suo marito che era giusto – giusto non significa rettitudine morale, giusto significa appartenente a una confraternita di coloro che si impegnavano ad osservare tutti i 613 precetti della Legge – quindi il marito Giuseppe è un uomo religioso e la legge gli dice: la donna che è adultera la devi ammazzare, la devi eliminare. Ma Giuseppe non se la sente e decide di ripudiarla in segreto.
Vedremo
adesso cos’è il ripudio. Ma nei libri apocrifi dove si trovano meglio queste
tradizioni culturali dell’epoca, il povero Giuseppe, in uno dei libri apocrifi
più antichi dice: e se qualcuno si fosse finto in modo credibile un angelo per
ingannarla? Perché Maria gli aveva detto che era arrivato un angelo, Giuseppe
dice: sta a vedere che st’ingenua, è arrivato un angelo per ingannarla. Perché
questa storia degli angeli? Nel primo libro della Bibbia, libro del Genesi
Cap.6 c’è una descrizione strana dice: quando
gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i
figli di Dio – gli
angeli – videro che le figlie degli uomini erano
belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Quindi quando c’è stata
Perché a quell’epoca gli angeli non erano questi nostri bellini, santarelli, senza sesso che noi immaginiamo; gli angeli erano maschietti anche ben dotati che ogni tanto facevano delle incursioni e quando trovavano una donna: zacchete! era a posto.
Questo era talmente creduto che (lo cito, perché può sembrare una barzelletta) San Giustino, padre della chiesa del II secolo scrive: gli angeli trasgredirono l’ordine divino e scesero ad accoppiamenti con donne da cui ebbero figli”. Nel II secolo!
Quindi nonostante l’insegnamento di Gesù, era creduto anche nella chiesa primitiva che gli angeli scendevano e si accoppiavano con le donne. Nella prima lettera ai Corinti San Paolo dice e le donne portino il velo a motivo degli angeli. Nella nostra cultura uno non capisce dice: beh, forse per rispetto agli angeli. No, siccome soltanto le prostitute erano quelle che non portavano il velo in testa, ma tutte le donne dal momento della pubertà sempre portavano il velo in testa; molte lo portavano anche durante i rapporti sessuali con il marito; erano soltanto le donne di malaffare che non portavano il velo. Le donne cristiane, emancipate da questo, avevano cominciato a togliersi il velo, allora San Paolo dice: per carità se vi vedono gli angeli! È fatta!
Bene, angelo o no, Maria è incinta e la legge di Dio prescrive che la moglie adultera va denunciata e lapidata. Libro del Deutoronomio: “Se la giovane non è stata trovata in stato di verginità allora la faranno uscire all’ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà così che muoia perché ha commesso una infamia in Israele disonorandosi in casa del padre, così toglierai il male in mezzo di te”. Libro dei Proverbi: “la gelosia accende lo sdegno del marito che non avrà pietà nel giorno della vendetta”.
Giuseppe decide invece il ripudio, cos’era il ripudio? (pratica contro la quale Gesù tuonerà perché era una pratica di grande ingiustizia), il ripudio è un foglio di carta, un certificato, nel quale l’uomo scrive o fa scrivere: “tu da oggi non sei più mia moglie” e la donna veniva cacciata senza poter protestare, senza resistere. Quali sono i motivi per ripudiare la donna? Il libro del Duteronomio aveva un termine che non era molto chiaro, dice: “quando avrai trovato qualcosa di brutto in tua moglie la puoi ripudiare”. Il problema è sapere cos’è questo “qualcosa di brutto”, allora, all’epoca c’erano due scuole di pensiero: una la corrente di Rabbi Shammai, un rabbi molto rigido che diceva: la cosa di brutto che può permettere il ripudio è l’adulterio. Ma l’altro rabbi, Rabbi Hillel di manica non larga ma larghissima, invece, prevedeva tutto quanto e il suo insegnamento è confluito poi nel Talmud, in quella che è considerata la parola di Dio, allora si legge, è raccapricciante ma era l’epoca. Dice: “se al mattino l’uomo, al risveglio guardando il volto della moglie, non la trova più di suo gradimento le scriva il libello del ripudio e la mandi via”. Oppure anche si poteva ripudiare la moglie, abbiamo visto, se la trovava in strada da sola a parlare con un altro uomo e, siccome la religione sempre è tragicomica, anche se la moglie brucia il cibo, il pranzo, è motivo sufficiente per ripudiarla, però, attenzione, come si può rimediare a questo via vai di donne? Perché voi capite che una donna che a 13 anni già incominciava a essere incinta, a 25 già era sfiorita. E con tutto quello che offriva il mercato di ragazzine!! Ecco, ricordate, prima abbiamo parlato della dote? Si valuta il prezzo della dote, il pagamento, che però rimane di proprietà della donna in caso di ripudio. Allora: “ti vorrei ripudiare, ma pur di non perdere questo capitale ti tengo” oppure, questo specialmente nei paesi del sud e africani, si metteva un bracciale alla caviglia della donna; forse lo vedete anche nei documentari, nelle foto: queste persone che vivono in ambienti di estrema povertà, di estrema miseria eppure vedete queste ragazze che alla caviglia hanno un bracciale d’oro. Perché questo bracciale d’oro infilato nella caviglia? Lo si mette appunto nella pubertà, nella fase della crescita: rappresenta la sua dote e siccome poi la gamba cresce, la caviglia cresce, non può essere più sfilato. Allora, per tenerti l’oro ti tieni la moglie a meno che non la seghi e la mandi zoppa.
Ma vediamo invece com’era la seconda fase del matrimonio alla quale Maria e Giuseppe non sono mai giunti. Nel Vangelo di Luca c’è un’espressione talmente scandalosa che nel V secolo i padri della chiesa siriaca l’hanno censurata perché dice che Maria e Giuseppe vanno a Betlemme, dice: Giuseppe con la sua sposa Maria cioè sono nella prima fase del matrimonio e non sono arrivati alla seconda; pertanto è una coppia irregolare, col linguaggio di oggi, diremmo che era una coppia di fatto, non ditelo ai parroci che Maria e Giuseppe erano una coppia di fatto!
