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RISPOSTA DELLA REDAZIONEPurtroppo siamo abituati ad un’immagine di prete, costruita in maniera mistificata, dato che il carisma della persona in contatto col divino non è frutto né di investitura, né di appartenenza ad un “Ordine sacro” e neanche di impegno personale. E’ vero che tutti vorremmo incontrare in certi momenti una figura rassicurante in grado di aiutarci moralmente e spiritualmente, ma non possiamo pretendere di trovarla in un prete qualsiasi, e nemmeno in tante persone che ci sembrano sagge. E’ una fortuna, o meglio una grazia, riuscire ad incontrarla, a nostra insaputa, dove meno ce l’aspetteremmo. Circa l’impreparazione umana, affettiva e sessuale, di molti preti - non sempre, ma spesso addebitabile al celibato obbligatorio vissuto conflittualmente - c’è da dire che alle donne spetterebbe essere guardinghe nel non cadere nella trappola dell’ amicizia. A meno che esse non abbiano tempra e formazione solide. Parli di “fratello” e di “padre”. Ti pregherei di uscire dai luoghi comuni che hanno enfatizzato il celibato, come se esso forgiasse persone libere da tentazioni sessuali. Gesù diceva ai suoi: “Vi ho chiamato amici”. L’amicizia è la perla preziosa che è difficile, ma non impossibile scoprire; soprattutto in una persona semplice, schietta, senza secondi fini.
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