LE SETTE DONNE-PRETI
 

Circa la scomunica che è stata inflitta il 5 Agosto 2002 alle sette donne ordinate dal vescovo Romulo Antonio Braschi (già scomunicato, ma la cui essenza ministeriale non può essere cancellata, secondo le stesse leggi della Chiesa), tralasciando le argomentazioni pro e contro, vogliamo brevemente accennare al fatto che le conquiste sociali circa i diritti umani, uguali per tutti/e non possono essere ignorate dalla Chiesa. Non c'è parola umana che in nome di quella divina possa surclassare la dignità della persona.

Ci può essere una frattura strutturale con la Chiesa organizzata e sottoposta al Diritto canonico, ma la scomunica rende il soggetto un escluso dalla comunione con i fratelli nella fede, in sostanza un peccatore imperdonabile, da espellere.

E' invece imperdonabile l'appellarsi alla volontà divina per difendere una legge umana.

I fatti di disubbidienza eclatante sono segnali di un malessere a cui alcuni/e tentano di rispondere con una terapia di urto. Si sa, i mezzi violenti (in quanto violano la legge) non sempre sortiscono l'effetto sperato. Noi, Donne-così, non siamo per l'uso di essi. Siamo però convinte assertrici dell'unica verità che merita di chiamarsi tale:

Solo Dio può emanare la sua luce per guidarci verso il bene.

O la Chiesa assume un atteggiamento da discepola,

servendo il suo popolo e facendo del Magistero una profonda revisione,

o essa resterà il gigante dai piedi di argilla.