Non sono una coppia regolare perché non hanno regolarizzato la loro posizione. Sono rimasti nella prima fase ma non nella seconda. Era proibito, vietato a un uomo e una donna che non sono passati alla seconda fase del matrimonio, non solo di vivere insieme ma di viaggiare insieme; Maria e Giuseppe sono una coppia irregolare.
Tant’è vero che questo termine “con la sua sposa” la chiesa siriaca lo trasformò “con sua moglie” così abbiamo le carte in regola.
Ma, e terminiamo, vediamo un po’ qual è la seconda parte di questo matrimonio: abbiamo visto la prima parte lo sposalizio, la seconda è la donna a entrare nella casa del marito dove c’è il banchetto di nozze e le porte sono aperte, tutti quanti sono invitati, dove c’è un momento importante, l’uomo prende la moglie e accompagnato da quelli che nei vangeli vengono chiamati gli amici dello sposo… (lo dico perché ci sono pagine del Vangelo che se non sono inserite nel loro contesto culturale non si capiscono. Quando a Gesù rimproverano di non digiunare lui dice: “ma possono digiunare gli amici dello sposo?” Noi pensiamo “amici” no, è qualcosa di più, letteralmente: figli del talamo nuziale). Cioè l’uomo prende i suoi amici più intimi, due amici, quelli con i quali è cresciuto, dei quali si fida di più perché in pratica devono essere partecipi, assistendo, al primo rapporto sessuale dell’uomo con sua moglie. Allora l’uomo prende la donna, vanno nel talamo, nel giaciglio riccamente addobbato, tira la tenda, i due amici stanno di fuori, aspettano fuori, si congiunge con la donna per un unico scopo: comprovare la verginità della ragazza. E, una volta che ha trovato la ragazza vergine, lancia il grido; è il famoso grido dello sposo che c’è nell’antico testamento e anche nel nuovo, allora i due testimoni corrono subito nella sala del banchetto e dicono: lo sposo ha gridato e la gente applaude. Tornano e lo sposo consegna loro il telo di lino con le macchie di sangue comprovanti che la ragazza era vergine, i due testimoni prendono il telo vanno nella sala, lo mostrano a tutti quanti, un altro applauso, viene piegato e viene consegnato ai genitori della ragazza come prova, come testimonianza dell’avvenuta deflorazione, che la ragazza era vergine, in caso di ripensamenti. E il Talmud rimprovera quelle madri che alle figlie nel giorno delle nozze mettono in tasca il cuore di un pollo!
Questa è la situazione della donna all’epoca di Gesù. Allora quei pochi versetti che abbiamo visto all’inizio io credo che ci dimostrino tutto quanto il loro clamore: Gesù in un contesto del genere va in giro con delle donne! In un contesto del genere, come era considerata la donna, donna impura! E Gesù incomincerà un processo di liberazione e di emancipazione della donna che però non avrà più seguito. Già in una delle lettere del Nuovo Testamento, la lettera a Timoteo, si legge che la donna potrà salvarsi soltanto partorendo figli. Con buona pace delle zitelle e delle suore: non si salvano. La donna potrà salvarsi soltanto partorendo figli. La donna che non partorisce è dannata. Pensate, sono lettere che i Cristiani si mandavano! Questo perché la novità portata da Gesù è stata talmente grande che non fu compresa.
Allora siamo arrivati alla fine. C’è il primo episodio di liberazione di Gesù, di Marta e Maria che tratteremo domani mattina, per vedere come Gesù libera queste persone, libera queste donne in una maniera completamente inedita.
Domani e anche domenica ci sarà naturalmente tempo per gli interventi, per domande, richieste di chiarimento e sono naturalmente i momenti sempre più importanti. Io vi ringrazio che avete retto fino a quest’ora, non è facile di sera seguire una persona che parla. Vi ringrazio a domani mattina alle 9,30.
17/06/2006 Buona giornata a tutti. Ieri sera abbiamo visto l’ambiente culturale nel quale Gesù ha svolto la sua attività; un ambiente culturale dominato da una forte impronta maschilista, aggravata dal fatto che questa impronta veniva giustificata come volontà di Dio. La donna era considerata un essere sub-umano, praticamente la donna è un uomo venuto male. Era una “bestia” che doveva servire per determinati lavori e per determinati scopi. Quindi, ricordate, ieri sera abbiamo iniziato con quell’episodio contenuto nel Capitolo 8 di Luca che era clamoroso: Gesù nel suo gruppo accoglie delle donne, delle donne che, per il fatto fisiologico delle mestruazioni, erano considerate sempre impure e rendevano impuri tutte le persone, gli oggetti e l’ambiente nel quale vivevano. Ebbene Gesù non ha paura di presentarsi in questa maniera pur di aiutare queste persone, che erano considerate al livello infimo della società, a elevarsi. Dicevamo ieri sera che nel Vangelo non solo le donne vengono equiparate al livello degli uomini, ma poste un gradino superiore. Sono le donne che nei Vangeli svolgono la funzione che era considerata tipica degli angeli: gli angeli erano coloro che portavano le notizie di Dio e soprattutto lo servivano: ecco perché nei Vangeli si leggeva e si legge che le donne servono Gesù, non nel senso di un servizio, ma proprio come definizione teologica; vedremo che le donne nella comunità cristiana hanno un ruolo superiore addirittura a quello degli uomini.
Perché? Perché gli uomini, abbiamo visto ieri sera, nei Vangeli sono presentati quasi tutti in maniera ottusa, negativa; le donne, salvo un paio di eccezioni, vengono tutte presentate positivamente.
Questa mattina vedremo com’è presentata la donna nel Vangelo di Luca. Luca è indubbiamente l’evangelista che più degli altri lascia spazio alle donne. È lui, l’unico evangelista, che mette nel gruppo che seguiva Gesù, anche componenti femminili.
Allora vediamo il primo episodio, che è importantissimo per capire gli effetti di questo processo di liberazione che Gesù ha portato nella donna che lo accoglie.
