Perché la Chiesa si agita tanto

Gentile direttore, anni d'insegnamento della religione cattolica, e la frequentazione di ambienti religiosi, nonché la corrispondenza epistolare con suore e sacerdoti, mi hanno reso ben chiaro ormai che i religiosi e le religiose che non condividono, su diversi temiimportanti,  il pensiero della gerarchia ecclesiastica, sono sempre più numerosi. Purtroppo non parlano apertamente e pubblicamente,  per diversi comprensibili motivi: ritengono di dover sempre obbedire al Papa; temono di creare confusione nella Chiesa e di allontanare in tal modo i fedeli; temono punizioni da parte del Vaticano. E così, fanno buon viso a cattivo gioco. Ma durerà a lungo? Oppure pian piano la Chiesa finirà per suicidarsi? E' noto che le vocazioni sono in continua diminuzione. L'affanno di questi ultimi tempi della gerarchia ecclesiastica per imporre in qualche modo il proprio pensiero, è un eloquente segno di grande debolezza. Chi è forte, non ha bisogno di gridare. La Chiesa si agita tanto, perché sente che le sta crollando il terreno sotto i piedi; sa che la maggior parte dei sacerdoti nelle parrocchie, anche se in modo non esplicito, parla una lingua diversa da quella del Pontefice, e di qualche combattivo cardinale. Il Vaticano può ancora confondere la mente di molti fedeli, ma è sempre più difficile persuadere coloro che conoscono bene il Vangelo.

 Renato Pierri, Il Manifesto 24 marzo 2007