
La questione
dell’attualizzazione del carisma e dei nuovi ministeri
al centro della
vita religiosa nel terzo millennio.
Graziella Curti*
È
tipico della donna saper vivere il frammento per quello che è, traendo dal
quotidiano quelle risorse che segnano la strada dell’esistenza. Questa
capacità, nel tempo accelerato dell’attualità, è una dote necessaria anche per
le religiose, che riscoprono le loro radici nel carisma, nei nuovi ministeri,
nella contemplazione e sono consapevoli che, vivendo bene il qui e l’adesso,
costruiscono futuro nel presente.
Ci
sono modi diversi per vivere il quotidiano. C’è chi lo sopporta come un destino
a cui non si può sfuggire. C’è chi lo teme come un tempo in cui ci si deve
immergere in problemi, scelte, difficoltà. C’è chi lo prepara e lo costruisce
preventivamente con discernimento, ascolto, preghiera, attenzione.
Il
nostro tempo appunto esige preparazione e gesti quotidiani perché la presenza
diventi significativa.
Esige
che lo si viva nello spessore del suo presente, senza
troppe fughe nel futuro o ricorrenti
nostalgie
del passato. È un periodo di transizione, di cambio, che ci induce
a un’attesa vigilante e attiva.
La
quotidianità è un testo da leggere. È affidato al faticoso lavoro di lettura di ogni comunità chiamata a trovarvi lo spazio della propria
testimonianza.
Una testimonianza soprattutto di qualità evangelica delle relazioni. Una comunione che si realizza nei fatti. Un insieme dove la persona è rispettata per quello che è, al di là dei ruoli che può ricoprire.
Un’autorità dal volto evangelico, responsabile verso
l’antico e verso il nuovo del carisma.
Qui
e adesso.
“Alcune mie
sorelle mi dicono che metto a rischio la vita continuando a fare quello
che sto
facendo con le
prostitute nigeriane. Io rispondo che, se qualcuno mi uccidesse, loro
dovrebbero essere contente, perché tornerei a Dio nell’atto
di attuare il nostro carisma, oggi”.
Chi parla è una Missionaria della Consolata che, dopo 24 anni di Africa, tornata in Italia, si occupa delle giovani straniere
sfruttate, le va a trovare di notte sulla strada, offre loro delle proposte
alternative allo sfruttamento e crea, giorno dopo giorno, una rete di persone e
di istituzioni che possono dare aiuto per la loro reintegrazione.
A
questo stesso senso di cose ci riconduce pure la testimonianza della religiosa
statunitense Joan Chittister quando scrive:
“L’unica
questione adesso è: cosa vogliamo essere colti a fare quando moriremo… Non è
più un problema di immaginazione, che è necessaria, a ridefinire il ruolo dei
religiosi in un nuovo tipo di società. No, i bisogni sono fin troppo chiari:
senzatetto, sperimentazione ecologica, fame, pace, AIDS, globalismo,
nuovo ordine mondiale, etica, stile di vita, programmi educativi alternativi,
accoglienza, femminismo e bisogno di programmi spirituali per trattare la
scarsità di spirito”.
E ciò deve
essere chiaro anche nella formazione delle nuove generazioni di religiose.
Sempre la stessa autrice insiste: “Il programma di formazione che non richiede
assistenza gratuita per i poveri, presenza nelle
questioni del tempo, ecumenismo e femminismo, non forma per la vitalità”.
La
questione dell’attualizzazione del carisma e dei nuovi ministeri è al centro della vita religiosa, che vuole essere testimone
del Vangelo nel terzo millennio.
Per questo, alcune congregazioni
insistono su un cammino di cittadinanza evangelica, che trova la sua
configurazione nel messaggio delle Beatitudini. Ecco
il riferimento alla fantasia della carità ricordata spesso da Giovanni Paolo II.
Il tentare, senza scoraggiarsi, di coniugare oggi il discorso della montagna:
scoprire i nuovi poveri nel tempo delle multinazionali che rendono sempre più
grande il divario tra gli Epuloni e i Lazzari del
mondo; individuare gli afflitti da consolare nel quadro del
terrorismo, delle guerre dimenticate, delle malattie epidemiche; vedere la pace
e la giustizia da perseguire nella tratta delle donne e dei bambini, nel
mercato degli organi; custodire la vita nel caos delle biotecnologie;
accogliere con misericordia l’emigrato senza casa e senza lavoro, il portatore
di handicap.
E
tutto questo si può rendere visibile attraverso gesti chiari,
senza pieghe.
Le
donne, è risaputo, sanno inventare gesti.
