Aggiornamenti di Fatti si Chiesa
SETTEMBRE 2007
MADRE TERESA
IL FATTO E IL COMMENTO
Madre Teresa di Calcutta è stata “processata” per la canonizzazione a causa del rapporto personale che aveva con Giovanni Paolo II che nel suo lungo pontificato ha fatto santi a quintali. Adesso manca l’ultimo passaggio: da beata a santa. I curatori del processo – non più pressati dall’alto – stanno riesaminando le cose e hanno scoperto che Madre Teresa ha sperimentato il “silenzio di Dio”.
Ho avuto la fortuna di conoscere Madre Teresa al di fuori delle grandi manifestazioni di massa. Lei e le sue suorine facevano un’opera di silenzioso bene in una parrocchia alla periferia di Roma, Tor Fiscale. Non m’interessa se la faranno santa o no. Mi interessa che fu una gran donna. Di fede, ma donna.
Non era ciarlatana e non amava mettersi in mostra.
Riporto una
sua lettera alle consorelle:
“Mie care figlie, senza la sofferenza il nostro lavoro sarebbe solo un’opera
sociale, molto buona e utile, ma non sarebbe l’opera di Gesù Cristo, non sarebbe
parte della redenzione. Gesù ci ha voluto aiutare, condividendo la vita, la
solitudine, l’agonia e la morte”.
Di tutto ciò Egli si è fatto carico, sopportandolo anche nella notte più oscura.
Solo facendosi uno con noi Egli compie la sua redenzione”.
Noi possiamo fare lo stesso: ogni desolazione vissuta dalla gente povera - non
solo la loro povertà materiale, ma loro sofferenza spirituale - deve essere
redenta e noi dobbiamo fare la nostra parte. Pregate, quindi, quando vi sembra
di non farcela: ‘Io voglio vivere in questo mondo che è lontano da Dio, che si è
allontanato così tanto dalla luce di Gesù, per aiutarli, per prendere su di me
una parte della loro sofferenza’”.
Queste non sono balle. Non sono belle esortazioni, ma riflessioni di vita vissuta.
TEOLOGIA
IN GINOCCHIO? BENEDETTO IL RESTAURATORE?
IL FATTO
Benedetto
XVI la settimana scorsa, in Austria, visitando l’Abbazia cistercense di
Heiligenkreuz, situata a una trentina di chilometri da Vienna, sede di
un’Accademia teologica che dal febbraio scorso porta il nome di Benedetto XVI,
ha spiegato che la vera teologia si fa “in ginocchio”, con fede. La teologia
cristiana, ha spiegato, “non è mai un discorso solamente umano su Dio, ma è
sempre al contempo il Logos e la logica in cui Dio si rivela. Per questo
intellettualità scientifica e devozione vissuta sono due elementi dello studio
che, in una complementarietà irrinunciabile, dipendono l’una dall’altra.
La nostra situazione oggi, pur diversa, ha però anche notevoli somiglianze –ha
riconosciuto –. Nell’ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa
scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede.
Dove invece si pratica una ‘teologia in ginocchio’, come richiedeva Hans Urs von
Balthasar, non mancherà la fecondità per la Chiesa”, ha spiegato.
IL COMMENTO
L’intenzione del papa teologo è chiara: senza la dimensione di fede, la teologia può esserci, ma è teismo. Che va benissimo, ma che incontra ostacoli quando si cercano di razionalizzare misteri come l’Incarnazione, la Risurrezione e i miracoli.
Il papa non sta vivendo momenti felici: sembra che vi sia una dicotomia fra le folle che l’acclamano e le sue truppe che lo criticano. Sull’ultimo numero di Micromega è apparso un buon articolo di Paolo Farinella, prete genovese, che ritiene Benedetto XVI un restauratore, soprattutto dopo la sua presa di posizione sulla messa in latino. Da altre parti si insinua che sia gay perché si è preso un bel segretario. Adesso ne ha un altro maltese (non so se è bello) dopo che il secondo segretario è stato promosso arcivescovo in Ucraina.
Che dire?
