S u l  “c a s o   d o n   S a n t e"

 

Ferdinando Camon

(23  agosto 2007, Il Mattino di Padova)

Non c’è nulla di «scandaloso» o di morboso nella vicenda del parroco di Abano, che s’è innamorato di una donna e con lei ha fatto un figlio, che ormai ha nove mesi. Solo levando da queste storie il tono del pettegolezzo potremo vederle per quel che sono, storie umane, e provare comprensione per chi le vive: «nihil humani a me alienum puto», niente di ciò che è umano mi è estraneo. Da una parte dunque c’è questo prete, che ama la Chiesa e la parrocchia, è amato dai suoi parrocchiani, e dentro la Chiesa e tra i suoi parrocchiani vorrebbe restare. Dall’altra parte c’è il vescovo, che in base all’ordinamento cattolico non può, neanche se volesse, lasciarlo lì.

La situazione del prete è quella di chi vuol vivere due vite, prete e marito-padre, e non tiene conto che ognuna di queste vite esclude l’altra. Lui pensa che siano compatibili: si può essere (pensa) buon prete e buon marito e padre di famiglia, e la Chiesa Cattolica che non lo permette sbaglia, e lui, disobbedendo alla Chiesa, evita di sottoscrivere uno sbaglio. E’ una posizione insostenibile. C’è un codice, e il vescovo non fa che applicarlo. Ma cerchiamo di non ragionare col codice, e di tirar fuori le ragioni che stanno a monte. La Chiesa è una istituzione che, ora come ora (può darsi che fra anni o secoli cambi, ma intanto è così), esige da coloro che si mettono al suo servizio una disponibilità totale, non parziale o dimezzata. Un prete che non ha moglie e non ha figli è un prete, e se fa il parroco è un parroco. Se qualcuno ha bisogno di lui, va e trova il suo aiuto. Un prete che ha una moglie e una famiglia, è un mezzo prete, è uno come tutti che incidentalmente fa il prete, e ha una famiglia a cui badare. Lo stesso, naturalmente, deve dirsi di una suora: una suora che sia anche moglie o madre non è più una suora, ma una moglie o una madre che, in più, è anche suora.

La questione che è in ballo è la totalità della dedizione, come dice la Chiesa, «a Cristo»: della suora si dice che «va sposa a Cristo», ma se poi sposa anche un uomo e con lui fa dei figli, mescola al primo amore e alla prima relazione tante altre relazioni, e così le fa tutte relative, mentre la prima relazione dev’essere assoluta. Un assoluto non è umano, e non si regge su puntelli psicologici, psicanalitici, sentimentali, razionali. Anzi, queste armi lo attaccano e lo mettono in crisi. C’è un sotterraneo movimento di preti che vorrebbero la fine del celibato. Hanno argomenti forti. Può darsi che un giorno la spuntino. Può darsi che, fra secoli, venga una Chiesa Cattolica con preti sposati e suore mogli, con tanto di prole. Se verrà, quella sarà una Chiesa diversa, meno «al servizio», meno legata a Cristo e più al mondo.

Quando un uomo si fa prete entra in una istituzione che sa bene cos’è, e la accetta. Può darsi che un domani veda cose che prima ignorava, e non la accetti più. Allora deve uscirne: non può restare dentro e tradirla e vivere di nascosto una vita incompatibile. Nel caso di un prete che s’innamora di una donna, e con lei fa un figlio, cercare di mantenere tutto così com’è è un quadruplice tradimento: verso la Chiesa, verso la donna, verso il figlio, verso la comunità. Il vescovo consiglia a questo prete di dimettersi, ma il prete non vuole. In realtà, il prete doveva dimettersi spontaneamente, molto prima.

