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Seminario di Diotima

 

Potere e politica non sono la stessa cosa

 

 

 

Il seminario si terrà a partire da venerdì 10 ottobre, dalle ore 17,30 alle 19, con il seguente calendario:

 

 

 

10 ottobre, ore 17,30 Luisa Muraro

Prologo

 

17 ottobre, ore 17,30 Chiara Zamboni

Una valigia leggera

 

24 ottobre, ore 17,30 Giannina Longobardi

Ordine di servizio

 

31 ottobre, ore 17,30 Fulvia Bandoli

Potere – partiti - impermeabilità

 

7 novembre, ore 17,30 Annarosa Buttarelli

Sovrane

 

14 novembre, ore 17,30 Cristina Faccincani

Poteri affettivi e disidentificazioni

 

21 novembre, ore 17, 30 Diana Sartori

Indizi terrestri

 

28 novembre, ore 17,30 Ida Dominijanni

Tornando alle origini. Sesso, parola, potere, politica

 

 

 

 

Gli incontri saranno in aula T8, alla facoltà di Lettere e Lingue dell’università di Verona, via San Francesco 22. Iniziano alle 17,30 con puntualità.

 

 

Seminario di Diotima

 

Potere e politica non sono la stessa cosa

 

Viviamo un momento di confusione, di non chiarezza su ciò che sta avvenendo a noi e accanto a noi. Patiamo una mancanza di simbolico, ma non si tratta di un momento di vuoto. Tutt’altro. C’è un pieno di segni contraddittori, una massa di parole, di atti, di decisioni, che tendono a riempire tutti gli interstizi della realtà velocemente, tanto che il decantarli richiede attenzione e intelligenza. Le donne hanno una particolare capacità di ascolto della realtà, perché sanno leggere i segni esteriori attraverso la risonanza interna, soggettiva. Sanno cogliere quello che avviene attraverso la lettura dei sentimenti personali, che non sono, in questo caso, solo soggettivi, ma segnalano qualcosa dei mutamenti della realtà.

I nodi da decantare sono molti. Uno dei più importanti è quello della confusione tra politica e potere. C’è infatti una tendenza, una specie di costrizione oggi a pensare che il piano del potere e quello della politica coincidano. È una forma di riduzione ad un pensiero unico, quello del potere, per cui la politica è identificata con esso. Così il potere è diventato una specie di significante universale, di segno con il quale si interpreta qualsiasi fatto che avvenga, vicino e lontano. Come ogni pensiero unico è un po’ stupido, ma molto comodo perchè si ha in questo modo una chiave apparentemente infallibile per muoversi. Tutto quello che rimane a margine, e che è altro e diverso, viene cancellato. Così risultano marginali le diverse forme di politica che sono state sperimentate e che hanno una storia, percorsi, intrecci vitali. E non si intende qui solo la politica delle donne, ma anche altre forme di politica relazionale.

Tuttavia sbrogliare l’intreccio tra politica e potere non è per niente facile. Si sente l’esigenza di capire in cosa consista il nostro desiderio di politica, che cosa sia a guidarlo, e in che senso esso abbia una sorgente autonoma rispetto al potere. La differenza tra una politica che si appiattisce sul potere, e una che invece si sottrae alla sua presa e inventa libertà, in sé questa differenza si lascia cogliere. Ma come trarne un sapere?

 

 

Alcune indicazioni di lettura:

 

Il miraggio del potere nel deserto della politica, «Via Dogana» n. 86, settembre 2008.

Miguel Benasayag, Gérard Schmit, L’epoca delle passioni tristi, Feltrinelli 2004.

Aa.Vv., Diotima. Oltre l’uguaglianza, Liguori 1995.

Hannah Arendt, Vita activa, Bompiani 1988.

Simone Weil, La prima radice, Comunità 1980.

Lia Cigarini, La politica del desiderio, Pratiche 1995.

 

 

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