Sull’ultimo fatto non commento: mi sembra un po’ una cretinata.
Su quanto dice, documentatamente don Paolo, posso in parte essere d’accordo anche se in altre occasioni ho spiegato che il motu proprio papale sulla messa in latino è solo un richiamo a quanto già c’era e una possibilità in più per chi si sente di pregare in quella lingua e con il rito in vigore fino al 1963.
Sulla teologia in ginocchio, mi trovo pienamente d’accordo con papa Ratzinger.
A me piace moltissimo la teologia, non sono un teologo accreditato, ma ritengo che la fede sia un dono che deve essere sviluppato attraverso gli studi e che sia importante capire tutto quel che si può capire perché Cristo è venuto sulla terra per rivelarci il volto di Dio.
Vi sono verità di fede cattolica che sono inconoscibili alla nostra mente, ma sono percepibili dal nostro cuore. Il rapporto con Dio è un po’ come quello fra moglie e marito. Quando conobbi mia moglie non mi misi a tavolino a vedere se era la più bella, se aveva le misure giuste, se era molto intelligente, sapeva tutto di cucina e via elencando. Penso che mia moglie abbia fatto altrettanto con me (se no avrebbe sposato che so?...Scamarcio, Pitt, Sean Connery…). E’ scattato quel meccanismo che ti fa dire:”Insieme vivremo la vita”. Con tutti i nostri pregi e difetti. Così deve essere il teologo con Dio. Dio è talmente tutto, pienezza e mistero, bellezza e razionalità che lo scopri ogni giorno. E si va avanti così dalla notte dei tempi.
Ernesto Miragoli
FETORI E BETORI
IL FATTO
A fine agosto – forse non sapendo cosa fare – molti si sono chiesti perché la chiesa italiana sia esente da parecchie imposte. Apriti cielo!
“Ci sentiamo
aggrediti, c’è una strumentalità in queste denunce che lascia esterrefatti”, ha
detto il Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei),
monsignor Giuseppe Betori, in riferimento alle polemiche sull'esenzione Ici di
molti immobili della Chiesa.
“L’opinione pubblica conosce bene la Chiesa e ciò che fa, ma c’è chi vuol
buttare fango facendo credere che goda di privilegi specifici”, il che “è
falso”, ha precisato monsignor Betori rispondendo ai giornalisti durante la
conferenza stampa di presentazione dell'Agorà dei giovani a Loreto.
Il Segretario della Cei ha ricordato come alla base non vi siano agevolazioni
più o meno recenti, ma la legge istitutiva dell’Ici, che risale al 1992 e
“prevede forme di esenzione per edifici di proprietà dello Stato, delle regioni,
delle province, degli enti locali e degli enti non profit”.
Proprio in quest’ultima categoria rientrano le confessioni religiose “e quindi
non solo la Chiesa cattolica”, limitatamente “ad alcuni specifici utilizzi
dell’immobile, di natura assistenziale, ricreativa, educativa o di culto”.
Secondo il presule, non vi sono benefici per le attività che contemplino fini di
lucro, e a questo dettato normativo la Chiesa si attiene.
Tuttavia, ha continuato, “alcune attività possono assumere valenza commerciale
quando ricevono aiuti pubblici: è il caso della mensa Caritas quando riceve un
sussidio dal Comune, poiché deve rilasciare ricevuta”.
Un’esigenza che, però, “non trasforma in commerciale, ossia con fini di lucro,
l’opera caritativa verso i poveri” e “pensare che la Caritas possa fare
concorrenza sleale ai ristoranti della città è inaccettabile”.
Sarebbe meglio scrivere:no comment e chiuderla qui. Ritengo Betori una persona seria. Sarà arrivato dov’è per voglia di carriera, e per questo avrà pagato anche con qualche compromesso, ma mi sembra serio ed intelligente. Perché non vuole ammettere che la chiesa cattolica potrebbe pagare le tasse? Ho già scritto sull’argomento, non voglio ripetermi, ma sarebbe un bel gesto essere libera chiesa in libero stato anche qui.
