Anche in te, inerte pietra,
si sprofonda il cuore del mondo
Ruvida levigata lucente incolore…
t’attraversano strati di anni cicli vicende
Ti lasci baciare dai raggi del sole
ti lasci bagnare infangare scartare
Silente attorno non guardi ma ascolti
né ti turbi se a tuoi siti ti strappano
Ad Artefice divino od umano affidata
il senso non chiedi di tua apparenza
Talora soffrendo al gioco ti presti che
bella o brutta, util o nociva, ti rende
Se poi in polvere torni, sogni
d’esser ricreata dalle mani di Dio
pronta, chissà, a fornir la materia di Cieli
e terre nuove, fors’anche alla carne
di Dio
***
Intima comunione da sempre
Dio nel creato spandeva
e il momento aspettava
di farsi carne del mondo
Poi creativo fremito
di libertà ti percorse, Maria,
e il suo corpo tessesti
nel grembo di madre
Se il creato il tempo lo spazio
son la Casa nostra e di Dio
il cielo alla terra si è unito
e divini siam divenuti
Or ci attende compito grande:
con te con-creare
nuovo senso dando alla vita
che vinca la morte
per sempre
Quale infausta voglia tempi e spazi riempire
e assieparli di vuoto. Limpido da essi traspaia
sconfinato Oltre che abbraccia e libera il Tutto.
Lieve vi aleggi lo Spirito e nuove creazioni distenda.
Incontaminati restan gl’istanti ed i luoghi caldi di Vita
E’ inebriante in essi sentire palpare amare cantare
farsi corpo di Dio, ricevere e dare in scambio infinito:
soprattutto abitare il tuo Grembo Ospitale,
o Maria