Alessandra contesta il nostro essere "contro il silenzio"
 

Riprendiamo la lettera di Alessandra perché meritevole di attenzione.
ESSERE CONTRO IL SILENZIO per noi è un voler sbloccare la chiusura nel silenzio di persone che vivono nell’angoscia il proprio senso di colpa e quant’altro pertiene alla loro trasgressione nei riguardi del sacro, di cui la relazione con un prete è un caso tipico.
Tante volte donne con simili esperienze avrebbero voluto corrispondere tra loro tramite il sito; ma noi ci rifiutiamo di dare uno spazio libero per la chiacchiera consolatoria, che non sia di vero aiuto né curativa (per quanto possibile).
Inoltre vogliamo che
 

IL PARLARE SIA UN COMUNICARE E NON ACCETTARE UN SILENZIO OMERTOSO

Alla fine della lettera di Alessandra le nostre note specifiche sullo scritto

 

 

Sono capitata su questo sito perché… un po’ per scherzo... un mio amico me l'ha consigliato. Non voglio discutere sul celibato o sulla castità dei preti, non voglio addentrarmi in questa discussione, voglio solo dire alcune cose alle donne che leggeranno questo messaggio. Io sono una ragazza giovane, prossima alla laurea, sono cattolica e frequento assiduamente la parrocchia, che è un po’ come la mia seconda casa…  Sono sempre a contatto con tanti preti e con molti di loro ho un ottimo rapporto. Un po’ di anni fa mi sono innamorata di un ragazzo… e mi è sembrato un miracolo aver trovato un ragazzo che condividesse la mia fede con eguale dedizione.. Siamo stati fidanzati, ed io ho amato davvero questa persona (e la prova è il fatto che provo ancora un amore sincero per lui anche se non desidero più stare con lui, e tra noi ora c'è una grande amicizia). Lui ora è in seminario, e tra non molto sarà prete. E' difficile spiegare quanto sono stata male.. quante volte mi sono chiesta "perché proprio a me?", quante volte mi sono sentita in colpa…  per quello che provavo per lui, quante volte ho rivolto parole di rabbia al Signore. .. e quante volte ho dovuto sopportare gli sguardi strani della gente. Però, il Signore mi ha aiutato a superare tutto questo. E mi ha aiutato a superarlo soprattutto grazie al silenzio! No, io non sono affatto contro il silenzio, il silenzio è lo spazio secondo me per l'amore e la preghiera. Solo facendo silenzio ho potuto capire, questo non ha alleviato al mia sofferenza, certo, ma mi ha permesso di riuscire a continuare a guardarmi allo specchio;  ho letto alcune lettere. Vorrei dire una cosa a tutte le donne che hanno relazioni con dei preti. Io non le condanno affatto per quello che provano, per i loro sentimenti, anzi, in un certo senso anche quegli amori sono un dono di Dio: un amore non può mai essere qualcosa di male o peccaminoso, quello che non condivido è il loro agire, il loro avere relazioni con delle persone che hanno promesso la loro vita a Qualcun altro. E’ come avere una relazione con un uomo sposato, per me non vale nessuna giustificazione.. se queste persone rinunciassero ai loro voti e si svestissero… ben venga, ma deve essere una scelta cosciente e matura. Essere innamorata di un prete? No, non la trovo una cosa sbagliata o condannabile; può succedere. Avere una relazione con un prete? Si, ..penso che sia del tutto condannabile. Per due motivi. Perché se veramente amiamo questa persona non possiamo fargli così male riducendolo ad una vita di ambiguità; possiamo aiutarlo a capire, ma non essere il mezzo tramite il quale tradire le loro promesse. E poi.. e poi per noi stesse.. essere l’amante di un prete.. è questo che pensiamo di meritarci? Sentirci sempre “sporche”? “La verità rende liberi” … non l’ambiguità, non il tradimento. Ma la verità. E spesso la verità si trova proprio nel silenzio. ps( l'email è falsa)

Alessandra (Monday 20 Dec 2004)

 

Tre semplici note:
 

1) Circa il silenzio nel sito ne abbiamo già fatto la celebrazione; basta leggerlo in alcuni punti. Quello che dici sul bene del silenzio è risaputo. Non tanto chiara è nel tuo scritto la condanna “non vale nessuna giustificazione”, seguita da “deve essere una scelta cosciente e matura, ecc.” (dove non si capisce se e chi giustifichi o condanni; comunque pare si “dia addosso” alle donne soltanto).

2) L’arma per condannare l’ambiguità consiste propriamente nel dire chiaramente la verità, data la prassi di un silenzio fatto di omertà, voluta (purtroppo da chi dovrebbe curare la coerenza evangelica delle “pecorelle” a loro affidate) per salvare le apparenze e l’onorabilità di chi vive una doppia vita.

3) Com’è brutto quel “sentirsi sporche” di cui tu parli. Il linguaggio di Gesù lo conosci? e proprio circa certa peccaminosità legata al sesso delle donne: “neppure io ti condanno!”