Ama la Chiesa? Il modo di dimostrarlo era quello. Se sto a quanto ha scritto questo giornale, il vescovo lo ha convocato per sapere se era vero che aveva una donna, ma lui ha risposto di no. Un prete che inganna il suo vescovo non può esistere nella Chiesa Cattolica. La Chiesa Cattolica è un’istituzione unitaria e gerarchica. Chi è dentro, riceve da tutta l’istituzione e da tutti i suoi tempi, fin da Pietro. Qui, ad Abano, una minuscola fetta di fedeli riceve solo da questo prete, che si è separato. Non può continuare così.

Lorenzo

lorenzo.pierobon@alice.it

Una osservazione all’articolo di Ferdinando Camon su don Sante

 

Su una cosa sono d’accordo. Quel prete doveva dire al suo vescovo la verità. Forse non era facile, forse non era preparato. Ma, come san Bartolomeo, patrono di Monterosso, doveva cercare di essere un uomo senza falsità.

Tutto il resto non lo condivido, ma mi piace dare un contributo su una sola frase: “Un prete che ha una moglie e una famiglia, è un mezzo prete, è uno come tutti che incidentalmente fa il prete, e ha una famiglia a cui badare”.

Interessa in particolare capire non quale sia il vero prete, ma quale sia la vera famiglia. Un medico sposato è un mezzo medico? In realtà l’incontro di due persone e la decisione di stare insieme si basa sull’attrazione fisica, sul fatto di stare bene insieme. Forse anche solo questo può bastare per tutta la vita se è bene alimentato facendo pace ogni sera a letto. Ma se due persone hanno anche interessi comuni, non necessariamente economici, la vita insieme diventa molto più interessante e tutto quello che si fa va moltiplicato perché insieme si ottengono risultati impensabili da soli. Se poi oltre al sesso e agli interessi due persone condividono anche un percorso di fede, un impegno sociale o un obiettivo per gli altri, quello che fanno acquista un valore esponenzialmente più elevato, specie nella qualità. Il matrimonio è quindi un moltiplicatore. Consente di fare cose che da soli non si affronterebbero, di ottenere risultati che da soli sarebbero impensabili, di superare difficoltà e disagi dandosi coraggio e sostegno reciproco.

Quell’alpinista che vuole affrontare la grande del Lavaredo da solo lo può fare se è veramente esperto e disposto a rischiare continuamente la vita. Ma se sono in due è molto più facile e la soddisfazione è molto più grande. Un risultato condiviso ti eccita, ti gasa, ti dà la forza per affrontare altre  cento, mille, difficoltà. Un risultato in solitaria ti conferma quello che già sapevi e quindi un po’ alla volta ti stanca finché alla fine non ne trovi più il senso.

Certamente il matrimonio è sempre meno di moda. Ma anche se ne esistesse uno solo di matrimonio moltiplicatore, questo sarebbe sufficiente per dire che è comunque possibile essere sposati ed ottenere il massimo. Se è possibile diventa un impegno etico per tutti mirare al traguardo più alto e quindi cercare nella vita la persona con la quale realizzare insieme quegli obiettivi che si condividono e per i quali merita vivere una vita intera.

Quindi un matrimonio così è la situazione ideale per affrontare anche le strade più impervie. In linea di principio dovrebbe essere la situazione migliore anche per una vita dedicata al prossimo nell’amore totale del sacerdozio.

Non solo quindi il matrimonio di per sé non può escludere il sacerdozio ma dovrebbe essere il suo potenziamento. Naturalmente per chi ha la fortuna di trovare la persona con cui condividere ideali, gioie e sacrifici.

 

Giuseppe Zanon

 

Caro don Sante,

gradisci anche la mia solidarietà in questo tuo momento difficile.

So per esperienza personale, in quanto prete sposato, le difficoltà di questo momento e lo so anche per una trenntennale frequenza dell'Associazione di preti sposati 'Vocatio' ( e, da poco, del gruppo 'chiesaincammino' ). Oltre alla solidarietà però voglio anche manifestarti la mia stima per la tua figura di parroco amato e stimato dai tuoi parrocchiani, solidali con te in questo momento.