Ernesto Miragoli
UN LIBRO DI UN VESCOVO CONTRO IL CELIBATO
IL FATTO
Il vescovo in pensione di Sydney Geoffrey Robinson, con un nuovo libro, contesta il celibato obbligatorio.
Sostiene che
il celibato obbligatorio per preti e religiosi ha contribuito al fenomeno degli
abusi sessuali e deve per lo meno essere ridiscusso al più presto: "Qualcuno
potrebbe continuare a tessere le lodi del celibato per la chiesa, ma altri
sicuramente non smetteranno di domandarsi 'di quanti abusi di minori è
responsabile il celibato'"?Aggiunge che il celibato può contribuire a una insana
psicologia, a insane ideologie e sicuramente ad un ambiente insano.
"Nella chiesa cattolica c'è una insistenza caparbia nell'affermare che, per
questioni importanti, i cattolici devono riferirsi alla guida e alle direttive
del Papa. Questi valori di una volta hanno incluso, per tanto tempo, anche la
segretezza, la copertura di tante questioni problematiche e la difesa a tutti i
costi del buon nome della chiesa".
Mons. Robinson era membro e presidente del comitato
degli standard professionali della chiesa, che i vescovi australiani hanno
costituito per affrontare il crescente fenomeno degli abusi sessuali. Si è
dimesso due anni fa, proprio perché disilluso dalla maniera con la quale la
chiesa gestisce le denunce di abusi sessuali.
Mi fa molto piacere leggere che un vescovo pubblichi un libro contro il celibato. Spero che tale volume sia tradotto in italiano. Mi domando se servirà. Perché questo vescovo che adesso è in pensione non si attiva presso Roma per rivedere la legge celibataria? Noi del sito siamo pronti a dargli una mano. C’è in giro molta sensibilità su questo tema e ci piacerebbe moltissimo che vescovi sia nel ministero che vescovi che hanno lasciato per sposarsi lavorassero con noi in tale direzione.
ABORTO
EUGENETICO
IL FATTO
All’Ospedale San Paolo di Milano una donna di 38 anni, che si era sottoposta all'aborto volontario per interrompere la gravidanza di uno dei due gemelli che portava in grembo e affetto da sindrome di Down, dopo aver scoperto che era stato soppresso il feto sano e non quello malato, ha optato per un secondo aborto.
IL COMMENTO
Su questo punto vorrei essere chiaro: c’è stato un can can sulla 192. La legge 192 non c’entra perché l’aborto eugenetico NON è contemplato. Non condivido l’aborto in quasi nessun caso. Non condanno nessuno, ma per me l’interruzione della gravidanza è omicidio.
Sopprimere poi un feto perché è affetto da sindrome di Down è un grave insulto alla vita. Non alla vita che per un credente è un dono di Dio, ma alla vita in genere. Hitler faceva sopprimere chi non era di pura razza ariana, noi facciamo sopprimere chi non è di bella presenza e perfetto in ogni modo.
Non so se qualcuno avrà il coraggio di applicare la legge penale. Oggi, prendere in mano una situazione con risolutezza è come voler afferrare un’anguilla per la coda. Ma occorre ribadire, da laici, che la legge 192 prevede pene per chi procura aborto.
Da credente che ha un fratello handicappato di 67 anni mi permetto una sommessa riflessione:
ho vissuto con chi non è normale, con i disabili o i diversamente abili (quanti eufemismi pelosi conia il nostro mondo perbenista!) e devo dire che mi sono sentito ricco interiormente: aiutavo loro e loro aiutavano me a capire che certe cose che per me erano importanti nella vita, altro non erano che futilità.
