L u I s a
Ciao, mi chiamo Luisa. Indirizzo questo messaggio a Ernesto Miragoli, mi piace
il suo modo chiaro e sincero nel trattare
certe
questioni.
Mi riesce molto difficile esporre la mia storia così poco originale, mi sembra così strano poter parlare con qualcuno che forse può capire come mi sento. Vado al punto. Lo conobbi a sedici anni, quando ricoprì l'incarico di nuovo insegnante di religione.
Mi affascinò immediatamente, ma non dal punto di vista fisico. Era il suo sguardo, profondamente buono, ma animato da un magnetismo irresistibile. In quel momento, quando ci presentammo e le nostre mani si sfiorarono, non so come, ma ebbi la certezza che lui avrebbe cambiato completamente la mia vita. Ne fui travolta, ma non riuscivo, vista l'età, a dare un nome a quel turbine emozionale che mi aveva risucchiato.
Pian piano la sua presenza nella mia quotidianità divenne indispensabile e nell'ultimo anno di superiori fu crisi completa. Lui non veniva più a scuola per evitarmi, e io, disperata avevo smesso a mia volta. Avevo finalmente dato un nome alle emozioni che provavo per lui. Amore. Ma la cosa mi spaventava a morte. Nonostante tutto, dopo la maturità, continuammo a frequentarci. Mia zia guarda caso era una sua parrocchiana, e spesso la accompagnavo nei suoi viaggi e pellegrinaggi. Era la nostra occasione per stare insieme e cercare di capire.
In tutti questi anni, ne sono passati ben 16, ci siamo allontanati e riavvicinati tante volte, poi un bel giorno (siamo nel 2003), sentendosi all'angolo, si fa trasferire a Roma dove gli conferiscono un incarico di prestigio in Vaticano. E mi lascia in un momento delicato della mia vita. Non lo perdono. E per 3 anni lo evito, non gli rispondo più, mi fidanzo con un altro e mi auto-convinco di averlo dimenticato.
Ma la vita è strana, quasi beffarda. Dopo due anni di fidanzamento, mi ritrovai nella notte accanto a un uomo che non amavo e piansi in silenzio pensando al mio vero amore. Per coerenza decisi di chiudere. Meglio sola, ma vivere con quel senso di colpa per averlo come tradito era peggio. Siamo a dicembre 2005. Improvvisamente trovai il coraggio di parlare con le mie migliori amiche del mio male di vivere, e loro stupite mi chiesero come avevo fatto per tanto tempo a tacere un segreto così pesante.
Ma non è tutto. Mi sentivo come se qualcuno mi stesse dilaniando il cuore, e l'impulso di cercarlo fu più forte della ragione. Sentivo che lui aveva bisogno di me. E con una frase dolce ma molto significativa gli dissi che non l'avevo mai dimenticato. Mi chiamò dopo un mese. Mi disse che l'avevano operato al cuore e che era vivo per un soffio. Da allora non ci siamo più lasciati, e-mail, sms, telefonate, incontri mensili per poter stare insieme. Ieri sera però, io gli ho chiesto di affrontare la situazione, di dire che mi ama, come io lo amo, senza più filtri, o giri di parole. Lui mi ha chiesto cosa cambiava il fatto di sentirmi dire quelle due parole, quando lui comunque il suo amore me l'ha sempre dimostrato con i fatti. Io sono stanca di vivere una situazione così frustrante, ho voglia di stare con lui in tutti i sensi. Finora il nostro rapporto è sempre stato casto, per il rispetto che ho per l'abito che indossa, ma adesso non ce la faccio più. Ho trentadue anni, lui molti molti di più. E non mi vergogno a dire che ho dei desideri, dei sogni, sento il tempo che scorre, e il mio orologio biologico mi fa pensare a un figlio, a una famiglia che vorrei con lui, un rapporto vero vissuto alla luce del sole. E invece è sempre la notte, ormai complice silenziosa di questa storia a farmi compagnia. Da parecchio cerco siti che trattino queste delicate situazioni. Il vostro mi ha colpito. Mi piacerebbe partecipare agli incontri del gruppo di auto-aiuto sull'amore negato, contattare chi gestisce questi incontri. A volte mi sento sola, ma mi rendo conto che non sono l'unica. Confrontarmi con altre persone potrebbe aiutarmi, anche se io la mia decisione l'ha già presa. O lui o nessun altro. Un amore così si incontra una sola volta nella vita e nonostante la terribile battaglia che ho combattuto per strapparmelo dal cuore, ho perso. Perché è lui il mio cuore, il sole della mia esistenza.
Attendo con ansia una risposta e vi ringrazio per lo spazio che dedicherete a questa lettera. Luisa
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Ciao, Luisa
Ti sembrerà strano, ma leggendo la tua mail mi è venuto in mente subito il film “La moglie del prete” con Mastroianni e la Loren.
