La corrispondenza tra il prete che si firma Poemen ed Ernesto può essere utile motivo di riflessione per tanti. Perciò pubblichiamo volentieri queste ulteriori due lettere

21/06/04

Caro confratello. Non ho detto nulla di me nella lettera del 16.6.04.

Mi dispiace che tu abbia risposto dicendomi di lavorare all'interno della mia diocesi. Che cosa ne sai tu se io sto lavorando in questa direzione? La mia è stata una lettera di solidarietà nei confronti di tutti coloro che stanno soffrendo per questo incomprensibile atteggiamento della gerarchia e che magari non hanno, come te, il modo di uscire dalla loro situazione. La mia, voleva essere anche una provocazione per rincuorare magari coloro che sentono di non avere più speranza e per dire loro che, forse, ci sarebbe una via d'uscita, se tutti ci incontrassimo per mostrare di credere in ciò che diciamo. Il fatto che io non mi firmi credo faccia parte della libertà dei figli di Dio, che è argomento a te molto caro. Un abbraccio - Poemen

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22/06/04
Caro Poemen,

non ho per nulla pensato che avessi detto qualcosa di te nella lettera che hai inviato. Non so se tu stia lavorando in questa direzione nella tua diocesi. Se le stai facendo mi scuso d'averti esortato a farlo e mi piacerebbe sapere se trovi sensibilità in questa direzione. E' bello sapere d'avere solidarietà. Ti seguo meno sul fatto dell'identità.

Penso che mai come in questi casi sia necessario uscire allo scoperto. Vivi all'interno della chiesa e sai bene che questo non esporsi è la forza di un meccanismo che sclerotizza ogni istanza di rinnovamento. Domani, 23 giugno, festeggerò con la mia famiglia il 25esimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale. Non della prima messa che ebbe luogo il giorno dopo e che per me fu un vero martirio per le feste ed il baciamani dopo la messa. Ricordo più volentieri l'ordinazione sacerdotale. Pensa che siamo stati ordinati in 11 nel 1979. Dopo due anni uno si sposò. Poi arrivai io.

Subito dopo un altro compagno, uno morì tragicamente e l'ultimo che ha lasciato il ministero ha vagato in crisi di identità fino a quando l'ho preso con me a lavorare in ditta. Quindi da 11 ne sono rimasti 5.

La cosa non sembra abbia sconvolto i pastori. L'anno successivo ne furono ordinati 7. Due se ne andarono. E potrei continuare. Se tu credi a queste cose, ESCI allo scoperto. Parla nel convengo del clero della tua diocesi. Non ti immagini che coperchio sollevi! Vedi, carissimo, quando ne parlo io...può sembrare un argomento da "Cicero pro domo sua".

Se chi è nel ministero, è celibe, felicemente celibe, affronta da quella parte il discorso, allora le campane cominciano ad essere due.

Se mi leggi prima di domani, ricordami quando celebri messa.

Non ci conosciamo di persona, ma l'unica imposizione delle mani ci rende sacerdoti dello stesso Cristo.

Ciao, Ernesto