14/06/03
Il film
Conspiracy of Silence
Regia: John Deery Origine: UK 2003 Durata: 90' Soggetto e sceneggiatura:
John Deery Fotografia: Jason Lehel Montaggio: Jamie Trevill
Musica: Stephen W. Parsone e Francis Haines Interpreti: Jonathan Forbes, Hugh Bonneville, Brenda Fricker, Sean McGinley
Stagione 2002-3
fonte:
http://www.cinefestival.it/
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Era stato annunciato come lo scandalo taorminese, una specie di Magdalene al maschile. In realtà si tratta di un film a tesi, una tesi ribadita a più riprese durante il racconto, e che potremmo così sintetizzare: la chiesa cattolica si sta autodistruggendo a causa della sua intransigenza sul celibato.
Per dimostrare questo assunto, il regista irlandese John Deery, alla sua opera prima, sceglie di mettere in relazione due storie di sofferenza e ingiustizia, ambientate nella stessa diocesi.
Un prete gay, sieropositivo (che anni prima, a Roma, durante un sinodo sul tema dell'Aids, aveva pubblicamente manifestato il pericolo che la chiesa sta vivendo al suo interno proprio per il gran numero di sacerdoti contagiati), all'inizio del film si uccide. Un giovane seminarista, in procinto di terminare gli studi e consacrarsi, è visto uscire una sera dalla camera di un suo compagno gay: entrambi vengono espulsi senza appello. Ad interessarsi a tutto questo, nonostante le pressioni contrarie, quando non le dirette intimidazioni, è un giornalista locale, senza macchia né paura, che vuol scoprire cosa stia dietro ai due avvenimenti.
Deery si muove abilmente nel confezionare un prodotto di facile fruibilità adatto anche al grosso pubblico, non lesinando momenti di commedia e di romanticismo, e senza risparmiarci le solite riprese sinuose ai corpi allacciati in amplesso, "ammorbidite" da frequenti dissolvenze incrociate.
In pratica usa uno stile da film medio hollywoodiano, scritto con l'accetta pur di arrivare a convincere gli spettatori in modo più emozionale che sulla base di un ragionamento.
In questo senso il film è nettamente inferiore a Magdalene, che almeno gode di un rigore narrativo e formale superiore. A differenza del suo fortunato predecessore, però, Conspiracy of Silence rivela di essere maturato all'interno della coscienza di un credente praticante, che parla di argomenti che gli stanno evidentemente a cuore e che, pur presentando esponenti del clero decisamente spaventosi, ne presenta altrettanti di fede sicura e di pastorale realmente evangelica. Valga per tutti la figura del gesuita di colore (dato non casuale), che viene a parlare di morale dopo aver fatto un viaggio pastorale nelle chiese del sud del mondo, dal quale afferma avere imparato molto, e che riesce a coniugare, nella sua esperienza umana, fede intelligenza e tolleranza.
Sotto questo profilo, non è detto che il film non piaccia anche ai Vescovi italiani.
Marco Vanelli![]()