Parleremo dell’episodio molto conosciuto di Marta e Maria; episodio che per essere ben compreso, deve essere inserito nel contesto culturale dell’epoca. Perché dico questo? Forse ricordate, ieri sera dicevamo che Gesù ha portato questa estrema liberazione per l’uomo e per la donna, ma poi nel giro di un secolo gli uomini hanno ripreso il sopravvento e hanno tolto alle donne tutte quelle priorità, tutte quelle capacità, tutti quei valori che il messaggio di Gesù aveva dato loro.
Allora, qual è il contesto culturale? È importante precisarlo perché forse lo conoscete questo episodio di Marta e Maria, dove Gesù elogia Maria perché ha scelto la parte migliore. Quello che in questo vangelo è un invito alla piena libertà attraverso la sistematica trasgressione di ogni regola, di ogni tabù, di ogni precetto religioso o morale, poi, nella tradizione passata, tradizione voluta dagli uomini, venne descritto come un invito a una prigionia volontaria delle donne. Infatti chi è la donna che ha scelto la parte migliore? In passato si diceva: la donna che è entrata in clausura ha scelto la parte migliore. Quindi Gesù, che è a discapito della vita attiva, (Marta si affanna per molte cose) elogia Maria che ha scelto la parte migliore, cioè la vita contemplativa, una vita che a poche persone è possibile fare, è possibile scegliere.
Vedremo in realtà il contesto di questo episodio che è tutto il contrario e per farlo, per comprenderlo bene, ci dobbiamo lasciare guidare da quelle che sono chiamate “chiavi di lettura”, ovvero, termini tecnici che pone ogni evangelista nel suo scritto perché il lettore capisca bene come orientarsi. Per queste spiegazioni oggi e domani resteremo centrati sul vangelo. Come facciamo ad arrivare a queste interpretazioni? Non sono elucubrazioni mentali venute in una notte insonne. È l’attenzione alle indicazioni che ogni evangelista mette nel testo; quindi quello che adesso diremo potrà essere utile a tutti quanti come norma di lettura personale dei Vangeli.
Siamo al capitolo 10 del Vangelo di Luca, al versetto 38. Scrive l’evangelista: “Mentre erano in cammino”. “erano” s’intende Gesù con i discepoli e qui notate già un cambio di scena. “Mentre erano in cammino - quindi Gesù cammina con i discepoli – entrò in un villaggio”. Dal punto di vista grammaticale può sembrare un errore: mentre erano in cammino, entrarono in un villaggio. L’evangelista lascia fuori i discepoli. Cosa significa? Abbiamo detto che i Vangeli non sono delle cronistorie giornalistiche, dei resoconti storici, ma delle profonde verità che vengono insegnate. Non è possibile che Gesù cammini con i discepoli, poi li lasci all’ingresso del villaggio: lui entra e va a pranzo da Marta e Maria e i discepoli fuori ad aspettarlo! Perché questo? Allora vediamo di capirlo. Gesù è con i discepoli ma lui soltanto, scrive l’evangelista, entra in un villaggio. Ogni qualvolta nei vangeli incontriamo l’espressione “villaggio” senza l’indicazione del nome del villaggio, è un termine tecnico che adopera l’evangelista per dire al lettore: “attenzione, perché il contesto sarà negativo”. Perché “il villaggio” è il luogo dove si è affermata la tradizione, dove si è attaccati ai valori del passato e si rifiuta il nuovo che viene proposto. Il villaggio è il luogo dove vige l’imperativo “si è sempre fatto così, perché cambiare!” Quindi ogni qualvolta troviamo nei vangeli l’espressione “il villaggio”, è sempre un segnale negativo. Il villaggio cos’è? È quel luogo piccolo dove le novità proposte dalla città, le mode, arrivano sempre con molto ritardo, ma poi attecchiscono, mettono radici e non c’è verso di cambiarle. Quindi il villaggio è il luogo della tradizione. Allora abbiamo capito perché entra Gesù e non i discepoli: perché i discepoli condividono questa mentalità. I discepoli nei vangeli hanno fatto tanta difficoltà a comprendere la novità portata da Gesù. Loro sono attaccati alla tradizione, sono attaccati al passato, a Mosè, e non riescono a capire la novità portata da Gesù. Luca ha tra l’altro descritto questo in una maniera quasi umoristica, se non fosse drammatica. Tanto per avere un’idea di quanto grande fosse l’incomprensione dei discepoli, pensate che Gesù muore, risuscita (e i discepoli lo vedono risuscitato e comprendono che in lui c’è la divinità), considerato che i propri apostoli, i discepoli non hanno capito niente, tiene loro un corso, una immersione continua di catechesi, su un unico argomento. Scrive l’evangelista negli atti che Gesù risuscitato, chiamò i discepoli, li convocò in un luogo a parte e per 40 giorni parlò loro di un unico tema: il regno di Dio. Pensate, Gesù stesso, il figlio di Dio, che insegna sul regno di Dio per 40 giorni. Ebbene, credete che abbiano capito? al quarantesimo giorno un dei discepoli chiede: “si va bè, ma il regno d’Israele quand’è che lo instauri?” Non avevano capito assolutamente niente! Quindi l’attaccamento alla tradizione, l’attaccamento ai valori del passato; ecco perché sono in cammino ma soltanto Gesù entra nel villaggio. Perché non entrano i discepoli? Perché condividono la stessa mentalità del villaggio. E se Gesù entra nel villaggio è per liberarli da questa oppressione della tradizione. “Entrò in un villaggio e una donna di nome Marta”. Il nome di questa donna è tutto un programma, Mar- Ta è un termine aramaico che significa “la padrona di casa”, quindi potremmo dire con un titolo che si usa anche da noi, è la regina della casa, è colei che vive per la casa. “.. che lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria”. Ricordate ieri, abbiamo detto che quasi tutte le donne nei vangeli portano questo nome che non si metteva normalmente nelle famiglie perché evocava la maledizione da parte di Dio e, comunque, un segno di emarginazione. Ebbene quasi tutte le protagoniste dei vangeli portano il nome Maria. L’evangelista vuol far comprendere che accogliere il messaggio di Gesù significa essere emarginati, maledetti dalla società. “...essa aveva una sorella di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù”. Quando si legge il vangelo bisogna sempre inserirlo nel contesto culturale dell’epoca e non pensare di interpretarlo con i nostri valori e i nostri criteri. Il fatto che si sia seduta ai piedi di Gesù, non significa un segno di devozione da parte di Maria nei confronti di Gesù, o tanto meno di adorazione e di contemplazione. Nella casa palestinese non esistono le seggiole, non esistono i tavoli, ma esistono delle stuoie, dove tutti quanti si mettono per terra.