“Quindi per noi è prezioso, in
questo momento storico –
raccomanda Antonietta Potente, teologa domenicana
che vive in Bolivia – inventare dei
gesti: con le poche cose che abbiamo… Nello stesso tempo è
prezioso far rivivere dei gesti, i gesti che fanno parte della nostra
tradizione.
Penso alla ricchezza che ciascuna
di noi ha come tradizione, perché ha una cultura, perché viene da un contesto, perché ha una storia, perché appartiene a un
carisma.
Ci sono grandi tradizioni nella
nostra vita, e dovremmo vedere quali sono quelle che
fanno
vivere e che noi
dobbiamo far vivere in questo momento”.
Il
mandorlo fiorito In questo cammino verso la concretezza e la scoperta dei nuovi
ministeri ci sostiene il dimorare nella Parola, il chiedere allo Spirito di
formarci un cuore biblico, come quello di Maria, per guardare e agire nella
storia con gli stessi occhi e mani di Dio.
Sbagliamo quando
pensiamo che la persona interiore sia persa nel suo mondo e tenga a distanza la
realtà, sia indifferente agli eventi. Al contrario, chi dimora veramente nel
Signore produce frutti di attenzione agli altri,
lavora con efficacia, crea con facilità, si stanca di meno nell’azione di ogni
giorno. Infatti, tutta l’attività di un cristiano,
avverte il cardinale Martini, “nasce da un mistero contemplativo. In quanto
siamo amati da Dio, diveniamo capaci di metterci verso gli altri in
atteggiamento ilare, semplice e disponibile al servizio”. La cittadinanza
evangelica trova le sue radici nella fedeltà all’Alleanza. Nella sintesi tra
essere e agire.
La
contemporaneità e quasi identità fra contemplazione e azione ci viene confermata da Madeleine Delbrêl, che scrive:
“Poiché troviamo nell’amore un’occupazione sufficiente, non abbiamo cercato il
tempo per classificare gli atti in preghiere e azioni. Troviamo
che la preghiera sia un’azione e l’azione una preghiera; ci sembra che l’azione
veramente amorosa sia tutta piena di luce”.
E Martin Buber, già
molto anziano diceva:
“Va bene digiunare,
ma mangiare con un’attenzione liberatrice può essere la santità stessa. Il giusto prega non solo con un passaggio della Scrittura,
ma con il legno del pavimento”.
C’è
dunque la possibilità di un dimorare molto creativo e producente, che può
sposarsi con l’attività più intensa. Per chi è innamorato non esistono
distrazioni dall’oggetto amato. La connessione non viene
interrotta da guasti tecnici, come può capitare per il telefono, la posta
elettronica e altre forme di contatto.
Qui
si tratta di una comunione reciproca, che va, tuttavia, continuamente
alimentata.
Accostarci
alla Parola, vivere nel profondo ci rende capaci di agire evangelicamente,
di essere presenti al nostro tempo, di capire il
linguaggio delle nuove generazioni senza banalizzarlo.
L’assiduo
ascolto della Scrittura ci rende capaci di attualizzare i consigli evangelici e
di cogliere il senso della domanda di vita che ci arriva,
in forme diverse, da ogni parte. La nostra risposta potrà concretizzarsi come è detto in una bellissima immagine giapponese:
“Fratello
mandorlo, parlami di Dio! E il mandorlo si è coperto di fiori.”
Quale
ritmo?
Spesso,
nel ritmo accelerato della vita contemporanea, si sente l’esigenza di un
ritorno a casa, di ritrovarsi con se stessi, di fare sintesi, di godere la
grazia di unità tra l’essere e il fare.
È
il ritmo consistente della dimora.
Giovanni
ripete questo termine molte volte nel suo Vangelo, proprio a sottolineare
lo stare, il
mettere
su casa di Dio nel cuore umano e viceversa. Una realtà in cui consistere ci
rende più calmi, riposati, sereni.
Thomas
Merton scriveva: “Il nostro Eden è il cuore di Cristo”. Ed è proprio Gesù che determina il ritmo, la nostra dimora
con Lui ci rivela lo stile di vita che a lui piace. Uno stile che si incultura in ogni tempo e ci fa vivere da contemporanee
della nostra storia.
Le note principali del ritmo adatto per l’oggi sono la
semplicità, che è pure essenzialità; il silenzio, che ci fa attenti alle
domande; la passione del dialogo nella comunione.
Nel
cuore del ritmo sta la passione, quell’anima di fuoco che trasforma la cenere
grigia dei nostri giorni, che fa sintesi dei nostri
tentativi e li trasfigura.
* Suora
dell’Ordine delle Figlie di Maria Ausiliatrice, giornalista, direttrice della
rivista “Da mihi animas”