Ernesto Miragoli
PRETI CON FIGLI
IL FATTO
Don Paolo Curtaz, il parroco
che nel 2005 ricevendo nella sua parrocchia di Introd in Val d'Aosta papa
Benedetto XVI disse: «Santità, stia attento, perché in questo periodo sono io il
suo parroco», è padre di una bimba di tre anni. Don Curtaz, 41 anni, ha
rassegnato le dimissioni dall'incarico di parroco. Il vescovo di Aosta, Giuseppe
Anfossi, gli ha concesso «un anno di riflessione», nel corso del quale il
sacerdote non potrà esercitare il ministero pubblicamente. La paternità del
sacerdote è stata rivelata oggi dal quotidiano La Stampa. Al giornale il prete
ha detto ha detto: «non voglio gettare la tonaca, ma voglio poter capire con
serenità se tornare a fare il parroco; resterò in Valle d'Aosta».
IL COMMENTO
Don Paolo e don Sante: due preti alla ribalta della cronaca in poco tempo perché hanno un figlio. Loro, almeno, sono usciti allo scoperto. In modo diverso, ma l’hanno fatto.
PRETI IN
INTERNET
IL FATTO
E’ vecchio, ma ogni tanto ci riprovano con preti on line. Adesso c’è un pallino
verde per dire che sono disponibili, uno giallo per il momentaneamente occupato
e uno rosso per rimandare a dopo la conversazione: i preti arrivano su Internet
e per dialogare. Sono oltre 800 quelli che sono disponibili
IL COMMENTO
E’ un modo di fare pastorale. Non sempre c’azzecca, come direbbe Di Pietro, ma può funzionare. Io penso che la pastorale si debba fare ancora con l’annuncio casa per casa senza portare né borsa,né bisaccia, né sandali. Cioè con la testimonianza, ma può essere utile il dialogo internettaro.
DOGMI E CRISI DI PRETE
IL FATTO
Un prete amato, una persona sincera, un uomo che aiuta il prossimo attraverso una associazione, la Casa Ecumenica Eirene: ora ha deciso di autosospendersi dal servizio di prete cattolico e lo ha comunicato con una lettera inviata al vescovo di San Severo, Lucio Angelo Renna, e alle redazioni dei giornali locali. Don Dino d'Aloia, 38 anni, prete dal '94, scrive: ''Ho atteso sette anni prima di prendere questa decisione, ma ora è arrivato il tempo di compiere un passo, importante e dolorosissimo.'Lo faccio perchè voglio bene alla Chiesa e perchè voglio bene a me stesso. Non mi sentirei più onesto nel celebrare messa recitando frasi e compiendo gesti in cui non credo più, o meglio, in cui credo in modo diverso da come il catechismo ufficiale della Chiesa li propone'. 'Io sarei felice - scrive - di continuare a fare il prete dicendo e vivendo ciò che ho maturato dentro, ma questo non è possibile perchè la chiesa cattolica non transige sui dogmi e su alcuni 'pilastri teologici' cui io non riesco più ad aderire e che invece per lei sono fondamentali da professare. '
IL COMMENTO
E’ un prete molto serio.
LE DONNE E I PRETI
IL FATTO
Il 26 giugno 2007 è stato reso pubblico il Motu Proprio con cui Benedetto XVI ripristina la norma tradizionale circa la maggioranza richiesta nell'elezione del Sommo Pontefice. Secondo tale norma, perché il Papa possa considerarsi validamente eletto, è sempre necessaria la maggioranza dei due terzi dei Cardinali presenti, sostituendo cosi la norma stabilita da Giovanni Paolo II con la Costituzione Apostolica 'Universi Dominici gregis' (1996), secondo la quale il 'quorum' valido per l'elezione del Pontefice è inizialmente di due terzi, sulla totalità degli elettori presenti.
IL COMMENTO
Ogni papa modifica le norme del Conclave in toto o in parte a seconda della propria esperienza di conclavista. Papa Ratzinger ha vissuto il conclave che portò all’elezione di papa Lucani, quello che elesse papa Woytyla e quello che ha eletto lui. Che dire? Questa norma è un dettaglio di quella più generale: ci vuole sempre la maggioranza dei due terzi, non solo per i primi due giorni. E’ chiara l’intenzione di Benedetto XVI: il papa deve avere il massimo consenso possibile per governare.