Sedersi ai piedi di qualcuno significa accoglierlo, ospitarlo. E ne abbiamo la prova perché nel Talmud (vedete quant’è prezioso il Talmud! è importante per la comprensione del vangelo perché ci riporta usi e costumi di quell’epoca), si dice: “sia la tua casa un luogo di convegno per i dotti, impòlverati della polvere dei loro piedi e bevi con sete le loro parole”. Per cui Maria si siede ai piedi di Gesù non nel senso che si mette in atteggiamento adorante o di devozione, lo accoglie. Fa il ruolo del maschio com’era concepito nella tradizione dell’epoca. E questa è una trasgressione gravissima, perché le donne nelle case sono invisibili. Quando si entra in una casa palestinese, si viene accolti dagli uomini di casa; le donne non si vedono, sono invisibili. Le donne stanno in cucina, preparano, fanno i lavori e neanche portano in tavola. E ora qui l’evangelista ci descrive una gravissima trasgressione: questa donna, Maria, anziché starsene in cucina, anziché starsene invisibile, osa trasgredire un tabù che la religione, la morale imponeva, prescriveva alle donne. E cioè che le donne sono invisibili nelle case, non possono farsi vedere quando c’è un ospite.
Ebbene
Maria osa trasgredire, fa la parte del maschio, dell’uomo di casa che accoglie
Gesù. E perché lo fa? Per ascoltare il suo messaggio. L’evangelista ci vuol
dire: ecco l’effetto del messaggio di Gesù!
Quindi, evidentemente, Maria aveva già conosciuto questo messaggio, e una volta che Gesù arriva in casa, anziché starsene con la sorella a lavorare, lei fa la parte dell’uomo di casa, si siede con Gesù e ne ascolta il messaggio. Naturalmente il modo di fare di Maria, in una cultura tutta maschilista com’era, non può non provocare la reazione della sorella. La sorella è la padrona di casa. Infatti dice l’evangelista: “Marta invece era presa dai molti servizi”. Marta è la donna di casa, tant’è vero che la chiesa come premio di consolazione l’ha dichiarata come patrona delle casalinghe e la sua festa è celebrata il 29 luglio. È la solita trappola, la solita fregatura: sei una schiava ti facciamo credere che sei la regina della casa. Marta è la regina della casa mentre, in realtà, è una povera schiava vittima della sua situazione. È una grande vittoria, questa, del potere: dominare le persone illudendole di essere libere.
Allora “Marta era presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse” e Marta protesta. Marta non tollera che la sorella Maria trasgredisca quello che la società ha posto come condizione della donna e si emancipi. E disse: “Signore, non ti curi…” Notate nella protesta di Marta come il suo limitato orizzonte sia tutto centrato su se stessa. Notate: “non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servirti, dille dunque che mi aiuti” – ecco l’orizzonte di Marta tutto centrato su se stessa-: “mia sorella mi ha lasciata sola e dille dunque che mi aiuti.”! Marta non capisce l’atteggiamento della sorella Maria che accoglie Gesù e ascolta il suo messaggio. Ma che bisogno ha di apprendere? Ricordate, ieri sera vedevamo come nella cultura ebraica la donna viene esclusa dall’insegnamento religioso. Quindi Marta non capisce questa sete di conoscenza della sorella. Vi ricordate, ieri abbiamo citato il Talmud, quando dichiara: “Le parole della legge vengano distrutte dal fuoco piuttosto che essere insegnate alle donne”, quindi per Marta è inconcepibile la trasgressione di Maria. Allora Marta, la schiava, che volontariamente ha accettato la sua schiavitù credendo che quella sia la sua massima condizione, chiede a Gesù di rimproverare la sorella e di ricacciarla nel luogo dove la tradizione da sempre ha confinato le donne. Sono gli schiavi, contenti di esserlo, che non tollerano la libertà degli altri e ne spiano le loro movenze.
L’uso della donna, dicevano i rabbini, è di stare in casa. L’uso dell’uomo è di uscire e di apprendere dagli altri uomini. Ebbene Maria qui trasgredisce e si sta comportando come un uomo. Questo per Marta è intollerabile. Nella figura di Marta, che Gesù rimprovererà, lo vedremo, la situazione è drammatica perché è come quella di quegli schiavi che sono contenti di esserlo e questi non solo non aspirano ad essere liberi, ma spiano i tentativi di libertà altrui allo scopo di ricacciarli nella schiavitù. È la vittoria del potere. Il potere usa tre armi per dominare le persone. Il potere è il dominio di una persona o di un gruppo su altri mediante la paura: io ti domino perché hai paura di me. È il potere basato sulla ricompensa: ti domino perché sai che da me puoi avere dei vantaggi quindi io agisco sulle tue ambizioni, sulla tua avidità.
Ma il livello a cui vuol giungere ogni uomo, ogni gruppo che detiene il potere è il terzo. Perché, vedete, se io vi domino per la paura, voi potete diventare coraggiosi e sfidarmi; se io vi domino con la prospettiva della ricompensa, in un rigurgito di dignità, potete rinunciare a questa ambizione/avidità; ma il dominio perfetto è il dominio basato sulla persuasione. Vi convinco che per voi essermi servi, schiavi, è la situazione migliore, desiderabile, per la vostra esistenza. Allora chi è stato persuaso che per lui essere schiavo è la condizione migliore, questi non cercherà mai di liberarsi dalla sua condizione e vedrà ogni proposta di libertà come un attentato alla propria sicurezza. Quindi Marta va da Gesù e protesta: ricaccia Maria nel luogo della tradizione. Vediamo la reazione di Gesù: “Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta”.
