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Circa l’abiura di Roberta de Monticelli

 


 

 La bruciante abiura della de Monticelli mi lascia perplessa su alcuni punti cruciali, che giro alla medesima sotto forma di interrogativi, assieme ad alcune considerazioni:

Sarei davvero felice se un gesto simbolico come quello della Monticelli fosse profetico. Temo, però, che non lo sia, nei termini in cui è proclamato. E lo dico, non per perbenismo, ma per quell’atteggiamento della vera fede, che sa andare oltre-la legge, non contro di essa.

Ausilia

 

Non voglio banalizzare una questione così complessa con due battute. Capisco la prudenza di Ausilia e la moda di “fare a modo mio” e “pensare a modo mio”, salvo poi accorgersi miseramente a 40 anni di non saper pensare né fare niente capace di realizzare a pieno sè stessi.

Però è pur vero, Ausilia, che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Prima del Vaticano II la libertà di coscienza era una mostruosità (vedi il Sillabo). Dopo la Dignitatis Humanae diventa un valore… a patto – dicono oggi - che la coscienza sia “rettamente formata” secondo le direttive del Magistero. Ma di questo passo secondo te andiamo avanti? Non ti senti un pochino presa in giro?

Io non voglio difendere il nichilismo, il qualunquismo di chi banalizza “tanto l’importante è volersi bene…” Io non vado a braccetto con un pensiero ideologico di estrema sinistra che vede il male e la prevaricazione in ogni idea forte. Ma non credo che sia di alcuna utilità un approccio uguale ed opposto, che non valorizza la ricerca, lo sforzo interiore, il pensiero che cerca dentro di sé le motivazioni. Una Chiesa alla berlusca, che “ce penso mi”, crea dei cattolici mentalmente in pantofole, che vanno nel pallone con il primo Testimone di Geova che bussa alla porta.

Mauro

 

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