Scusa la battuta d'ingresso, ma è per sdrammatizzare.
Ti ripeto quel che ho scritto altre volte in casi simili: se le cose stanno come dici è lui che deve fare il primo passo, adesso. Di anni ne sono passati, di tempo per riflettere ne ha avuto. Adesso è meglio che si decida e ti dica che vorrebbe vivere la sua vita con te, ma sono più importanti la sua carriera e il suo sacerdozio (non a caso ho messo prima la carriera). Oppure ti dica che gli fa piacere sentire che vi sia un cuore femminile che pulsa per lui, ma da questo a lasciare tutto per te... ce ne corre. Oppure che gli piace sapere che l'hai pensato tutti questi anni, ma che lui ha solo un affetto per te che non va oltre l'amicizia.
Se vuoi il mio parere, lascerei perdere. Un prete in Vaticano è come un dirigente in carriera. Non guarda molto chi gli sta attorno, punta in alto. E qualunque cosa o persona gli serva per arrivare in alto, la usa. Poi la butta. Non voglio essere crudele, né fare della tua storia una trama di un romanzo: ma come puoi essere sicura che egli, puntando appunto al Vaticano, non abbia detto al suo vescovo che aveva una storia con una donna e che voleva andarsene dalla diocesi per dimenticare?
C'è una possibilità che però devi decidere tu se vale la pena percorrere: gli parli di noi, gli dai la mail di uno o di una di noi ed egli - anche con la più anonima e fantasiosa e.mail - ci contatta e possiamo parlarne. Io, per lavoro, sono spesso a Roma, se vuoi lo posso incontrare. Sono comunque a disposizione.
Ciao. Ernesto
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Cara Ausilia, grazie delle tue parole. La stessa e-mail che ho scritto a te, l'ho mandata sia al Sig. Ernesto, sia a Stefania che gestisce il gruppo di incontro. Siete stati meravigliosi a rispondermi immediatamente e con parole così care. Già ora mi sento meno isolata. Le mie più care amiche sanno della mia storia, ma bisogna esserci dentro, viverle, per capire veramente… E in un certo senso il vostro conforto mi fa sentire meno strana di quanto già non mi senta.
Ti lascio il mio cell. …. e' acceso giorno e notte. Comunque mi farò viva io, abito con mia mamma e per quanto lei sia al corrente della mia situazione , preferisco non agitarla con le mie crisi. Ha da poco sconfitto un brutto male, e voglio garantirle la massima serenità possibile. Grazie per esserci.. Ti terrò informata via e-mail degli eventuali sviluppi.
Ti ringrazio e ti abbraccio. Luisa
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Cara Cristina, anche io in prima battuta ho pensato al film "La moglie del prete", ma soltanto per sorridere un po’ e mitigare la tristezza che lettere come la tua possono generare. Io sono sposata con un prete, di momenti difficili ne abbiamo passati, ricordo anche io i pochi tentativi di lui di mettere fine al nostro rapporto. Alla fine dopo un non lungo periodo di "fidanzamento"ci siamo decisi ed abbiamo insieme affrontato il suo vescovo, decidendo dopo il colloquio di allontanarci dalla nostra città. Questo per dirti che se vuole può. Anche io ti dico di vivere la tua vita senza manipolazioni e ricatti , se ti ama te lo dica senza timori e se ne ha può superarli con te. L'importante è essere sinceri .Un abbraccio, Bianca
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Ciao Cristina,
sono Giuseppe Zanon della redazione del sito DonneCosi.
Anche se un po’ in ritardo, voglio anch'io aggiungere qualcosa alle opportune parole che ti hanno detto Ernesto e Bianca. Due semplici cose vorrei dirti: non sciupare il tuo tempo e stacci vicina.
Non sciupare il tuo tempo! Trentadue anni, momento decisivo per formarsi una famiglia. Non vagheggiare cose impossibili, un principe azzurro (anche se in clergyman nero!), per poi trovarti con niente nella mani. Non fare come la farfalla che a forza di girare attorno alla lampadina si brucia le ali.
Mettilo alle strette, soffia forte sul fuoco… se è amore provocherai un incendio, se è convenienza lo spegerai !
Stacci vicina! Nella tua lunga lettera dici tante cose, hai bisogno di parlare, hai bisogno di dialogare con chi è addentro a queste cose. Benissimo, nel sito DonneCosi ce n'è per tutti gusti e tutte le età, leggi a più non posso.
E se non ti basta, guarda il sito 'Il Dialogo' che in questi giorni ha pubblicato un articolo significativo di Stefania Salomone: 'Possiamo crederci ancora?: quando l'amore irrompe nella vita di un prete e di una donna', con una sottile analisi di che cosa passi nella testa e nel cuore di quei due quando scocca la scintilla dell'amore.
Ti saluto caramente, Giuseppe Zanon
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hiudi
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