Quando nei vangeli un nome di una località o di una persona viene ripetuto, questo è un termine tecnico che indica lamento per la tragedia che vive questa persona, questa località. Quando Gesù vede Gerusalemme, cosa dice? “Gerusalemme, Gerusalemme” piange su Gerusalemme perché ne prevede già la distruzione. Quindi questo di Gesù nei confronti di Marta è un rimprovero nel quale si esprime la drammatica situazione di Marta. “Ma Gesù le rispose. “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno: Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta”. Vediamo allora di comprendere questa sentenza importante di Gesù che riguarda una donna, ma naturalmente non è limitato al mondo femminile.
Gesù rimprovera Marta, la quale è vittima, succube di una tradizione religiosa, di una tradizione sociale, morale e che non sopporta la libertà degli altri, ed elogia Maria, perché dice: “una sola è la cosa di cui c’è bisogno”. E aggiunge: “Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta”. Dicevo all’inizio che in passato, quando sono stati gli uomini a interpretare questo brano, gli uomini di chiesa, essi hanno sentenziato: la parte migliore, che non sarà tolta alla donna, è la vita contemplativa di clausura. Quello che qui è un invito alla libertà, mediante la trasgressione di regole e tabù sociali e religiosi, divenne l’invito per le donne a entrare in un carcere a vita: entra nella clausura, segregati dal mondo: questa è la parte migliore che mai ti sarà tolta! Ma naturalmente in Gesù non c’era assolutamente questa intenzione.
Cos’è che non può essere tolto all’uomo? Perché Gesù lo afferma: “ha scelto qualcosa, la parte migliore, che non potrà mai essere tolto”. Eppure all’uomo o alla donna tutto può essere tolto, tutto può esserci tolto. Perché Gesù ha detto “ha scelto qualcosa che non le sarà mai tolto”? Perché l’azione di Maria è frutto di una libertà interiore che si è conquistata attraverso la trasgressione. Allora quando si arriva a un grado di libertà causato dalle proprie scelte, dalle proprie convinzioni interiori, questa libertà, quella interiore, nessuno la potrà togliere. Perché, vedete, tutto ci può essere tolto, ci può essere tolta anche la vita, ci può essere tolta anche la libertà, ma non quella interiore, quella esteriore. Tutto all’uomo può essere tolto, meno la libertà interiore. Allora l’invito che Luca ci fa attraverso questo episodio, che è rivolto non soltanto alle donne, è la conquista della pienezza della libertà interiore; perché soltanto dove c’è la libertà c’è lo Spirito, e solo dove c’è lo Spirito c’è la libertà. La libertà che ci viene data dagli altri è pericolosa, perché come ci viene data può anche essere tolta; quindi una persona non può condizionare la sua esistenza dalla libertà che le viene concessa; perché la libertà come ti viene concessa ti può essere ridotta o addirittura tolta. Non è questa la libertà. La libertà, la parte migliore che mai sarà tolta alla donna, ma naturalmente a tutti coloro che accolgono il messaggio di Gesù, è la libertà interiore, frutto di una profonda convinzione, e che si paga caro attraverso la trasgressione e l’emarginazione da parte della società. Quando si arriva a questo grado di libertà, questa libertà non può più essere tolta, questa libertà non può più essere ridimensionata. E nei vangeli abbiamo diversi esempi di questa libertà. Prendete Gesù, che viene condotto di fronte al sommo sacerdote e a Pilato, legato come un salame; eppure in tutta la scena della Passione l’unica persona veramente libera è Gesù. Non è una libertà esteriore, che può essere data e può essere tolta, ma è la libertà interiore. Gesù è molto più libero del sommo sacerdote. Gesù è più libero di Pilato, schiavo della propria ambizione. Gesù è la sola persona libera, anche nei confronti di Pietro, che se la fa addosso dalla paura di fare la fine del suo maestro. Allora l’invito che ci fa l’evangelista con questo episodio è che la libertà non viene concessa, ma la libertà va conquistata attraverso la pratica della trasgressione sistematica di tutti quei valori, di tutti quegli insegnamenti, quei precetti che la religione contrabbanda come volontà di Dio, ma che in realtà non sono espressione della volontà divina. Perché non c’è nulla che viene da Dio che possa andare contro la libertà dell’uomo. Tutto quello che diminuisce la libertà dell’uomo, tutto quello che condiziona le sue scelte, tutto quello che impedisce il pieno sviluppo della persona, tutto questo non può venire da Dio. E quando l’uomo e la donna hanno il coraggio di trasgredirlo, entrano in un ambiente di piena libertà, che nessuno potrà loro togliere. Quindi questo episodio di Marta e di Maria è un invito alla pienezza della libertà.
Adesso vediamo un altro episodio che è un po’ clamoroso, perché questo episodio è stato talmente sconcertante per la chiesa primitiva, talmente scandaloso che per secoli nessuna comunità cristiana lo ha voluto al suo interno. All’inizio del cristianesimo, non c’erano, come abbiamo noi oggi, l’edizione del Nuovo Testamento, i vangeli più le lettere: c’era la comunità per esempio di Marco che aveva il suo vangelo, e poi lo mandava a un’altra comunità, dicendo: questa è la nostra esperienza; e l’altra comunità magari aveva il vangelo di Luca e lo mandava a quella di Marco e via via si diffondevano questi quattro principali vangeli, che formavano a poco a poco la ricchezza delle comunità. Quindi: la comunità di Marco che riceveva il vangelo di Luca, lo accoglieva, così come quella di Giovanni e così via. Ma c’è un brano talmente scandaloso per le comunità cristiane, che nessuna comunità voleva. Sapete che cosa accadeva: quando arrivava questo vangelo in una comunità, arrivati a questo brano dicevano: “no, non è possibile!” Non avevano il coraggio di distruggerlo perché era pur sempre vangelo, parola di Gesù, ma non lo volevano tenere al proprio interno. Allora semplicemente lo tagliavano, proprio fisicamente e lo rispedivano al mittente o a un’altra comunità. Pensate che per più di un secolo nessuna comunità cristiana ha voluto questi pochi versetti; ci sono voluti 3 secoli, son tanti!!, 300 anni, prima che trovasse ospitalità in un vangelo che, come vedremo, non era il suo. E per ben 5 secoli non è mai stato letto nella liturgia domenicale. Quindi nell’Eucarestia, dove c’era questa selezione dei passi del vangelo, per 5 secoli questo brano non è mai stato letto. È un brano che, già lo abbiamo capito, riguarda una donna. Ma cosa c’è di scandaloso in questo brano che nessuna comunità lo ha voluto? Abbiamo detto che ogni comunità lo ritagliava, lo mandava a un’altra comunità e alla fine ha trovato ospitalità nel vangelo di Giovanni, ma non è di Giovanni. L’episodio è messo all’inizio del capitolo 8 di Giovanni, ma se voi lo togliete, vedrete che il vangelo di Giovanni fila molto più liscio. Invece se lo inserite nel vangelo di Luca, al capitolo 21, dopo il versetto 38, vedrete che lì era il suo contesto. Infatti la grammatica, il vocabolario e lo stile sono quelli di Luca: l’evangelista che più degli altri ha privilegiato il ruolo delle donne. Quando avete tempo andate a vedere questo brano, toglietelo dal vangelo di Giovanni e vedrete come il vangelo fila di più; e inseritelo in Luca al capitolo 21, versetto 38. Vediamo quali sono questi scandalosi versetti.
