Un’interessante corrispondenza

 

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Ho trovato il vostro sito per caso… e poi ho capito che un caso non era.

Otto mesi fa ho lasciato la mia congregazione dopo cinque anni (postulandato, noviziato e due anni da giovani professa). Credevo che la vita religiosa sarebbe stata la mia vita per sempre, scoprire che non lo era è stato difficile, ma uscire è stato tremendo. Ora cerco un poco alla volta di ricostruirmi e ritrovarmi, ho trent'anni e sogno di incontrare una persona con la quale progettare una famiglia, e di trovare un lavoro che mi permetta di continuare a servire il Signore negli altri.

Ma non è facile... dopo la gran fatica dell'uscita, avevo l'illusione che il "dopo" sarebbe stato comunque in discesa, ma non è così. Sono felice però di poter finalmente condividere la precarietà e l'incertezza di tutti i miei coetanei che - finché ero in comunità - non sfioravo nemmeno.

Nonostante le fatiche la preghiera oggi è piena di consolazione e speranza.. non ho più ansie da prestazione col mio Signore e mi godo il suo amore libero e liberante.

Lara

 

Cara Lara,

ti raggiungo con un po’ di ritardo, ma da quando ho letto la tua mail, ti ho avuto molto presente nella mia mente e nel mio cuore. Le tue frasi, semplicissime, hanno tanta pregnanza da rispecchiare tutto un “mondo” che conosco molto bene; lo stesso ogni qualvolta mi incontro con un nuovo soggetto in analoghe condizioni.

Cerco di analizzare per sommi capi. Anzitutto i tuoi primi propositi di fare una scelta definitiva; poi il conseguente forte scombussolamento nello scoprire che il proprio percorso restava impegolato in difficoltà impreviste. Mi è sembrata appropriata l’espressione “la gran fatica dell’«uscita». Una fatica che per me è stata tremenda… E il dopo? Altro che essere in discesa…

Il fatto è psicologicamente spiegabile: si passa da un sistema totale che assorbiva mente cuore spirito psiche corpo, ad uno nuovo, che non è quello precedente all’entrata all’Istituto. Si tratta, come traspare dalle tue poche parole, di conquistare una ri-definizione di sé, alla luce di ciò che vale la pena salvare del passato, per rilanciarlo in altro modo; e non è poco. Di quel passato ora scopriamo un’essenzialità, che forse era alquanto sommersa da tante pastoie. Sono d’accordo con te: non abbiamo voluto liberarci dall’impegno ad amare Cristo infinitamente, ma da ciò che si opponeva alla spontaneità (da intendere come genuinità) nel donarci a Lui.

Sono molto lieta che hai ritrovato il meglio di te stessa. Posso assicurarti che anch’io provo quanto sia vera, e perciò bella la stessa “precarietà-incertezza”, nella sua nudità.

Cara amica, sai che cosa riempie la mia vita oggi?  Oltre che l’amore di Dio, la voglia di ridare senso alla vita religiosa, qualora il modo in cui è vissuta riesca ad evitare aspetti difensivi ed elogiativi. Perché non aiutarci tutte noi, “dentro e fuori”, a scoprire il valore del DISCEPOLATO, categoria evangelica per eccellenza?

E’ quanto cerco di fare nella rubrica “DIBATTITO ARCOBALENO”, dove si affacciano ogni tanto alcune suore con missive ricche di umanità, bellissime. Peccato che segua l’eclissi… Ma la tenacia trionferà.

Non sentirti coinvolta nei miei progetti. Fa’ quello che ti senti di fare. Già l’averti incontrata per me è un bel regalo.

Ti abbraccio sororalmente, Ausilia