Celibato: padre Radcliffe, discuterne in modo aperto se e come mantenerlo per i sacerdoti

L’intervento dell’ex maestro generale domenicano sul London Times

 

 

Sul celibato sacerdotale si può aprire una discussione ampia e serena, in base al principio che resta valido per la Chiesa ma anche che in situazioni differenti si possono utilizzare criteri differenti.

Lo suggerisce padre Timothy Radcliffe, già Maestro generale dell’Ordine Domenicano, in un articolo su quest’argomento pubblicato in questi giorni in Inghilterra da “London Times”.

“Il celibato – nota il religioso – non dovrebbe essere una sterile disciplina che chiude i sacerdoti in una solitudine soffocante. Piuttosto dà la libertà di amare molte persone. Può essere pesante, a volte, ma può anche essere un modo gioioso di vivere”.

In Occidente, padre Radcliffe riconosce che a suo avviso “la grande maggioranza dei sacerdoti vive il celibato con gioia ed onestà”, ma in altre culture la situazione è diversa: in Africa ad esempio un uomo non sposato, anche se adulto anagraficamente, rimane sempre un “bambino” per la società, mentre in America Latina “la cultura del ‘machismo’ rende incomprensibile l’astinenza sessuale”.

Nei Sinodi per l’Oceania e nel secondo per l’Europa, cui padre Radcliffe ha partecipato, “venne discussa l’idea di una ordinazione per uomini sposati di grande maturità. Non ci fu consenso, ma il dibattito fu assai intenso”.

La conclusione, secondo padre Radcliffe, è che “la Chiesa potrebbe decidere che in diverse culture ci possa essere una differente disciplina, così gli uomini sposati verrebbero magari ordinati in un continente e non in un altro. Potrebbe essere una estensione di una diversità che già esiste” anche se resta il problema di capire in che modo accordare visione universale e modi diversi di viverla.

Invece “se la Chiesa decide che il celibato resti dominante, dobbiamo riflettere sul modo di sostenere i sacerdoti” soprattutto quelli che vivono soli, magari incoraggiando la diffusione di piccole comunità. E se invece si andasse verso l’ordinazione di uomini sposati, prima di tutto occorre “coinvolgere” i  laici nel dibattito. Inoltre ciò implicherebbe “un altro tipo di sacerdozio. Dobbiamo però discutere del tema in modo più aperto, e presto”.



Lunedì, 19 gennaio 2004