“Gesù andò al monte degli ulivi all’alba”. Attenzione all’indicazione cronologica: è l’alba, quindi il primo chiaro scuro della giornata. “Tornò nel tempio”. Il tempio dovrebbe essere lo spazio dove l’amore di Dio viene manifestato, viene espresso. “e tutto il popolo andò da lui”. La gente è instancabile, la gente è stata oppressa per tanti anni da un dominio religioso, ma questo dominio religioso è riuscito a narcotizzare la coscienza delle persone, ma non a spegnerla del tutto. Vedete, in ogni uomo, in ogni persona c’è un desiderio di pienezza di vita. La religione tenta di occultarlo, tenta di spegnerlo; perché la religione è nemica dello sviluppo dell’uomo, la religione ha bisogno di persone infantili, che non ragionino con la propria testa, ma che in ogni situazione abbiano sempre il bisogno di rivolgersi a un’autorità, che riconoscono come superiore, un capo, per sapere cosa fare. Quindi la religione non porterà mai alla realizzazione delle persone, anzi la religione teme la realizzazione delle persone; perché se la persona si realizza, si emancipa, non guarda più i dettami della religione.
La religione ha bisogno che le persone rimangano sempre in una condizione infantile.
Ma la religione non è riuscita a spegnere questa esigenza di pienezza di vita e appena la gente ha sentito il messaggio di Gesù, ha sentito questa ondata di amore incondizionato e crescente da parte di Dio, come una ventata d’ossigeno questa fiamma di vita ha ripreso: tutto il popolo va da Gesù, è instancabile ed “egli, seduto, insegnava loro”. Quindi Gesù nel tempio insegna loro: il suo insegnamento, lo sappiamo: Dio non è come ve l’hanno presentato. Abbiamo parlato della religione: per amore di chiarezza, per la terminologia, per religione si intende tutto ciò che l’uomo deve fare nei confronti di Dio, della divinità: quindi la preghiera, l’amore, il sacrificio, tutto nei confronti di Dio. Ebbene, Gesù, nel suo insegnamento, presenta qualcosa di diverso. Gesù non fa un elenco di ciò che Dio richiede all’uomo, ma ciò che Dio fa per l’uomo. E questo non può essere catalogato nella categoria della religione bensì in quella della fede. Quindi Gesù non presenta un Dio che chiede, un Dio esigente, un Dio che diminuisce l’uomo, ma un Dio che dà, che potenzia gli uomini, un Dio che non diminuisce le persone ma comunica loro tutta la sua stessa capacità, un Dio addirittura, e questo era inconcepibile, che si mette al servizio degli uomini, per innalzarli al suo livello. Ecco perché la religione e le persone religiose saranno sempre contrarie a Gesù; la religione è riuscita a compiere con abilità un passo, che purtroppo è drammatico per la civiltà: scavare un abisso insuperabile tra Dio e gli uomini. È la religione che ha inventato il senso del peccato, per inculcare il senso di colpa nelle persone, farle sentire sempre indegne e quindi mai coscienti dell’amore di Dio. Ebbene, Gesù viene a fare tutto il contrario: mentre la religione scava un abisso tra Dio e gli uomini, l’uomo che sempre si sente indegno, sempre in colpa, sempre bisognoso del perdono, Gesù è venuto a eliminare questo fossato. Gesù è il Dio che si mette al servizio degli uomini, per innalzare gli uomini al livello di Dio. Gesù dà agli uomini la condizione divina. Ebbene, tutto il popolo va da lui.
Allora gli scribi e i farisei si svegliano presto. Siamo all’alba, ma c’è qualcosa di urgente, di importante da fare e quindi non importa. “Gli condussero una donna colta in adulterio”. È l’alba, quindi si vede che questa donna deve essere stata spiata. È colta in adulterio. Ricordate, lo dicevamo ieri sera, le immagini televisive, i quadri ci hanno abituato a vedere questa donna un po’ procace, una bella donna, e quindi ci si immagina l’adultera con questi stereotipi. Ma dalla pena di morte che scribi e farisei chiedono per questa donna, noi vediamo che si tratta di una ragazza, che è ancora nella prima fase del matrimonio. Lo ripeto, per chi non ci fosse stato ieri sera, il matrimonio ebraico avveniva in due tappe: la prima, quando la ragazza aveva 12 anni, viene chiamata lo sposalizio. Dopo un anno c’erano le nozze. Se l’adulterio avveniva in questo tempo di un anno, c’era la pena che appunto scribi e farisei chiedono per questa donna. Quindi si tratta di una ragazzetta tra i 12 e i 13 anni. “Gli condussero una donna colta in adulterio e, fattala stare in mezzo, gli dissero: - Maestro”. Che ipocriti! L’evangelista Luca è tremendo, è quello che più di ogni altro denuncia l’ipocrisia delle persone religiose. Attenti alle persone religiose! Quando parlano, la loro espressione verbale vuol significare esattamente il contrario! Si rivolgono a Gesù chiamandolo Maestro. Cosa significa maestro? Qualcuno di cui riconosciamo l’autorevolezza dell’insegnamento e da cui desideriamo apprendere.
