E’ risorto!

Auguriamo alle lettrici una Pasqua di speranza.

La prima pasqua di risurrezione avvenne ancor prima che fosse celebrata: nella Croce, quando si fece "buio su tutta la terra" (Mc 15,33); perché l’oscurità più intensa avviene prima dell’alba. Perciò la fine verrà per tutti quando sarà spento ogni residuo d’olio del lanternino che ci permette di vagare tra le ombre della vita. Allora andremo incontro a Colui che “è Dio dei viventi, non dei morti”. Sì,  la morte è immersione della vita nel mare della Vita.

Si è fatto di Gesù risorto un morto miracolosamente rianimato e perciò lo si è sottratto all'esperienza umana, sicché siamo rimasti continuamente preda del timore di una qualche catastrofe. E non solo di quella finale: ogni giorno abbiamo paura che ce ne succeda qualcuna; ogni giorno aspettiamo il miracolo del cambiamento, e non sappiamo da dove possa venire.

Invece il vero miracolo del Risorto deve avverarsi in noi, senza aspettare il traguardo finale. Basta fare con decisione la rivoluzione che attendiamo dagli eventi della storia.

Ci sarebbe piaciuto che Gesù fosse morto nella gloria; invece lui è morto disperato, con il suo "perché" senza risposta, e da quel buio attraversato senza gli eroismi che ci fanno gola, è giunto là dove inizia per lui e per noi il nuovo gran corso di una storia, non più da immortalare nel ricordo, ma da F A R E.

La resurrezione di Cristo sarà la nostra, che è soltanto una tappa alla quale seguirà un’altra del tutto inedita. Assieme a tutti! Non solo assieme a coloro che “si sono guadagnati il paradiso”. Noi che crediamo in un Dio-Amore non possiamo nemmeno immaginare la fine della speranza; sappiamo che tutto perennemente rinasce, perché l’amore costantemente si rigenera e si riscatta. Noi contiamo sul grande Futuro in cui saranno annegati i mali, le perversità, gli orrrori del tempo presente. Non possiamo contentarci di assicurarci una salvezza privata. Perciò consideriamo il valore di questa vita come impegno umano universale, a partire da quello che ci fa guardare al prossimo che è, appunto, il più vicino. E le suore dovrebbero sapere bene quale è questo prossimo-prossimo…

Le donne testimoni della resurrezione non dissero nulla perché nessuno può credere in base ad un annuncio. Solo  l’accoglienza e la pratica del discorso della montagna consentono a tutti di “vedere Dio” (Mt 5,8), ovvero di fare una profonda esperienza nella propria esistenza della presenza del Risorto, a partire dalla liberazione nell’oggi, nel piccolo cabotaggio del quotidiano, ma sempre con una visione d’insieme che si dilata oltre o spazio e oltre il tempo.