E in questo, lasciamelo dire, c’è qualcosa di veramente straordinario. Negli altri casi simili al tuo, c'era solo stupore, meraviglia, pettegolezzo e scandalo. Nel tuo, c'è tutta la tua parrocchia  che si stringe attorno a te con stima ed affetto, e si rivolta verso la Chiesa gerarchica che ancora una volta non guarda alla sostanza delle cose: un prete è veramente prete se ci crede, se ne ha la vocazione,se si impegna a fare il prete, prescindendo dalle sue scelte personali; il celibato non è un parametro esatto ed esclusivo per valutare il prete!

E in questo, il tuo caso è  veramente un segno dei tempi: il popolo di Dio che si stringe al suo pastore e lo giudica per quello che ha fatto in parrocchia, lo vuole ancora parroco anche se con un  figlio ( ed una moglie ), con i giovani che si sentono tutti beneficiari della sua paternità: 'Don sante è mio padre', scritto sulle magliette.

Ad avallare questo mio pensiero, il Corriere della sera di venerdì 24-08-'07: 'La comunità… implora il vescovo di lasciare don Sante al suo posto, anche se fosse davvero il padre di quel bambino, per noi non cambierebbe un bel niente e la Chiesa dovrebbe adeguarsi ai tempi moderni- sostengono in coro ragazzi ed adulti...'.

Complimenti, don Sante, perché hai curato così bene i tuoi parrocchiani che si sono adeguati ai tempi, ai valori del Concilio, alla voglia di sentirsi 'popolo di Dio' che dice la sua al momento opportuno !

Se avrai voglia di fare una chiacchierata con noi, sai dove trovarci.

Per intanto ti siamo vicini e ti auguriamo ogni bene.

Con stima ed affetto

Giuseppe Zanon, zanon37@aliceposta.it      

 

Loredana

Ausilia cara,

è bene uscire con una presa di posizione ferma, come sempre ti ha contraddistinto!

Ho letto il commento che ha rilasciato Ernesto. Il suo suggerimento è pregevole... Potremmo lavorare in questa direzione, ovvero: quando una comunità non ravvisa alcunché di scandaloso, tutt' altro!!!

Della faccenda del pretuncolo di Padova ci sarebbe molto da dire, certo è che coloro che
sempre vengono sacrificate siamo noi donne di questi preti! Come avrai avuto modo di
leggere, nessuno ha detto nulla relativamente alla LEI!!! Chissà perché?

Circa il pretuncolo, utilizza formule teologiche che ben pochi conoscono! Quando dice: "non la conosco in senso biblico", si illude che la gente lo capisca!La gente in realtà intende: senso biblico = senso spirituale= esatto contrario di rapporto sessuale. Il contrario di quanto lui dice sostenendo la castità!

Poi dice di "scherzare" e non di affermare!Queste distinzioni si insegnano nei seminari! Dovrebbero invece istruire i seminaristi con il saggio di Petrà!!! Che ottusi!!!

Da ultimo  mi chiedo come mai questa enfasi esasperata della castità dichiarata, quasi ad ottenere consensi, quando da secoli le SORELLE A SERVIZIO DEI PRETI CHE VIVONO CON I PRETI STESSI non hanno mai posto il problema! Le sorelle dei preti a servizio dei
preti sono o non sono donne?Credo proprio di si!!!! Quindi bisognerebbe fare una buona
fenomemologia della sfera affettiva dei preti... Ma quando lavoro c'è da fare?????????

Ti e vi abbraccio. Buon lavoro di riflessione lory

 

F. Camon risponde a Loredana



Cara Loredana, la sua lettera è interessante e importante; mi autorizza a
pubblicarla nel sito, tra i Dialoghi con i lettori, levando la sua firma? Servirebbe per la discussione, e nessuno risalirebbe a lei.

