Stralci di una corrispondenza che si prolunga nel tempo. Pare che Stefania non riesca a liberarsi di un amore che le procura sofferenza. Anche in questo caso si pone lo stesso problema: perché un amore che fa solo male?
Attendiamo risposte da lettori e lettrici. Poi diremo la nostra
C
ara Stefania, non espongo in sito la tua vicenda tanto ricca nei particolari, ma nella sostanza sempre la stessa. Lui è in forte crisi perché sente il contrasto tra i suoi voti (nel caso in cui i preti sono legati ad una forma di vita consacrata si parla di voti), e l'attrazione sessuale. Non so se chiamarlo amore, da quel che capisco dalle tue parole.Mi immedesimo delle tue trepidazioni. Non avrei il coraggio di dirti che cosa penso se non pensassi al tuo bene: vedi, cara, è chiaro e lampante che lui è in crisi; né tu hai voglia di togliere le occasioni per aiutarlo con la tua fermezza. A mio parere, dovresti scrivergli o, se ce la fai, affrontarlo di presenza, dicendogli che tu saresti disposta a dargli amore, ma a condizione che lui agisca da uomo maturo; che con questo tira e molla tu non sei tranquilla e che non ti piace anticipare troppo gesti amorosi se poi lui non sa che cosa fare.
Se lui è così tentennante, tu dovresti supplire con un po' di saggezza in più. Non ci perderesti nulla, anzi acquisteresti la sua stima. Anche se certe cose non si dicono, si pensano. Per uno che ha fatto una scelta doppiamente impegnativa, trattandosi di un prete religioso, l'amore non ha i ritmi dell'amore tra due persone libere.
Cerca di essere "grande", di non essere come una canna sbattuta dal vento. La tua forza d'animo non nuocerebbe ad un vero amore, anzi lo assicurerebbe.
Ti terrò presente nel mio pensiero e nel mio cuore, e anche nella preghiera (nella quale credo molto).
Un abbraccio, Ausilia
Tra questa e una risposta di Stefania intercorre una densa corrispondenza
25/11/03
…. sì, come matite (così si esprimeva Madre Teresa), ci spuntiamo, perdiamo la capacità di scrivere, la possibilità di tracciare e abbiamo bisogno allora dell'altra che tracci per noi e ci indichi il temperino più vicino.
La mia attuale sofferenza è ben poca cosa. Soffro della sua lontananza, dei suoi silenzi.
Soffro dell'attesa, della sua incapacità di vedere. Soffro dell'incertezza, dell'alternanza di gioie incontenibili e deserto.
Ma soffrirò molto di più quando e se dovessi accorgermi che, una volta guardata in faccia la realtà e resosi conto di ciò che il suo cuore insistentemente gli dice, decidesse di rinunciare e gettar via tutto come cosa di poco conto.
Ecco questo si mi farebbe veramente male.
Però, ad oggi, non posso prevederlo e neanche evitarlo.
Grazie della tua vicinanza, preziosa e costante. Ste