Loro non vanno lì per apprendere da Gesù, ma vanno per tendergli una trappola, per ammazzarlo. Eppure, vedete, il linguaggio untuoso, clericale, curiale delle persone religiose! “Maestro”. Non è vero. Gesù per loro non è un maestro, è un nemico!
“Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio”. Prima l’evangelista ha detto che questa donna è stata colta in adulterio, adesso essi dicono – in flagrante adulterio - come avranno fatto? L’avranno spiata! È l’alba, come avranno fatto a scoprire questa donna in flagrante adulterio? Non si sa. “Ora, Mosè, nella legge ci ha comandato di lapidare”. Ecco perché sappiamo che è una ragazzetta tra i 12 e i 13 anni. Perché la pena di morte per la ragazza che non era passata ancora alla seconda fase del matrimonio, le nozze, era la lapidazione; la pena di morte per l’adultera dopo la seconda fase, era lo strangolamento. Quindi dalla pena di morte che richiedono per questa ragazza, noi sappiamo che è ancora nella prima fase del matrimonio. “Mosè nella legge ci ha comandato di lapidare donne come questa”. Notate che disprezzo con “questa”! Tu che ne dici? Attenzione: non è un voler sapere, perché loro sanno già cosa si vuol fare. Il loro non è un voler sapere ma è tendere una trappola a Gesù.
Infatti scrive l’evangelista “dicevano questo per tentarlo”. Il verbo che adopera l’evangelista è tremendo. Perché è lo stesso termine che si adopera per il diavolo, il tentatore. Quelli che agli occhi della società sembravano le persone più in comunione con Dio, gli scribi… (chi sono gli scribi? Sono teologi ufficiali del magistero d’Israele, dell’istituzione religiosa. Gli scribi sono individui, laici, che dedicano tutta la loro esistenza allo studio della sacra scrittura. All’età di 40 anni ricevono, attraverso l’imposizione delle mani, lo spirito di Mosé e da quel momento possono insegnare la legge. La loro autorità è superiore a quella del re: quando parla uno scriba è Dio stesso che parla. Quindi, vedete, sono persone molto in alto nella società.
I farisei chi sono? Sono sempre laici che mettono in pratica tutti gli insegnamenti degli scribi. Quindi abbiamo i teologi e coloro che mettono in pratica. La parte spirituale). Ebbene, l’evangelista afferma che costoro vanno da Gesù per tentarlo; svolgono la stessa funzione del satana, del diavolo tentatore; quindi, nonostante la loro professione di alta religiosità, i loro attestati di profonda osservanza della legge di Dio, sono strumenti satanici e diabolici.
“dicevano questo per tentarlo, per poterlo accusare”. La trappola è perfetta.
Portano a Gesù questa donna colta in flagrante adulterio; dicono “Mosé ci ha
comandato di lapidare donne come questa, tu che ne dici?” In qualsiasi modo
Gesù risponda si condanna. Se Gesù dice “e va bene”, siamo nel tempio, nel
luogo dove veniva insegnata
“Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra”. L’azione di Gesù è altamente simbolica e altamente profetica e rimanda al profeta Geremia. Il profeta Geremia presenta Dio che si lamenta del suo popolo e dice: “hanno abbandonato me, fonte d’acqua viva, per andarsi a scavare cisterne screpolate che non contengono l’acqua”. Poi prosegue: “quando si allontaneranno da me saranno scritti nella polvere”. L’azione di Gesù di scrivere nella polvere (la polvere indica il regno dei morti, è un’azione di morte), richiama naturalmente questo passo del profeta Geremia, vuole indicare che: coloro che nutrono dentro di sé sentimenti di morte sono già morti. Quindi Gesù, scrivendo nella polvere, sta già accusando questi scribi e farisei di essere morti. E loro capiscono benissimo l’azione di Gesù. Quindi coloro che nutrono sentimenti di morte, Gesù li considera già morti. “E siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: “chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. La lapidazione non avviene, come spesso si vede nei films o negli sceneggiati, dove ognuno lancia una pietra contro il condannato. La lapidazione aveva delle regole ben precise: il condannato, in questo caso la condannata, veniva fatta scendere in una buca, in un fosso e poi, prescrive il Talmud, due persone dovevano prendere la pietra della lapidazione, un’unica pietra, che doveva essere tanto pesante da essere a malapena sorretta da due persone.
Normalmente era un blocco di pietra sui 50 chili, quindi la prima pietra è quella che ammazza; poi dopo, tutti i partecipanti alla lapidazione lanciano le pietre fin tanto da ricoprire il cumulo, la terra. Ma scagliare la prima pietra non significa: c’è la condannata, cominciamo il lancio al bersaglio; non significa questo. È la pietra che uccide; allora Gesù dice: “chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei” e chinatosi di nuovo scrive in terra. Ripeto: quelli che covano sentimenti di morte per Gesù sono già morti, sono lontani dal Signore. La reazione è clamorosa: “essi, udito ciò e accusati dalla loro coscienza, uscirono uno a uno”. Notate: quando si trattava di accusare erano tutti compatti, scribi e farisei; adesso che vedono smascherata dall’atteggiamento di Gesù la loro cattiva coscienza, uscirono uno a uno.