Grazie. FC
 

Donne contro il silenzio osservano

(tenendo conto dei vari interventi)

 

Poche osservazioni tra le tante possibili:

Quanta sofferenza dietro la vivacità espressiva di Loredana! E non poche delle sue annotazioni vanno a segno. F. Camon ripete luoghi comuni, che rivelano la poca conoscenza del vero significato del Ministero presbiterale. Non è il caso di stare qui a contestare le singole espressioni; meglio invitarlo a consultare produzioni in merito di buon livello teologico.

Spiace l’abbassamento di livello in cui si pone oggi don Sante dopo aver suscitato scalpore con le sue prime clamorose dichiarazioni. A noi non piacciono né i consensi entusiastici della ondivaga “gente di chiesa”, né il tener duro del prete “CONTRO”… Una cosa tanto seria come quella di invertire la rotta intrapresa è meritevole di stima, se sofferta e meditata, condotta con dignità e con visibile senso di responsabilità. Solo un atteggiamento fermo e schivo nello stesso tempo, può rivelare la statura della persona che non sa disprezzare la legge, anche quando essa riesce impraticabile per motivi esistenziali profondi (e la possibilità di ottenere la dispensa è prevista già nel momento dell’ordinazione sacerdotale, dato che il celibato non è necessariamente inerente al Ministero).

Ma attenzione! Se Socrate volle morire da obbediente alla legge che pur riteneva ingiusta, non per questo bisogna valutare un comportamento coerente con la propria coscienza come un atto di eroismo…

Noi, “Donne contro il silenzio”, pensiamo piuttosto a quanta sofferenza trapela dalle parole infiammate di Loredana e non possiamo non avere un pensiero tenero per la giovane mamma e per il suo bimbo di nove mesi. Trepidiamo al pensiero che possano essere immolate ancora una volta vittime innocenti al mausoleo della legge…

 

 

 

Due interventi di preti sposati

A) Cari amici,

ecco cosa succede a restare soli!

Anche il povero don Sante farà la solita battaglia attorno alla parrocchietta, un pò di confusione e di televisioni per alcuni giorni poi calerà il sipario inesorabile e il pretino resterà solo con mille problemi, forse, di sopravvivenza, se prima non ha cercato il modo di sopravvivere.

Dopo decenni di queste tristi storie, noi, preti sposati, non abbiamo ancora capito che un minimo di organizzazione nazionale è indispensabile per affrontare certe situazioni di emergenza dei nostri confratelli in difficoltà. Di fronte all'autoritarismo dei poteri forti (spesso, molto poco evangelici) di Roma, della CEI, che continuerà a non voler capire, ci vuole una nostra organizzazione capace di autorevolezza e di gesti significativi!

Dobbiamo diventare interlocutori significativi,  perché non si finisca allo sbando come può capitare a qualche collega. Lo dico con immensa sofferenza nel cuore che piange...

Cari amici, facciamo di tutto, perché l'associazione o la federazione possa nascere al più presto per costruire qualcosa che possa essere interlocutrice di fronte alla prepotenza delle curie. Convinciamoci che certi poteri capiscono solo le maniere forti, che siano efficaci, diversamente ci ridurremo alle solite commediole, che finiscono in tristi farse col ghigno beffardo dei curiali. Cerchiamo alternative, promuoviamo gruppi del Vangelo, favoriamo la nascita di comunità di base. Lo sappiamo: per sfuggire alle maglie della repressione leguleia è sempre possibile e lecito celebrare nelle case private, oppure in e con qualche chiesa amica come quella valdese. Franco Barbero, alla sua maniera, "docet" e anche Franco Maggiotto insegnava. Li abbiamo capiti e seguiti troppo poco, purtroppo?

Cercheremo di farlo?

Un saluto a tutti, Chino

B) Note in margine al caso di don Sante Sguotti

(Fausto Marinetti eUmberto Lenzi)

Si è detto e  scritto di tutto. Soprattutto dagli incompetenti. Ma perché non si ascoltano, una tantum, i diretti interessati, coloro che queste vicende le vivono sulla loro pelle, primo fra tutti il prete in questione?

