Donne nella Bibbia

Riflessioni di Marina

 

Debora

 

Debora è giudice, rarissima eccezione  tra le donne del suo tempo. Nella Bibbia è presentata così: "Debora, donna-profetessa, moglie di  Lappidot, giudicava Israele in quel tempo".

Debora chiama Barak  al quale trasmette gli ordini e la strategia del Signore. Egli deve radunare diecimila uomini e marciare verso il Tabor, dove avrà nelle sue mani Sisara, generale nemico. Barak sa che la battaglia sarà molto dura e accetta  a condizione che Debora lo accompagni. Egli è consapevole di non possedere tutti  gli strumenti necessari  per assicurarsi la vittoria, sa che da solo non ce la può fare e chiede la partecipazione diretta di lei. Insieme potranno sconfiggere il potente nemico. Non trapela nella narrazione di questo episodio alcun antagonismo legato ai ruoli,  entrambi agiscono senza alcuna ombra di protagonismo individuale. Occupano la scena a tutto campo, sono entrambi sul terreno di battaglia, ma  la vittoria sarà soltanto opera del Signore. Anche se non è lei che tiene in mano la spada  è lei che anima il combattimento. Non fa l’ausiliaria, non si limita a fare da supporto, lei conosce la volontà del Signore e la trasmette con autorevoli parole.

Si direbbe piuttosto Bakar lo  strumento nelle mani di Debora,  perché sia compiuta questa volontà. Sale  al Tabor  con lui e lo incoraggia con queste parole: "Alzati, perché questo è il giorno in cui il Signore ha messo Sisara nelle tue mani. Il Signore non esce forse in campo davanti a te?" . Debora, profetessa-veggente, assicura che la vittoria  sarà opera di Dio. Lo avverte inoltre che la morte di Sisara avverrà per mano di un’altra donna: Giaele.

La pretesa  che le donne facciano sempre e soltanto da supporto ad azioni e strategie stabilite esclusivamente da uomini è in contrasto con l’insegnamento della Bibbia.

 

 

 

Giuditta

 

Per liberare il  suo popolo da una tirannica aggressione, Giuditta agisce di sua iniziativa, senza consultare alcuna  autorità terrena politica o religiosa, ma soltanto dopo aver parlato direttamente con Dio. La sua forza e la sua ispirazione hanno origine da questo ricercato e  intenso rapporto.  Assume  quella che sente come  sua responsabilità , senza cercare approvazione o sostegno da parte del potere politico e sacerdotale. Progetta e realizza un’azione determinante per il bene comune, forte soltanto del suo intimo  rapporto con il Signore. Si fa aiutare da  un’altra donna a lei molto vicina: la sua serva.

Lascia  i sacerdoti a celebrare i loro inutili riti sacrificali e sceglie un’altra strada.

Giuditta è  un ottimo esempio di determinazione e di coraggio per le donne del terzo millennio, anche se  è difficile pensare ad una semplice traslazione del suo agire, in un mondo le cui coordinate  storico-culturali  sono completamente cambiate.  Rimane una donna dell’Antico Testamento  che  usa gli strumenti che per cultura e natura è consapevole di possedere: astuzia e bellezza. Le sole  qualità (se così possiamo definirle) insieme al senso di abnegazione, che  venivano generalmente riconosciute ad una donna.

Attualmente, un numero sempre maggiore di donne sente, in relazione al problema del ministero ordinato  femminile, che una semplice estensione alla donna di un sacerdozio come quello attuale, gerarchico e sacrale, non risponde alle loro esigenze.  Si vuole piuttosto  cambiare l’impronta di tale  servizio  per renderlo più aderente all’insegnamento di Gesù (che non ha mai indossato  paludamenti e non ha mai ordinato sacerdoti) e  per eliminare ogni forma di discriminazione di genere nella sequela di Cristo.

 

 

 

Donne del Nuovo Testamento

 

 Non mancano nei Vangeli  figure femminili, di diversa fisionomia, che possono facilmente ispirare un discepolato femminile impegnato.

Una di queste è la Samaritana, prima teologa e prima annunciatrice della  Buona Novella  nella storia del cristianesimo.  Poi c’è Maria di Magdala, discepola e amica del Maestro, in intima  relazione amorosa con Lui da ungerne il corpo prima della morte (con unguenti  preziosi e con sacerdotale autorevolezza) e da accompagnarlo fino alla croce.  E’ testimone della sua morte e  annunciatrice della sua resurrezione.

C’è  Maria  la madre di Gesù, che ha voluto, preparato e reso possibile  l’Incarnazione ; ha presentato Gesù al tempio e lo ha offerto sulla croce.

L’ identità e lo spessore di queste donne trapelano nonostante  la scarsità delle notizie forniteci  dagli evangelisti. Di sicuro, riferendoci  a loro, non ci   allontaniamo  dall’insegnamento evangelico e  non troviamo argomenti convincenti per attribuire compiti e funzioni legati al genere, giustificando  l’esclusione,  in alcuni casi, di quello femminile.