I CATTOLICI CANADESI ALZANO LA VOCE
IL FATTO
La Conferenza
dei Religiosi Canadesi (Crc) in un lungo documento rivolto ai vescovi del Paese,
elaborato in occasione della loro visita ad limina in Vaticano, che ha avuto
luogo in maggio, hanno espresso il desiderio che la chiesa riveda la sua rigida
posizione in materia di morale sessuale e ripensi ad un pieno coinvolgimento dei
divorziati risposati, degli omosessuali, delle donne, ad un celibato opzionale
dei preti e all'ordinazione femminile
Il documento è
il frutto di un sondaggio effettuato tra i religiosi (213 congregazioni
religiose con più di 22.000 sacerdoti, compresi francescani, domenicani e
gesuiti). Al sondaggio ha risposto il 60% circa dei membri, e il Consiglio
d'amministrazione dell'organismo ha poi approvato a dicembre il documento
all'unanimità.
IL COMMENTO
Pio IX, quando fu coinvolto per guidare uno stato teocratico ai tempi della ricerca dell’unità d’Italia, disse:”Non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi.” Vorrei che – mutatis mutandis – questa stessa espressione echeggiasse, ancora una volta, dai sacri palazzi romani.
I VESCOVI IN
PENSIONE ESORTANO I PRETI
IL FATTO
Mons.Alessandro Maggiolini, vescovo emerito di Como, ha smesso l’esercizio
dell’episcopato attivo nella diocesi comense, ma non ha smesso di scrivere sui
giornali( chissà perché è ospitato molto su Il Giornale, Libero). In un recente
articolo sul Giornale di Belpietro (stavo per scrivere di Berlusconi) ha detto
qualcosa sulla figura del prete. Riporto qualche frase:
“Come si vede
il prete? Come lo si desidererebbe?
L’immagine sacerdotale compare assai più spesso nelle vignette umoristiche,
negli articoli di costume, nelle riflessioni un po’ svagate e un po’ irridenti
che mostrano il ministro di Dio come una figura desueta, estranea agli schemi
della moda corrente e dello stile di pensiero e di vita comuni. “
“ Ad attirare un’attenzione curiosa e quasi morbosa, però, sono altri sacerdoti: quelli che mettono ogni cura per camuffarsi da operai, da contadinotti, da sindacalisti, da sportivi, o da disinvolti contestatori del pensare e del vivere comune. Gesù Cristo sembra escluso dal loro linguaggio. Conoscono tutto sulle canzonette e sullo sport. Non esitano a sorpassare il limite delle barzellette spinte, pur di apparire come gli altri e più aggiornati degli altri nelle scemenze più deludenti. Non si vedono mai davanti al Signore a pregare con attenzione e con occhi e cuore fissi al tabernacolo. Non si lasciano irretire in discorsi su valori anche umani e non solo cristiani. Si mostrano conversatori disinibiti. Se proprio vogliono oltrepassare i limiti delle vacuità, i loro interessi si rivolgono ai margini dell’umanità normale: si dedicano, ma in maniera esibizionistica ai poveri, ai portatori di handicap, ai drogati e così via. Purché questi marginali abbiano la capacità di spogliare il prete della propria fisionomia e della propria missione. “
IL COMMENTO
Un po’ ha ragione. Ma
solo un po’. Perché? Perché magari qualche prete del genere l’ha ordinato
proprio lui. Perché magari qualche prete del genere è stato formato male nel
seminario che ha frequentato. Perché magari qualche prete del genere è un tipo
che fa di tutto per mettersi in mostra per attirare l’attenzione del proprio
vescovo che è più occupato a comparire in TV, a scrivere sui giornali, a
partecipare a conferenze del Rotary, del Lions o del Soroptimist, a scrivere
libri….
INFORNATA MILANESE
IL FATTO
Benedetto XVI
ha nominato nuovo segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa
Sede monsignor Vincenzo Di Mauro, della diocesi di Milano.
Benedetto XVI ha nominato presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
monsignor Gianfranco Ravasi, della diocesi di Milano.
Benedetto XVI ha nominato Arcivescovo di Camerino-San Severino Marche
monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, vocazione adulta della diocesi di
Milano.
IL COMMENTO
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