Per esempio, è da superficiali affermare: "Il vescovo, che in base all'ordinamento cattolico non può, neanche se volesse, lasciarlo" in parrocchia. Sarebbe voler risolvere la questione prima di affrontarla. Sarebbe non vedere i fatti, specie quel fatto nuovo, che smentisce la versione ufficiale, per la quale il prete con donna e figlio va "eliminato", perché "è motivo di scandalo per i fedeli". A Monterosso di Abano 800 fedeli non solo non ne sono scandalizzati, ma sostengono, solidarizzano, si dichiarano anch'essi "figli" di don Sante.

Le domande da porsi, quindi, non sono sul codice, sul diritto del vescovo, sul dovere del prete di dimettersi, ecc. ma ben altre: che cosa si può leggere tra le righe di questa porzione di "popolo di Dio"? Che cosa suggerisce questa "vita nuova"? Perché e per come si è venuta a creare tale situazione? Quali circostanze hanno contribuito ad innalzare il livello di maturità dei fedeli? Non vuol forse dire che il prete è entrato nel loro spirito come "vino nuovo"? Non più e non solo come "funzionario del culto", ma come "persona"?

 Se si andasse ad "ascoltare" quella gente, magari si scoprirebbe che la sa più lunga di certi giornalisti, i quali non sanno neppure che nei primi mille anni della cristianità preti, vescovi e 49 Papi erano sposati. E, quindi, non si fa che ripetere i soliti luoghi comuni: "da una parte c'è un prete e i suoi parrocchiani, dall'altra la chiesa istituzione con le sue leggi". Non è esatto. L'immagine della realtà è un'altra: da una parte c'è Golia con tutto l'apparato delle sue istituzioni (la corazza del CIC, le armi dei castighi, repressioni, eliminazioni) e dall'altra Davide con una fionda e quattro sassi: la sua capacità di amare come padre, la fidanzata (il nuovo amore), il figlio (frutto dell'amore), i figli-parrocchiani (che ricambiano l'amore ricevuto).

Una situazione di conflitto tra chi si trincera dietro delle leggi canoniche e chi si rifiuta di essere imprigionato nella camicia di forza delle norme umane. Quanti don Sante hanno fatto fagotto e se ne sono andati in punta di piedi (100/150mila nel mondo)! Quanti hanno preferito seguire la prassi consigliata "ufficialmente" di vivere da amanti, di occultare il loro amore come se fosse qualcosa di "sporco"! Quanti figli di preti senza padre ci sono in giro? Quante donne amate e ripudiate, umiliate, ridotte ad amanti, si accontentato di scampoli di tempo e d'amore furtivo? Quanti/e si sono suicidati/e? Senza parlare delle suore rimaste incinta dal prete e costrette ad abortire (si veda il film "Padre Amaro")…

La storia pare quella di sempre, ma c'è un elemento nuovo: don Sante non vuole mettere il silenziatore al suo amore; non vuole uscire di scena dalla porta di servizio; ritiene che non c'è nulla di che vergognarsi; che l'amore fecondo non può venire che da Dio e, quindi, ha il diritto di viverlo alla luce del sole; che non c'è conflitto tra le varie forme di amore, perché una sola è la sua sorgente.

I non addetti ai lavori non vanno per il sottile: "vuol vivere due vite, prete e marito-padre, e non tiene conto che ognuna di queste vite esclude l'altra. Lui pensa che siano compatibili […] È una posizione insostenibile".

Ed è "sostenibile", contro i dettami dell'ONU, ingaggiare e coltivare nell'apartheid del seminario dei minorenni, che resteranno emozionalmente immaturi per tutta la vita? E' sostenibile che un  ragazzo plagiato fino a 25/30 anni possa decidere del futuro della sua vita, senza sapere a cosa è forzato a rinunciare, che cosa è la solitudine, la paternità, ecc.? Ed è sostenibile la posizione dei vescovi, che hanno spostato i preti notoriamente pedofili da una parrocchia all'altra? Che hanno occultato alla polizia i delinquenti, collaborando a distruggere migliaia di bambini, 11.000 solo negli USA (quelli emersi, ma sarebbero molti di più, anche 100mila)? E' sostenibile che è meglio ricevere la santa comunione dalle mani consacrate di un don Cantini, di don Dessì, di padre Geoghan (200 stupri), di un padre Macial Marcel Degollado, piuttosto che da quelle di don Sante?

