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in fondo un nostro intervento
Continuiamo
il nostro cammino nel mondo dell’omosessualità in riferimento alla Chiesa sia
cattolica che non, e stavolta ci soffermeremo sull’esperienza di una suora
lesbica, che definisce il rapporto omosessuale come forma di carità. C’è da dire
subito, che non troviamo la firma di questa suora, che per diversi motivi ha
deciso di restare in anonimato, ma ha avuto il coraggio di inviare una
lettera-testimonianza a “Uno, due, tre….Liberi Tutti”, (rubrica del quotidiano
politico de l’Unità), raccontando e testimoniando questo suo essere donna
religiosa e lesbica. Le suore spesso, ci sembrano “personaggi–imbavagliati” ma
non è così. Molte religiose, infatti, hanno il coraggio di esporre le proprie
idee e ciò che realmente hanno nel cuore, come ad esempio la suora americana di
nome
Jeannine Gramick, la quale nel 1999 ricevette dall'allora prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede – Cardinal Joseph Ratzinger, oggi
Benedetto XVI, l'ordine di interrompere un’attività pastorale tra gay e
lesbiche. Infatti, nel
1977 la suora fondò con padre Robert Nugent, un'organizzazione cattolica
chiamata “New Ways Ministry”, dedicata agli omosessuali. Sei anni fa, però, il
loro lavoro fu fermato dal Cardinale Ratzinger, che giudicò i loro insegnamenti
''sbagliati e dannosi'' e sottolineò che l'iniziativa ''ha causato confusione
nel popolo dei cattolici romani''. Padre Nugent interruppe l'attività
pastorale, ma la suora invece proseguì, lasciando il proprio ordine religioso.
Tornando alla nostra suora italiana, e alla sua forte esperienza interiore, di seguito riportiamo il contenuto della lettera scritta da lei. Non resta che dirvi, che questa esperienza vale per noi tutti, gay – lesbiche - bisex e trans, l’amore sentito e vissuto non ha sesso, non ha etichette, non può essere messo sotto i piedi dai falsi moralisti e soprattutto dalla gerarchia ecclesiastica che non vuole capire o fa finta. A voi le considerazioni finali.
"Sono una suora, amo un'altra suora, sono felice di essere ricambiata. Non voglio fare del male alla Chiesa, non voglio non parlare anche dei miei errori di giudizio e di superficialità. Mentre scrivo queste righe so che peso hanno e che valore hanno per me e per gli altri. Sono una suora, una religiosa lo sono perché con tanto entusiasmo e voglia di amore senza limiti ho deciso di donare la mia vita agli altri a tutti gli altri. In appoggio alla mia scelta seppur molto precoce ho trovato un ambiente entusiasta che non si è chiesto molto quali erano le mie motivazioni. L'iter formativo è stato arricchente sia dal punto di vista spirituale che della conoscenza di me stessa. Mi sono accorta subito però che provavo dell'attrazione per una persona più grande di me, un'altra suora. Le amicizie in un ambiente chiuso specie se esclusivamente femminile sono molto intense e i limiti tra amicizia e amore, se non si vigila, possono essere molto sfumati. Molte di noi le vivevano con innocenza e inconsapevolezza confessando la gelosia e la tendenza al possesso, ma ignorando completamente il vero significato di ciò che questi due sentimenti segnalano. Io seppur giovane non mi sono mai fatta sconti e invece chiamavo questo sentimento con il suo nome: amore. Che gioia scoprire di essere ricambiata, che forte quel sentimento, che intensi gli sguardi quando gli altri non guardano. Ma che dolore non poterlo vivere e che dolore far restare questo sentimento nel ristretto alveo di un'amicizia che in altri tempi avrebbero designato con l'aggettivo "particolare". Sono lesbica? Mi trovo solo in una situazione "innaturale" come dicono in molti? Non lo so! So solo che forse davvero i confini tra eterosessualità e omosessualità non sono così netti. Che forse la continenza non è solo appannaggio degli eterosessuali. Che forse il riconoscere il diritto di esistere e di amare a persone dello stesso sesso è una forma alta di carità e non una turpe aberrazione. Mi dispiace di non avere il coraggio e la coerenza di firmare questa lettera. Forse questo è un peccato più grave di quello di provare un sentimento inespresso per un'altra donna. Ho scritto questa lettera all'anti-vigilia della festa delle donne. Questa ricorrenza non l'ho mai festeggiata, ma vorrei dire alle donne che leggono questo scritto un po' codardo che se provano amore per un'altra persona e non lo hanno ancora detto, di qualsiasi sesso essa sia, si facciano un regalo e parlino. Non ci si deve negare la gioia grande di un amore!".
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Un intervento
D’accordo che la continenza non sia solo appannaggio degli eterosessuali. D’accordo che bisogna contrastare l’ipocrisia che impedisce di parlare di un fattore umano di tutto rispetto. Sarei dubbiosa sul modo d’intendere il “non doversi negare la gioia grande di un amore”. Non si nega mai nulla di ciò che è buono, che fa crescere, che dilata la dimensione del nostro essere. Ma non facciamo di ogni erba un fascio: la cosa davvero grave è negarsi la possibilità di vigilare perché non venga intaccata la libertà interiore. Spesso, quando vedo difendere in modo assoluto l’amore umano, mi chiedo se chi afferma ciò ha provato la felicità del grado superiore di libertà che si raggiunge quando ci si nega qualcosa che incatena materialmente…. Per i cattivi uditori sottolineo che la mia frase non cela alcun disprezzo per ciò che è materiale. A. R.
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