Il gruppo che era compatto nel condannare, adesso si sfalda, cominciando dagli anziani. Attenzione, qui le traduzioni riportano: più vecchi, ma il termine adoperato dall’evangelista in greco è “presbitero”, che significa anziano. Che non indica l’età. I presbiteri chi erano? Erano i componenti del Sinedrio. Il Sinedrio d’Israele era il massimo organo giuridico: era composto dagli scribi, abbiamo visto, i teologi, dai sommi sacerdoti e dai presbiteri, cioè gli anziani, i senatori. Erano coloro che avevano il potere giuridico di emanare sentenze di morte. Cominciando dai presbiteri, dagli anziani fino agli ultimi. E Gesù fu lasciato solo con la donna che stava in mezzo. Quindi se ne vanno tutti, gli accusatori di questa donna, ma c’è una donna che ha commesso un grave delitto, un adulterio, e la legge di Dio prescrive che venga condannata a morte. Va bene che Gesù è misericordioso, la salva dalla morte, ma se Gesù fosse stato una persona pia, religiosa avrebbe dovuto dire: “sei pentita della tua colpa? chiedi perdono a Dio? Offri dei sacrifici?” invece è clamoroso: “Gesù, alzatosi, e non vedendo altri che la donna, le disse: donna, dove sono questi tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?. Ella rispose: nessuno Signore ”. E fino qui va bene: Gesù fa prendere coscienza alla donna che i suoi accusatori che la volevano morta, sono tutti spariti; non c’era nessuno che fosse senza peccato, ma tutti avevano delle colpe, tutti hanno paura di essere smascherati da Gesù. E a questo punto ci saremmo aspettati che Gesù le dicesse: “sei pentita, chiedi perdono al Signore?” invece la sentenza di Gesù, quando ella risponde: “nessuno Signore” è: “neppure io ti condanno”. Ma è grave, qui c’è una donna che ha commesso adulterio, non è una trasgressione da niente! Gesù non condanna una donna adultera?! Quindi Gesù sta contraddicendo la legge di Dio. La legge di Dio parla chiaro: la donna adultera va condannata. E in Gesù si manifesta la pienezza di Dio. Infatti dice: “neppure io ti condanno”; e poi non dice: “vai a fare penitenza, poi ricevi il perdono”. Qui non ci sono parole di perdono, ma un semplice: “va e non peccare più”. Mentre per gli scribi e i farisei c’era un’adultera da condannare, Gesù vede soltanto una donna da aiutare: “va e non peccare più”. Era una donna sposata ed era caduta nell’adulterio.
Ma Gesù non le dice: “ti ho perdonata”. Perché? La novità che ha portato Gesù, (e che vedremo anche negli altri episodi), è l’amore! Mentre la religione che ha inventato il peccato inculcando nelle persone il senso di colpa e di indegnità, è un continuo chiedere a Dio perdono, perdonaci le colpe; e non si è mai sicuri di aver ottenuto il perdono, perché basta un niente, una minima trasgressione, e ci si accorge che forse questo perdono è già messo in crisi. Qui mi rivolgo a quelli della mia generazione educati con la vecchia teologia: c’era il concetto di essere in grazia, ricordate? Per fare la comunione bisognava essere in grazia, che era una cosa tanto evanescente, e praticamente non ci si riusciva mai. Perché anche se ti mettevi di impegno- voglio essere in grazia- quindi allontanavi i pensieri, ti andavi a confessare all’ultimo momento perché nel frattempo poteva succedere chissà cosa, se ti sforzavi e dicevi: “ah, sono in grazia!”: peccato d’orgoglio!, torna indietro! Ricordate il gioco dell’oca? Quando arrivi all’ultima casella c’è il trabocchetto e devi ricominciare da capo? Questa è la religione. La religione ha bisogno che l’uomo si senta sempre in colpa per dominarlo, si senta sempre indegno.
Allora lo
scandalo di Gesù è che lui nei vangeli mai invita i peccatori a chiedere
perdono a Dio. E questo è scandaloso. Ecco perché tutte le autorità religiose,
l’elite spirituale, si rivolta contro Gesù. Ma come? C’è tutto l’insegnamento
della legge, dei salmi, che è un continuo tuonare contro i peccati e i peccatori;
è un continuo invitarli a pentirsi. Mai, mai, nei vangeli si trova un solo caso
in cui Gesù a un peccatore dice: “Chiedi perdono a Dio”. Questo è clamoroso,
Perché Gesù non invita mai i peccatori a chiedere perdono a Dio? Perché lui ha
presentato un Dio differente da quello della religione. Lui ha presentato un Dio che è amore e che non ha altra maniera di
rapportarsi alle persone che non sia quella di una comunicazione incessante e
crescente del suo amore. Un Dio che mai perdona perché mai si sente offeso. Dio non si
offende, Dio è amore. Dio, qualunque sia il tuo comportamento, è lì per
proporti una pienezza di amore. Dipenderà poi dall’individuo accogliere o meno
questa pienezza di amore. Indubbiamente. Ma il Dio di Gesù non invita gli
uomini a chiedergli perdono per i loro peccati, perché è un Dio che ama
continuamente gli uomini. Ma se
Qui abbiamo una peccatrice, colta in flagrante adulterio, e Gesù dice: “neppure io ti condanno”. Dio non condanna perché Dio è amore, e nell’amore non c’è condanna. “Va” Le dà questa energia per ricominciare una nuova vita. “e non peccare più”.
Dicevo all’inizio che questo brano era scabroso, era scandaloso. S. Agostino, questo padre della chiesa del IV secolo, una persona illuminante, è preoccupato dell’accoglienza di questo brano nella sua comunità. Perché, e sono le parole testuali “poteva far credere alle spose l’impunità del loro peccato”. Quindi le comunità sono allarmate perché se accolgono questo brano di vangelo, poveri mariti, cosa faranno?
Se Gesù è così tanto di manica larga con le adultere, dove andremo a finire? Per tre secoli nessuna comunità ha voluto questo brano. Per cinque secoli non è mai stato letto nella liturgia.
Se l’uomo sospetta sia adultera come fa ad averne la certezza? Allora si prende il libro dei numeri al Cap. 5 l’episodio è lungo ve lo riassumo: quando l’uomo sospetta che la propria moglie abbia commesso peccato di adulterio la porti al sacerdote. Il sacerdote le toglierà il velo dal capo, che era un affronto molto, molto grave, poi raccoglierà la polvere che c’è nel tempio, nella sinagoga la metterà in un vaso con un liquido e immergerà in questo vaso la pergamena scritta con l’inchiostro dove il marito ha formulato tutti i sospetti e le accuse contro questa donna. Quindi si prende questo vaso d’acqua, la polvere del pavimento, la pergamena, si fa un frullato e si fa bere alla donna. Andatelo a leggere - adesso non lo leggiamo perché il brano è molto lungo: Numeri 5 - se alla donna viene il mal di pancia è colpevole e va eliminata. Vi leggo soltanto “