"C'è un codice, e il vescovo non fa che applicarlo". Certo! Ma non è proprio con il codice alla mano che le autorità religiose hanno fatto crociate, inquisizioni,  conquiste, roghi, silenzio nella shoà, ecc. ecc.? Non è con la legge del celibato che si consuma la strage degli innocenti, si antepone un norma umana (celibato) ad una legge divina, il diritto del figlio ad avere un padre? La chiesa non dovrebbe semmai imporre al prete con figlio di obbedire alla legge naturale di fargli da padre? Oppure dovrà riconoscere che a forza di parlare di "paternità spirituale" non sa, non ha ancora capito che cosa sia la "paternità materiale"? Infatti quanto "disprezzo clericale" per il figlio della ragazza madre, della prostituta e del carcerato, tutti figli di Dio costretti dalla chiesa a portare il marchio dell'infamia. Non si diceva (e non si continua a pensarlo) che il figlio nato fuori dal matrimonio è "figlio del peccato"? Don Zeno ironizzava: "Mai sentito che il diavolo sappia fare dei figli"!

Quante ingiustizie in nome della legge umana ed ecclesiastica, per giunta!

Si afferma: "Un prete che ha una moglie e una famiglia, è un mezzo prete, è uno come tutti che incidentalmente fa il prete, e ha una famiglia a cui badare".

"Mezzo prete"? La chiesa gerarchica dovrebbe rivoltarsi, ripudiare e condannare tali affermazioni come diffamatorie, perché offendono e discriminano il clero cattolico di rito orientale, il quale da sempre è libero di prendere moglie (preti uxorati, diaconi uxorati anche nel rito latino). Non ha accolto più di cento pastori protestanti convertiti al cattolicesimo, i quali esercitano il ministero pur mantenendo la loro famiglia? (cf la Provvisione Pastorale emanata negli anni '80 da Giovanni Paolo II). Oppure i preti con famiglia delle chiese clandestine dell'est ordinati durante la seconda guerra mondiale? E' aberrante dire tutti costoro sono "mezzi preti"; che si "vuol vivere due vite"; che "ognuna di queste vite esclude l'altra"; che non "si può essere buon prete e buon marito e padre di famiglia". La famiglia dei diaconi e preti uxorati non può impedire loro di amare il popolo, altrimenti il colpevole sarebbe Dio stesso che l'ha inventata. Quante dichiarazioni conciliari e pontificie hanno superato la vecchia discriminazione tra matrimonio e scelta di castità, affermando che non si tratta di un di più e un di meno, ma di due modi, due vie ugualmente sante di amare Dio e i fratelli. Si riconosca, almeno, che nei documenti ufficiali c'è ancora qualcosa di fluido, sopravvive una specie di contraddizione interna, per cui ci sono delle alternanze, degli avanzamenti e dei rinculi (per esempio: tra il CIC/"Pastores dabo vobis" e il "Presbiterorum Ordinis"/ Codice di diritto canonico delle chiese orientali. "Ci si può legittimamente chiedere com'è possibile che uno stesso soggetto magisteriale riguardo a uno stesso oggetto faccia simultaneamente – seppure in contesti diversi – affermazioni incompatibili". Cf Basilio Petrà, Preti sposati per volontà di Dio? EDB, Bologna, 2004, p. 201).

Paragonare il sacerdote con la suora non ha senso. Questa fa un "voto", il prete diocesano, una promessa. Non si sono letti i documenti pontifici, nei quali ormai non si mette più in contraddizione il sacramento del matrimonio con quello dell'ordine presbiterale? E allora come ci si arroga il diritto di parlarne e dettar legge, appellando a dei luoghi comuni superati da un pezzo?

Il "sotterraneo movimento di preti che vorrebbero la fine del celibato" non è poi tanto invisibile e sotterraneo dal momento che solo in Italia ci sono 10/12mila preti sposati. E nel mondo sarebbero 100/150 mila, uno su quattro, un "esercito di riservisti", pensionati anzitempo… E si piange sulla scarsità delle vocazioni, di cui Dio sarebbe così avaro! Se non si è informati neppure sui numeri, chissà sulle ragioni di fondo. 

E' "il popolo di Dio" di Monterosso, che rifiuta l'ipocrisia dei "sepolcri imbiancati"; non vuole applicare un "codice" freddo e sterile alla lettera; gli sta bene il prete con donna e figlio; vuole il prete al suo fianco così com'è. Che male c'è ad ammettere che cominciano a venire meno certi miti; che sono i clericali che si "scandalizzano" non i laici, padri e madri di famiglia, i quali sanno meglio dei prelati che "l'amore fecondo" viene da Dio non dal diavolo; che ogni uomo/donna ha il diritto di vivere e cantare il suo "Cantico dei cantici". 

Come cambiano, come si trasformano le leggi ecclesiastiche? Come tutte le leggi umane, perché la storia produce esempi, fatti nuovi, che non cadono dall'alto, ma vengono dalla esperienza viva delle persone.

La Chiesa non deve forse stare in ascolto dei segni dei tempi, scoprire le tracce dello Spirito che soffia sempre dove vuole e non coincide con il vento romano?

In base a quali argomenti si può sostenere che una Chiesa Cattolica con preti sposati "Se verrà, quella sarà una Chiesa diversa, meno «al servizio», meno legata a Cristo e più al mondo"? E allora perché non fare una bella inchiesta per quantificare quanti sono i preti con l'amante, con figli nascosti, alcolizzati, in cura dallo psichiatra, pedofili, gay, ecc.? E' meglio mantenere una facciata d'ipocrisia, piuttosto che tornare alle origini quando il prete non era un funzionario del culto, tanto meno una casta, ma veniva scelto dalla comunità tra gli anziani di provata virtù e doveva essere  un modello come capofamiglia?  S. Paolo raccomanda: "Il pastore sia irreprensibile, marito di una sola donna; sobrio, prudente, decoroso, ospitale, pacifico e disinteressato" (1Tm 3, 2).  Non è abbastanza chiara la rivendicazione paolina al diritto degli apostoli di essere "accompagnati da una moglie" (1 Cor 9,5ss)? La prassi apostolica non è una norma collaudata, più efficace della "legge canonica" valevole solo per i cattolici di rito latino? Perché ciò che vale per la chiesa di rito orientale non è valido per quella di rito latino?

I giornalisti sanno che nella Scrittura non si parla mai di preti, ma di ministri; mai di sacerdozio, ma di ministeri, di una gerarchia di servizio, nient'affatto verticista, sacrale, patriarcale, schierata con i potenti? Per "essere" la Chiesa di Cristo non può accontentarsi di qualche opera di carità e del culto spettacolare, devozionale, impedendo agli uomini di vedere la giustizia e le potenzialità del vangelo! Forse che il prete con famiglia non potrebbe essere un esempio, un riferimento pratico per valorizzare quanto l'istituzione non ha mai valorizzato: sessualità (visione ereditata dai pagani), famiglia aperta, figliolanza estesa agli abbandonati, amore coniugale come espressione dell'amore di Dio,  ecc. ecc.?

Forse il caso di don Sante è un granellino, una goccia, un "soffio" che grida l'ora di Dio: l'ora di passare da una chiesa concepita come un museo di fossili ad una chiesa più umana che cresce in umanità e in grazia come tutte le realtà soggette al cammino della storia?

 

 


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